«C’è una dolcezza austera nelle sere gianuarie, un invito a deporre le armi e fare amicizia con l'assenza. Crediamo di possedere l’inverno toccando la neve, ma lei ci sfugge tra le dita, insegnandoci la nostra stessa natura: siamo sostanze che evaporano al calore di un incontro, siamo mutamenti continui vestiti di pelle. Il poeta non descrive il gelo, lo trasforma in un velo trasparente. Attraverso la parola, l’inverno smette di essere una stagione e diventa uno stato della grazia, un’immagine che si sfuoca per lasciar apparire l’eterno»
(Sosio Giordano)












