La solitudine é carnefice e madre, é solo tuo il saperla nominare, é l’eco di un gemito di rinascita, un cumulo di rose screziate. É un tappeto rosso, una frequenza udibile ai rari, é un mare in cui si annega, una geometria scomponibile, un sudario e un dardo, un’àncora e un respiro. La solitudine é un vetro rotto, una lente, un vecchio violino scordato, una stella. La solitudine é tua, riempila di bellezza, attraversala elegante e scalzo e ricorda: per accordarla alla vita ascolta, sempre e solo, il cuore.












