La sola possibilità era forse in un disperato tentativo di additare la magistratura come “casta” non meno “colpevole” della politica. Ma nonostante le toghe abbiano sofferto di un pesante discredito, da Palamara in poi, resta un dato chiarissimo: fra le due “caste”, la politica resta comunque più impopolare. Una sconfitta simile lascia spiragli prossimi allo zero per un’eventuale futura resipiscenza del sistema politico e dell’opinione pubblica. Lo strapotere giudiziario ottiene un sigillo definitivo. Certo, era difficile scongiurarlo, questo timbro popolare, considerato che a chiedere di modificare gli equilibri fra toghe e politica è stata una coalizione capace di infilare un decreto sicurezza dopo l’altro. Con l’invenzione di nuove fattispecie di reato, comprese quelle che arrivano a punire la resistenza passiva o la protesta disperata dei carcerati: scelte che a tutto rimandano fuorché a un’idea liberale di giustizia. Come il centrodestra potesse passare da una politica della sicurezza così restrittiva a un appello per rendere il diritto di difesa pari al potere dell’accusa, è oggettivamente un mistero.
Garantismo addio: in soffitta pure le altre riforme di Nordio














