“Posso definirlo Un atto d’amore in forma di incantesimo? Impossibile non amare quella grana di voce amica e fumatrice, quella donna, quell’intelligenza, quel preciso essere umano – una volta usciti dall’ascolto. Dapprima frammentata in particelle, la voce si ricompone alla fine in discorso. In quel discorso ci sento una canzone (non lo è, pazienza). Perché intanto anche il suono si è ricomposto in uno standard non-standard, non avendo mai smesso – il suono – di essere culla, e niente affatto tappeto. Le culle non si calpestano. E quando la voce tace – e tuttavia c’è: forse dorme, senz’altro pensa – si sente solo la culla, i suoi dondolii, i suoi rumorini, la sua avvolgente costanza, E si sentono le Altre Voci: sogni resi materia che sospira. Chi è la donna in chiusura. Da dove viene. Che lingua canta. Che canto parla. Perché è lì. Sembra un distillato di umanità. Questa chiusura è un’apertura. Così ho percorso il tuo incantesimo di HA.” – Roberto Fabbi, i Teatri











