La Democrazia Cristiana convoca iscritti e simpatizzanti a Palermo
Dopodomani, mercoledì 19 novembre 2025, alle 10:00, ci sarà un incontro aperto agli iscritti e ai simpatizzanti della Democrazia Cristiana presso la Segreteria Regionale del partito, in Via Ricasoli 45 a Palermo. L’appuntamento è stato annunciato come un momento dedicato al dialogo partecipativo e al confronto politico, in un clima segnato da ampio dibattito interno ed esterno alla formazione. Nel pomeriggio della stessa giornata, alle 16:00, è prevista la riunione della Direzione Regionale della Democrazia Cristiana, anch’essa aperta a quanti vorranno partecipare ai lavori. La convocazione, resa nota dal segretario regionale Stefano Cirillo, si inserisce in una fase particolarmente delicata per il partito in Sicilia. Cirillo, infatti, interviene sulle polemiche seguite all’inchiesta della Procura di Palermo che ha chiesto l’arresto dell’ex segretario nazionale Totò Cuffaro e dell’attuale capogruppo all’Ars Carmelo Pace, sottolineando che si tratta di indagini e contestazioni a carico di singole persone. Il segretario avverte contro quella che definisce una “lettura distorta”, secondo cui un’intera forza politica possa essere etichettata come “sistema criminale”, ricordando che nel nostro ordinamento “le responsabilità penali sono rigorosamente personali”. Secondo Cirillo, assimilare un partito alle vicende giudiziarie di alcuni suoi esponenti significherebbe estendere in modo improprio sospetti e stigmi su una comunità ampia e variegata. Una generalizzazione che, afferma, colpirebbe dirigenti, amministratori, militanti e famiglie che vivono la politica come servizio e partecipazione civile, spesso lontano dai riflettori. Il segretario ribadisce inoltre che il ruolo dei partiti rimane quello di strumenti essenziali per la democrazia e non soggetti da giudicare “in blocco”. Cirillo richiama infine l’attenzione sulle numerose esperienze personali che, all’interno della Democrazia Cristiana, testimoniano percorsi di legalità e di impegno per il bene comune. Assimilare tali storie a comportamenti individuali attualmente oggetto di indagini rappresenterebbe, a suo avviso, un errore che rischia di indebolire il senso stesso della partecipazione democratica. Il partito, conclude, continuerà a difendere i valori costituzionali e la dignità della vita politica, ricordando che “un partito non si può arrestare”. Read the full article












