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Sound art per Hannah Arendt. Il progetto di Roberto Paci Dalò di Marta Santacatterina Artribune 26 gennaio 2021 [leggi...]
Voce, un paesaggio immersivo Hannah Arendt Incontro con l’artista Roberto Paci Dalò, che ha composto una sorta di ritratto acustico della filosofa. «Non ho mai abbandonato il disegno, anche alla ’vecchia maniera’, è la mia meditazione quotidiana». «Prima ancora che attraverso i libri, sono entrato nel suo pensiero con cellule della sua identità sonora» di Lorenza Pignatti il manifesto 21.01.2021 Artista, musicista e pioniere nella sperimentazione multimediale, Roberto Paci Dalò è stato tra i primi in Italia e in Europa a individuare le connessioni tra tecnologia e teatro, e già dagli anni ’80 si è occupato di progetti che spaziano dall’ambito sonoro a quello cinematografico, radiofonico e performativo. Ha presentato le sue opere in spazi istituzionali, come il Teatro Argentina di Roma, o il Valli di Reggio Emilia, in musei come il Mao di Torino, la Biennale di Göteborg, il festival Ars Electronica di Linz, per ricordarne solo alcuni, ma anche in centri sociali o in luoghi indipendenti, con modalità volutamente frammentarie per raggiungere i pubblici più diversi.Uno dei suoi ultimi progetti è dedicato a Hannah Arendt, figura di riferimento imprescindibile per il pensiero politico del XX secolo. Un progetto che ha assunto le forme dell’installazione interattiva, della performance radiofonica, del workshop e podcast, ascoltabile dal sito della radio austriaca. Con HA, questo è il titolo del podcast, Paci Dalò ha composto una sorta di ritratto acustico di Arendt, lavorando su piccole cellule sonore della sua voce trasformandole in un soundscape in cui «la voce è elemento che libera il linguaggio dal vincolo dell’ordine simbolico», come scriveva Elias Canetti, autore molto vicino a Paci Dalò. «HA» è il risultato di un lungo processo di composizione e montaggio che ha trasformato la voce di Arendt in un dispositivo sonoro immersivo, in cui diversi volumi e riverberi hanno creato una drammaturgia sonora, che è un viaggio acustico e immaginifico. Può spiegarci come è nato il progetto? Nel 2018 sono stato invitato da Adriaan Eeckels del Joint Research Centre, l’hub della ricerca scientifica della Commissione europea, per partecipare a una sessione di lavoro con artisti internazionali e scienziati. Nel campus, dove lavorano circa tremila scienziate e scienziati, a Ispra sul Lago Maggiore, ho incontrato Nicole Dewandre che mi ha trascinato nel «vortice Arendt». Essendo un benjaminiano, ho sempre desiderato entrare nel pensiero di Hannah Arendt. Al Joint Research Centre, dove ho potuto passare un lungo periodo di tempo in laboratori e centri avanzati di ricerca, ho deciso di entrarci attraverso la sua voce, prima ancora dei suoi testi. Per me è il vero ritratto di una persona, perché la voce non si maschera. Hannah Arendt «HA» è stato presentato in diverse città europee, in forme e modalità differenti. Come sono state sviluppate le sue varie morfologie? A Trieste per la mostra Both Ways ho realizzato un’installazione audio-video interattiva intrecciando la voce di Arendt con alcuni paesaggi sonori della città. Mi ero chiesto come, e se fosse possibile, ideare un corrispettivo audio dell’infografica. Per rispondere a questo interrogativo ho inventato un’infosonica dove i dati sono stati processati, privilegiando i suoni e l’ascolto all’immagine. Ho creato un database in cui ho unito la voce di Hannah Arendt a una cronologia di suoni e voci della città di Trieste, archiviati dal 1900 a oggi. Ho poi ideato un dispositivo che permettesse ai visitatori di diventare protagonisti, attivando i suoni stessi. Per la biennale Atlas of Transitions ho invece realizzato Hannah, una performance radiofonica in diretta, utilizzando i materiali sonori su cui stavo lavorando per portare a termine HA, che è ora un podcast, frutto di un laborioso processo in studio. Ho agito su cellule della voce di Arendt della durata di 2-4 secondi l’una, definendo per ciascuna di loro volume, equalizzazione, spazializzazione. Se pensiamo a questo moltiplicato per 52 minuti è possibile avere un’idea della stratificazione dell’opera. HA è stato presentato in anteprima su Ö1 (il primo canale della radio nazionale austriaca) e ora è anche ascoltabile dal sito della radio austriaca.Come è nata e si è sviluppata la sua metodologia sperimentale per l’ambito radiofonico? Sono debitore all’artista Robert Adrian (1935–2015), pioniere della scena artistica elettronica e delle telecomunicazioni col quale ho condiviso tanti anni di discussioni, progetti – e anche lo studio – a Vienna. E pure a Heidi Grundmann, la mia storica produttrice radiofonica alla Orf (Radiotelevisione nazionale austriaca), col programma Kunstradio, da lei creato nel 1987. È per merito loro, di Pinotto Fava e Pino Saulo con Audiobox a Radiorai, che sono vorticosamente caduto nel mondo di una radiofonia pensata come eclatante luogo di incontro di discipline. Tanti e pionieristici sono stati i progetti che ho realizzato dal 1989 ad oggi, l’ultimo dei quali è proprio HA. I miei lavori hanno seguito i cambiamenti avvenuti in ambito artistico. L’avvento di internet ha inevitabilmente modificato le pratiche. La sua fluidità è positiva e negativa allo stesso tempo, perché il flusso incondizionato e immateriale necessita a mio avviso di «sedimentazioni» che passano, ad esempio, dall’editoria. Pubblicare un disco, un libro, un video, può dare una concretezza al flusso di informazioni. È parte di questo processo di sedimentazioni anche il libro «Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica?». Nel volume si indaga la scena elettronica partendo dalla partecipazione di Deleuze, nel 1972, alla registrazione del disco «Electronique Guerrilla» degli Heldon…. Sì, lo posso considerare come uno dei miei progetti «principe». Con Emanuele Quinz abbiamo sognato un libro che parlasse del rapporto tra quei filosofi e la musica elettronica. Fino a quel momento non era uscito nulla di così specifico. Millesuoni ha avuto un’ottima diffusione anche nei centri sociali, è stato acquistato dai giovani, obbligando l’editore a una pronta prima ristampa. Ora siamo arrivati alla terza edizione ed è ancora in catalogo: questo mi fa pensare che il suo taglio non specialistico sia stata una giusta scelta. Rispetto alle sedimentazioni, non ho mai abbandonato il disegno, che è la mia meditazione quotidiana. Un esempio è il libro Ombre, nato per volontà di Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria, che mi ha chiesto di realizzare un volume per festeggiare i cent’anni del museo, suggerendomi di illustrare alcune opere del museo sui miei taccuini Moleskine. Così, ho creato un libro disegnando «alla vecchia maniera», spostandomi nella sale della Galleria con uno sgabellino da pescatore e una piccola borsa con i miei strumenti: carta, matite, china, acquarelli. Ho voluto insistere sui dettagli, mutuando la lezione dallo storico dell’arte Daniel Arasse, scoperto grazie ai consigli di Guido Guidi. Sempre rispetto alle sedimentazioni e agli approfondimenti vorrei ricordare che a fine gennaio verrà inaugurato Usmaradio – Centro di Ricerca Interdipartimentale per la Radiofonia, all’università della Repubblica di San Marino. Il centro fa tesoro dei miei progetti di questi ultimi trent’anni e del lavoro di Usmaradio, laboratorio di trasmissioni creative del presente, che è attivo dal 2017. È l’unico luogo di ricerca con queste caratteristiche in Italia (e non solo in Italia) e qui si intende investigare, in modo articolato, teoria e pratica della radiofonia.
"Un’opera sonora, della durata di quasi un’ora: non, ovviamente, un’opera didascalica, ma una autentica immersione, suggestiva e coinvolgente (...) Tanta tecnica, tanta elettronica, ma soprattutto tanta esattezza e capacità di evocare la storia, trasmettendone la memoria attraverso la percezione uditiva." – Marta Santacatterina, Artribune Leggi l’articolo
“Dal punto di vista sonoro e della complessità della composizione un lavoro potentissimo. L'intreccio fra la voce di Arendt e il telaio sonoro cucito attorno è davvero meraviglioso. L'ho ascoltato con piacere e il tempo è volato. Un lavoro monumentale per ricerca e composizione.” – Tiziano Bonini, Università di Siena, doppiozero
“Il lavoro, ascoltato più volte, mi ha colpito fin dall'apertura perché rispetta ed esalta la solennità della grana della voce di Hannah Arendt. Su questa grana profonda, grave, rotta, prendono senso i vari trattamenti elettronici come pure le parti strumentali (tranne una tutte eseguite dall'autore). Ritengo che i drammi radiofonici siano sempre un grande mezzo d'arte, con un futuro roseo, soprattutto in questo periodo di clausura e dunque di fruizione di materiali online e di podcast.” – Laura Zattra, IRCAM
"[HA] Rapisce, avvolge, evoca oscurità pure, scatena un'attenzione all'ascolto al limite del maniacale. Davvero un lavoro straordinario!" – Paolo Dellapiana, Archicura
“Posso definirlo Un atto d’amore in forma di incantesimo? Impossibile non amare quella grana di voce amica e fumatrice, quella donna, quell’intelligenza, quel preciso essere umano – una volta usciti dall’ascolto. Dapprima frammentata in particelle, la voce si ricompone alla fine in discorso. In quel discorso ci sento una canzone (non lo è, pazienza). Perché intanto anche il suono si è ricomposto in uno standard non-standard, non avendo mai smesso – il suono – di essere culla, e niente affatto tappeto. Le culle non si calpestano. E quando la voce tace – e tuttavia c’è: forse dorme, senz’altro pensa – si sente solo la culla, i suoi dondolii, i suoi rumorini, la sua avvolgente costanza, E si sentono le Altre Voci: sogni resi materia che sospira. Chi è la donna in chiusura. Da dove viene. Che lingua canta. Che canto parla. Perché è lì. Sembra un distillato di umanità. Questa chiusura è un’apertura. Così ho percorso il tuo incantesimo di HA.” – Roberto Fabbi, i Teatri
"[HA] è profondo e sorprendente in tutte le sue parti. Devo dire che l'abbrivio mi ha sconcertato. Un lavoro enorme riuscendo a dire (a farle esprimere) qualcosa di inedito. Mi piace da morire." - Pietro Gaglianò
Grazie di cuore a Marcello Tosie al sempre vicino Corriere Romagna Oggi ultimo giorno per ascoltare HA on-demand (fino a stanotte, si consiglia ascolto in cuffia): https://oe1.orf.at/player/20201227/621962RIMINI. In onda in prima assoluta il 27 dicembre su ORF Kunstradio Ö1, il primo canale della radio nazionale austriaca), il lavoro dal titolo “HA”, è stata la nuova tappa che Roberto Paci Dalò, compositore musicista e artista visivo riminese, ha compiuto attorno alla voce e ai testi di Hannah Arendt. Il pensiero dell’autrice de “La banalità del male”, conosciuta come una delle più grandi pensatrici del XX secolo, viene ritenuto anche una delle basi da cui partire per comprendere e superare l’attuale crisi della politica. Dalò, perchè ha definito un percorso iniziatico questa ulteriore tappa del lavoro attorno ad Hannah Arendt? «La voce non si maschera, non si traveste. Sono cresciuto con Walter Benjamin e da molto tempo volevo affrontare Arendt ma non trovavo il giusto contesto. Questo lungo progetto mi ha dato questa possibilità “sul campo” non solo per studiarla ma per entrare in relazione con lei attraverso la creazione di un'opera che è anche un ritratto acustico di Arendt stessa. Un viaggio sensoriale e una mappa acustica immersiva poiché attraverso la composizione ha lavorato a lungo su piccolissime cellule sonore della voce creando per ciascuna di esse uno spazio, un movimento del suono. Per questo è consigliato l'ascolto di quest'opera in cuffia, per poter esperire tutto questo e ritrovarsi così “dentro” il suono, dentro la voce e finanche dentro la testa di Arendt. Vedo questo come un percorso iniziatico, un viaggio che si muove dall'astrazione iniziale verso un sempre più riconoscibile sviluppo e con un finale “a sorpresa” dove appare un'altra voce veramente sorprendente». Perchè ha detto di essersi posto l’obiettivo di “far incontrare in modo innovativo arte e scienza”? «Il pensiero di Arendt è dialettico, sorprendente, non allineato, talvolta sconcertante. In questi ultimi due anni e mezzo con l'intero progetto Arendt volevo mettere in evidenza la ricchezza della multiculturalità, dell'intreccio, del meticciato. Di quanto le persone che arrivano da altrove possano contribuire allo sviluppo di idee e pratiche. Per questo nello spazio politico di qui parla Arendt non ci sono individui o cittadini, bensì esseri umani. Soprattutto non c'è il “popolo”, bensì la “pluralità”. Memoria perché non esiste un presente (e un futuro) senza conoscenza del passato. In questo ben strano periodo di feste oltre a “Vita activa” consiglio fortemente la lettura di “Democrazia sorgiva” di Adriana Cavarero, una delle più note filosofe contemporanee e grande arendtiana con la quale sto dialogando dall'inizio del progetto». Qual è stata la centralità di una testo come “The Human Condition”? «Tradotto con il titolo “Vita activa” nell'edizione italiana è un testo capitale di Arendt. Nonostante sia stato pubblicato nel 1958, il libro ci stupisce per la sua capacità di analizzare il nostro presente. Un utile manuale per guardare a quello che sta succedendo anche in Italia come, ad esempio, le posizioni nazionalistiche e identitarie (ricordo che paradossalmente in italiano la parola “identità” è allo stesso tempo singolare e plurale) che si nutrono di discorsi contro l'immigrazione e di sentimenti xeonofobici, omofobici e sessisti. Aggiungo anche il populismo digitale della politica partecipativa in rete che, come osserva Adriana Cavarero, ambisce a qualificarsi come democrazia “autentica”, “vera” o addirittura “assoluta”. Anche un testo come “Voci di Marrakesh” di Elias Canetti, sapientemente analizzato dalla Cavavero, mi ha molto aiutato per individuare strategie compositive e drammaturgiche adeguate per l'opera radiofonica. Tra le altre l'idea di registrare un paesaggio sonoro al Muro del pianto a Gerusalemme dove, nella parte iniziale dell'opera, la moltitudine delle voci si intreccia a quella di Arendt». È stata, Lei ha sottolineato, anche una riflessione sul lavoro di artista radiofonico e produttore di radio. Perchè? «Quello che realizzo non è mai pensato per una nicchia o élite. Le mie opere sono per tutti, popolari quindi. Per questo ho voluto in questi anni lavorare non solo in giro per il mondo confrontandomi costantemente con culture diverse, ma anche di fronte a pubblici molto diversi tra di loro per generazione, esperienze, contesti. I tanti messaggi che ho ricevuto in questi giorni dopo la prima assoluta del 27 dicembre mi dicono che si tratta di un lavoro molto articolato ma anche molto accessibile. Per chi volesse è possibile ascoltarlo on-demand dal sito della ORF fino al 3 gennaio 2021. Mi raccomando in cuffia per poter sfruttare la componente lisergica dell'opera!» (usmaradio.org)
“I was really enjoying [HA] very much. Great piece.” – Arsenjie Jovanović
“[HA] what an impressive sensory journey into phonetics by the great Hannah Arendt. Headphones on and dive in. Sensational.” // “[HA] was für eine beeindruckende Sinnesreise in die Phonetik von der großartigen Hannah Arendt. Kopfhörer auf und Eintauchen. Sensationell.” – Sandra Kocuvan, Steirische Gesellschaft für Kulturpolitik (GKP)
“Un lavoro straordinario!!!” – Gianni Gozzoli, Radio Sonora
“Listening to HA in a dream like state, space travelling into the human mind through sound and voice. Beyond the creation of a political work, that of a possible world, by chance, or will, manifesting itself right when needed” – Fabrizio Modonese Palumbo
Sinnesreise in die Phonetik von Hannah ArendtÖ1 Kunstsonntag: Radiokunst – Kunstradio „HA – eine Radioarbeit“ von Roberto Paci DalòIn seinem neuen Radiokunststück setzt sich der italienische Künstler auf wissenschaftlich-künstlerische Weise mit der menschlichen Stimme basierend auf der von Hannah Arendt auseinander. Für Lia Dalò HA ist ein Konglomerat an Sounds, die aus der tatsächlichen Stimme von Hannah Arendt (1906-1975) generiert wurden und mit instrumentalen und elektronischen Sounds verwoben wurden. Eine Sinnesreise in ihre Phonetik, die Wörter in kartographisches akustisches Material transformiert. Ein filmischer und experimenteller Zugang, der dennoch selbst komplexes Material in eine für alle Publikumsgruppen rezipierbare Radiokomposition integriert. Eine lange und aufwändige Komposition, für die im Mix Arendts Stimme als Grid, also als Netz oder Raster, organisiert wurde; eine Landkarte, eine akustisch immersive Architektur aus zahlreichen Mikrozellen von jeweils wenigen Sekunden Länge. Jede davon mit eigenen Parametern (Lautstärke, Hall, Verräumlichung u.ä.), um eine ständig in Bewegung befindliche, dynamische und vielschichtige Radiokomposition zu schaffen. Das der Radioarbeit zugrunde liegende Hauptwerk Arendts ist „The Human Condition“ von 1958, in deutscher Sprache unter dem Titel „Vita activa oder Vom tätigen Leben“ 1960 erschienen. Dieses Werk war, gemeinsam mit jenen der italienischen Philosophin Adriana Cavarero und des Dichters und Schriftstellers Elias Canetti, äußerst wichtig für das Radiokunstprojekt. Die Soundscapes im Radiostück wurden vom Künstler am 27. Jänner 2018 an der Klagemauer in Jerusalem aufgenommen. Für Robert Paci Dalò ist HA ein wegweisendes Werk: Er reflektiert hier seine Arbeit als Radiokünstler und Radiomacher, indem er frühe Aktionen und Methodologien ins Spiel bringt, gemeinsam mit seiner gegenwärtigen Praxis der Kombination von Avantgarde, Populärkultur und Technologie.Roberto wurde geprägt und ist gewachsen an der Seite von Freunden wie Robert Adrian und Heidi Grundmann, die ihn in der Entwicklung der ihm eigenen Radiomethodologie förderten, eine wahre Leidenschaft, aus der sich über drei Jahrzehnte und zahlreiche internationale Radioprojekte eine andauernde Begegnung zwischen Sprachen und Territorien eine wahrhaftige media dramaturgy, wie er es nennt, entsponnen hat. Es wird empfohlen, das Stück mit Kopfhörern zu hören, um die Bewegungen und die Räumlichkeit der Klänge zu erfahren. Ö1 Kunstradio Ö1 Kunstsonntag: Radiokunst - Kunstradio
Decisive for the development of the HA project was the meeting with the engineer and philosopher Nicole Dewandre in May 2018 at the EU Science Hub - Joint Research Centre in Ispra. Thanks to her I was able to learn more about Hannah Arendt. With Nicole we created in 2019 Radio Arendt, a series of workshops between philosophy and radio created in Sarajevo, Barcelona and Trieste. At the European Commission, Nicole is currently Policy coordinator: foresight and is responsible for education, culture, youth and sport in the von der Leyen's cabinet. https://ec.europa.eu/.../comm.../2019-2024/president/team_en https://www.triestecontemporanea.it/.../workshop-radio.../ https://haarendtrieste.tumblr.com/radioarendt
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