Annarita Risola (PaiseMiu / «Visti da vicino») intervista Davide Morgagni a proposito dell’anteprima e dell’uscita della tetralogia “Il rifiuto” (Musicaos Editore)
(Il 23 gennaio 2024, sul Canale YouTube di «PaiseMiu» viene pubblicato il video, per la rubrica «Visti da vicino» a cura di Annarita Risola, dell’intervista a Davide Morgagni, sulla nascita e il senso della tetralogia «Il rifiuto», si riporta qui di seguito la trascrizione dell’intervista, disponibile integralmente qui:
“Visti da Vicino” incontra Davide Morgagni per parlare del suo ultimo romanzo: “Il Rifiuto” (Musicaos Editore - balbec 1 - 2023), presentato lo scorso 22 dicembre ’23, presso la storica sede di Astràgali Teatro a Lecce. In tale circostanza l’autore ha dialogato con Fabio Tolledi (Direttore artistico e regista di Astràgali Teatro), Simone Giorgino (Docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università del Salento, Presidente del Centro Studi Phoné e membro del Centro Studi “Vittorio Bodini”) e Luciano Pagano (Editore). “Il Rifiuto”, punto d’arrivo di un lungo percorso narrativo che Morgagni realizza in dieci anni di scrittura, ironica e libera, accoglie a sé tre dei suoi precedenti romanzi a cui si aggiunge l’inedito “Finché c’è rabbia”. Davide Morgagni nasce a Lecce nel 1977. Si laurea in filosofia. È autore, regista, scrittore e attore di numerose pieces teatrali. Pubblica “I pornomadi” (2014) e “Strade negre” (2017), entrambi con Musicaos Editore. “La nebbia del secolo”(Leucotea Editore-2019), “Finché c’è rabbia” l’inedito che termina il grande affresco narrativo: “Il Rifiuto” (Musicaos Editore -2023). [l'articolo completo e il video qui]
Annarita Risola - Benvenute e benvenuti, oggi siamo in compagnia dello scrittore, attore, regista, Davide Morgagni. Benvenuto.
Davide Morgagni - Buon Natale.
AR - Vorrei chiederle come nasce il suo amore per la scrittura.
DM - Non so se si tratti di amore, forse è più una forma patologica o forse un desiderio clinico, comunque certamente da ragazzino ho sentito questa forma di possessione che purtroppo ancora alla mia età mi perseguita.
AR - Il suo modo di scrivere è stato paragonato a quello di Joyce, Artaud. Come, da chi, e se, trae ispirazione?
DM - Ma, credo che l’ispirazione nasca non solo da Joyce che è un classico, insomma, di tutto il secolo precedente fino a oggi, con Artaud sicuramente c’è un profondo legame rispetto al processo di scrittura. Stiamo parlando comunque di una letteratura che nonostante anche Joyce sia un classico, appartiene comunque a una letteratura minore, quindi a un concetto di letteratura minore come diceva il grande pittore, “la letteratura appartiene al popolo”, e poi, quale popolo, il popolo, che non sono gli spettatori, quindi diciamo una letteratura minore e se posso citare, per esempio, c’è un bellissimo testo di Deleuze e Guattari che appunto si intitola proprio “Per una letteratura minore”, dove Deleuze come anche in altri testi riprende alcune frasi di Artaud riguardo la scrittura proprio lì dove Artaud dice, io scrivo, cioè bisogna scrivere per gli analfabeti, dove quel per gli analfabeti è un po’ come lo stesso concetto di “per una letteratura minore”, cioè dove quel “per” vale non tanto “a favore” o “dalla parte”, ma più che altro “al posto”, in questo caso “al posto degli analfabeti”, e in francese à la place…
AR - … dando voce…
DM - … ripeto, in francese è proprio à la place, quindi è veramente un movimento attoriale, che è un movimento che appartiene allo scrittore, ma appartiene all’artista tout court secondo me.
AR - Nei suoi romanzi descrive luoghi, persone… reali… autobiografici?
DM - Beh, io penso appunto che, si è già detto che ogni biografia è immaginaria…. diciamo che c’è una sorta di ritornello, una sorta di protagonista, che attraversa tutte le pagine di tutti e quattro i libri, che compongono in questo caso «Il rifiuto», l’ultimo romanzo, dove più che altro è una sorta di esploratore, ecco, che attraversa degli spazi dei campi lisci o degli spazi striati, metropolitani, e quindi ne fa, diciamo, di questo attraversamento, ne appunta, ecco, descrive un po’ questo passaggio da un punto di vista veramente clinico, quindi tutti i personaggii luoghi incontrati e attraversati appartengono, ahi noi, a qualcosa che ormai è scomparso, cioè la realtà.
AR - Lei lo ha appena citato e parliamo de «Il rifiuto», da poco pubblicato con Musicaos Editore, è il suo ultimo romanzo, una tetralogia che comprende i suoi precedenti lavori, I pornomadi, Strade negre, La nebbia del secolo, e l’inedito Finché c’è rabbia. Io partirei proprio dal titolo, perché ha scelto di chiamarlo «Il rifiuto».
DM - Allora questa è un’operazione editoriale… io sono molto grato all’editore Luciano Pagano per aver compreso quando gli ho consegnato l’ultimo romanzo Finché c’è rabbia, il legame tra i quattro libri, il legame tra i quattro libri naturalmente era un’operazione editoriale che io personalmente speravo accadesse, magari dopo la morte, è vero ma è così, nel senso che è un’operazione un po’ inedita, solitamente non accade, però Luciano ha una mente molto molecolare, brillante, intuitiva e quindi abbiamo deciso insieme di fare questa operazione del Rifiuto. Che cos’è «Il rifiuto», per dirla in breve, direi che è una questione che riguarda… è una questione etica, «Il rifiuto» è una questione etica, una questione etica intendo proprio da un punto di vista anche estetico, assolutamente diciamo spinoziana, ecco, nel termine proprio più preciso del termine, cioè è un’operazione dove c’è un’etica che rifiuta la morale, rifiuta un certo tipo di morale, forse tutta la morale, rifiuta tutti i moralisti, che in questo attraversamento di queste pagine sono anche gli scrittori, le scrittrici, le poetesse, i poeti, le attrici, gli attori, gli artisti tout court un po’ tutti. Ecco, un po’ tutti i moralisti… di questo moralismo c’è un rifiuto totale che appartiene appunto a una filosofia del rifiuto un po’ flaianiana direi, perché è molto ironica e comica quindi direi quasi porno.
AR - Diciamo che il suo è un romanzo non propriamente da leggere in una notte, però, molto molto interessante e benché abbia una scrittura anche molto particolare, approfondisce dei temi anche molto forti legati allo scarto, perché lei non ha voluto sottolineare che il termine rifiuto è anche legato a un suo modo di concepire la vita e di parlare attraverso questi romanzi anche di un certo tipo di società.
DM - Sì, questa è una scrittura un po’ fuori dalle righe, è una scrittura, non so in quanti ne carpiranno diciamo delle tracce teatrali, nel senso che è una scrittura fatta di intensità, di densità, che dà spazio alle voci, allo spazio, alla luce, e c’è proprio un movimento intensivo, ecco, in questo lavorio sulla lingua… qual era la domanda?
AR - Mi dovrebbe parlare degli strati sociali in particolare che lei vuole mettere in luce.
DM - Ripeto, ho parlato prima di etica, e quindi non tanto di antimoralista, assolutamente, ma di non concepire un certo moralismo, che è anche politico, certamente, riguardo appunto gli strati sociali, non so se chiamarli proprio strati sociali, forse dovremmo cominciare a usare parole nuove che ancora non esistono, forse delle analisi meno sociologiche. Finché c’è rabbia per esempio è un romanzo, dove appunto parla di una rabbia che è un po’ in certi momenti vista appunto come la rabbia di Gesù, è come la rabbia di un Gesù stremato che vaga fra gli stremati. Ecco in quel senso è sempre…
AR - … legata anche agli ultimi…
DM - Sì, se vogliamo chiamarli ultimi, sì più che altro è legata, diciamo, a una macchina che non ne vuole sapere di cambiare le sue dinamicità. Al di là diciamo delle propagande politiche, è una macchina che non… uff, che bella domanda…
AR - … mi permetto di dire che ho utilizzato il termine ultimi, semplicemente in riferimento al suo, che ha citato Gesù…
DM - … sì, sì, sì, però più che altro è con Gesù appunto che dice, il regno dei cieli è dentro di noi, è un “al di qui” che comunque viene celebrato e anche sottolineato, cioè, Finché ci rabbia attraversa anche gli ultimi anni che abbiamo vissuto un po’ tutti…
AR - …legato al Covid, nel periodo del Covid…
DM - … legato in questi ultimi anni dove ci sono stati degli stravolgimenti politici, economici, c’è stata anche tanta indifferenza, è venuta a galla un po’ l’idea di futuro che hanno i nostri politici, o i vostri politici.
AR - A proposito di futuro volevo chiederle, quali sono i suoi progetti futuri?
DM - Beh, progetto diciamo più certo, sicuramente la morte.
AR - Benissimo…
DM - … e poi, continuerò…
AR - … prima della morte magari…
DM - … sì, prima della morte c’è qualche idea, sì, diciamo ancora, lavoro sul teatro ormai da parecchio tempo, quasi 15 anni che tento di smettere quotidianamente, e quindi si continuerà a lavorare su quel versante teatrale.
AR - Lei ha concluso nel 2021 una residenza con la presentazione di un progetto teatrale,«Il mucchio», una residenza svolta con Astràgali Teatro, avete altri progetti insieme da realizzare?
DM - Sì, «Mucchio» è stato un lavoro su Samuel Beckett, che come tutti sanno è un autore che non si può affrontare per i prossimi quarantasei anni per motivi di diritti, se non affrontandolo nell’integrare, quindi non si possono fare delle operazioni teatrali su quel testo, noi comunque ce lo siamo permesso, me lo sono permesso comunque, con Astràgali Teatro ci sono state tantissime collaborazioni in questi ultimi anni, conosco molto bene il direttore Fabio Tolledi, è una delle menti più colte del Teatro del Sud Italia, non a caso ho avuto, anche, appunto questo tipo di rapporto, perché per me il teatro è stato sempre un qualcosa legato alla dimensione filosofica, alla dimensione religiosa, alla dimensione del corpo inteso come appunto un corpo in preghiera, un corpo in trance… quindi negli ultimi anni sì, mi è capitato di scrivere molto per il teatro… forse un progetto
AR - … siamo riusciti
DM - … non so se possiamo dire…
AR - … diciamolo dai…
DM - … non so, forse meglio, ok, lo diciamo, anzi no, un progetto per esempio, una cosa che mi piacerebbe un giorno magari quando riuscirò ad avere un po’ più di chiarezza, su alcuni punti, avendo sempre scritto per il teatro in questi ultimi anni, mi piacerebbe scrivere magari sul teatro, questa è sicuramente un’idea che ho, sono un accanito studioso, io dico sempre che ho cominciato a studiare dopo l’università, dopo la laurea, quindi ho una ricerca persistente in questi decenni, mi piacerebbe un giorno, diciamo avere il tempo, la possibilità di scrivere un testo sul teatro.
«Il rifiuto» (Musicaos) di Davide Morgagni, sul sito della casa editrice Musicaos Editore
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