Spegni quella luce. La luce di fuori, la luce di dentro. La luce di quei lampioni sfocati, di quel sole tramontato, di quegli occhi estasiati. Chiudi quella porta. La porta di quella casa abbandonata, della tua macchina, dell'inferno e del paradiso.
E guarda. Guardami negli occhi, quando non riuscirai a vedermi. Guarda l'ora e dimmi che sono le sei, l'ora del tè, in quei pub inglesi in cui non siamo mai andati. Guarda quei pioppi e dimmi che sono frassini, o abeti, o che non importa perchè, in fondo, tutti gli alberi sono salici piangenti. Guarda il vuoto per un attimo e dimmi che non lo sono solo gli alberi.
La finestra non l'hai chiusa, tanto vale che ti affacci. Sporgiti da queste ringhiere arruginite, sbarre di una prigione visiva che trattengono il mondo di un bambino, troppo basso per capire che le sbarre finiscono e che c'è libertà. Sporgiti da queste ringhiere arruginite, ora che sei grande, ora che sei alto, e dimmi se l'hai trovata poi quella libertà. Trema guardando giù, perchè quella libertà la puoi afferrare solo standola a guardare, o buttandoti giù. Trema, perchè sai che in fondo ti è sempre piaciuto volare. Ritorna da me, ora, non ti buttare. Ritorna tra queste altre sbarre, che si chiamano occhi, braccia, gambe, corpi. Ritorna nel reale, perchè l'Ideale non ti fa finire le frasi, perchè l'Ideale non lo sai neppure tu. Avresti detto che è una terra di nessuno, che è come quelle sbarre, o come quella libertà per cui vorresti volare, o buttarti.
Abbracciami, amore, e ti spiegherò cos'è l'emozione. Sorridi. E piangi. e sorridi. e piangi. e sorridi perchè sai piangere, perchè vuoi piangere. sorridi perchè questo vento ti fa venire i brividi, come quella sera, come quegli occhi. sorridi perchè in queste lacrime sei ancora tu e sorridi perchè per ora è l'ultima volta: questo passo che hai sentito è il sipario che si rialza.
Applaudirò alla fine. A me, che sola so farmi commuovere.