—— granisie. ‵ ‵ ‵ i'm so happy we exist on the same planet.
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—— granisie. ‵ ‵ ‵ i'm so happy we exist on the same planet.
—— caithnisie grosvenor. ‵ ‵ ‵ being kind does not mean you are weak it means you still have a heart.
◜✿ Caithnisie Grosvenor ✿ monologue \\ story. ( let's face all our fears come out of the shade five thousand miles left on the road i need something human. ) 𝗼𝗹𝗶𝘃𝗶𝗮 “ Metti qualcosa di colorato, darà un'impressione positiva ed incline al dialogo. ” “ Va bene. ” 𝗼𝗹𝗶𝘃𝗶𝗮 “ Scegliamo qualcosa di lungo con le spalle coperte, a tua madre è sempre piaciuta la moda moderata. ” “ Certo, scegli tu per me. ” Impressione positiva. Spalle coperte. Olivia conosceva lady Ayesha meglio di quanto Caithnisie avrebbe mai potuto imparare a conoscere in un tempo lungo una vita, di lei – Olivia – sapeva tantissime cose primi tra tutti i suoi gusti. Sapeva esattamente cosa le faceva piacere vedere indosso a sua figlia, come poterle acconciare i capelli nel modo migliore – possibilmente con un tratto russo – ed infine i colori che le davano e le trasmettevano positività ed allegria. Caithnisie non poteva certo associare le parole positività ed allegria a sua madre, non aveva mai visto la donna sorridere di gusto o provare movimento per qualcosa, ma di Olivia si fidava e così quella mattina aveva lasciato che fosse lei a decidere i suoi vestiti, le scarpe, la borsetta da abbinare ed infine i capelli da acconciare. Aveva fatto in modo che fosse il più presentabile possibile, che un ferretto fuori posto all'interno dei capelli fosse messo in ordine e che le scarpe fossero ben pulite tanto da sembrare nuove – Olivia era sempre stata la donna che nella vita di Caithnisie aveva avuto più spessore, alcune volte ella pensava, più di quanto sua nonna avesse mai fatto. Olivia era lì quando a scuola realizzava un lavoretto, era lì che lo esponeva e lo mostrava a tutti con orgoglio, era lì che le insegnava le buone maniere ed allo stesso tempo le dava la giusta dose di realtà – Olivia era sempre presente, quando aveva la febbre chiamava lei, quando aveva bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, la sua tata non poteva che stare al suo fianco e darle tutto l'aiuto necessario. Nonostante le tate dovevano necessariamente mantenere una sorta di distacco, considerare i bambini dei quali si prendevano cura solo come un momento di transizione, Caithnisie si era così legata alla donna che alla sua età ancora continuava ad ascoltare i suoi consigli, ad averla con sé per amministrare il suo appartamento a New York ed a sentirla vicina quando le necessità le davano gioia o sconforto. Olivia, Olivia, Olivia. Nella sua testa Caithnisie aveva il pensiero di quella donna mentre attraversava il corridoio del centro privato dove Ayesha era ormai rintanata da diversi anni. La figura appena in carne della donna che era sempre stata al suo fianco era il pensiero sicuro ed il posto tranquillo dove ella si stava nascondendo mentre stringeva delicatamente la mano di Henry, mentre mostrava una maschera di estrema pace, mentre stava per incontrare la persona che più le dava turbamenti ed ansie. [ ... ] L'interno del centro sembrava essere l'ennesima villa fuori città che i Grosvenor aveva acquistato, aveva un interior leggero e moderno, a tratti contemporaneo che dava ai pazienti un totale rilassamento – Caithnisie pensò che l'intento era riuscito ma che lei avrebbe sicuramente messo un po' di colore, qualche azzurro ed un po' di giallo, colori primari che secondo lei erano adatti per favorire condizioni di calma maggiore. Il centro non aveva l'aria di essere tale anzi i dottori non indossavano i camici, le infermiere non si vedevano in giro e probabilmente quello era solo per il momento delle visite, per mostrare ai cari il benessere delle persone. Ayesha, però, aveva tutto sotto controllo e per lei era diverso. Il motivo principale della sua permanenza era l'abuso di farmaci dovuto ad una forte depressione, dopo quasi tre anni la donna era completamente pulita ma a tratti vi erano in lei delle ricadute che portavano Viola a non voler che lasciasse il centro –– in quella mattinata Henry e Caithnisie erano stati informati della floridezza della donna e le preoccupazioni dell'inglese raggiunsero picchi elevati. La stanza dove Ayesha si trovava era tutto fuorché una stanza d'ospedale, era ampia e luminosa ed il patio dava direttamente sull'ampio giardino che i futuri sposi avevano percorso arrivando, l'odore di lavanda non poteva mancare e fiori freschi erano posti su di un tavolino accanto ad un piccolo divanetto – la stanza era vuota, Ayesha non c'era, non ancora. 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Siete in anticipo, sapete che è maleducazione? » Eccola uscire dal bagno con aria di superiorità mentre guardava Henry e poi Caithnisie come se fossero assoluti sconosciuti. Indosso aveva una gonna a vita alta che di lunghezza arrivava sotto il ginocchio, di color marrone chiaro, ed una camicia di seta con le maniche lunghe di un panna che si sposava benissimo con il colore della sua pelle pallida – come quella di Caithnisie – ed i capelli rossi più ricci e curati che mai. Se la si guardava da fuori Ayesha era una donna molto bella, il naso che sua figlia aveva ereditato le dava un'aria nobile mentre le labbra sottili e dalle quali uscivano sempre parole forti erano la sua parte russa. Caithnisie non portava solo il secondo nome di sua madre ma le somigliava in modi che non aveva mai immaginato. 𝗵𝗲𝗻𝗿𝘆 « Vero, mi dispiace se l'abbiamo colta di sorpresa. » 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Io non vengo mai colta di sorpresa –– qual è il tuo nome? » Henry, signora, Henry Cooper. » 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Accento americano. Quindi mia figlia è convinta di questo passo? » Aveva notato l'anello e con esso aveva tolto tutte le possibilità ai due di parlare dell'unica cosa che Caithnisie sperava di poter dire alla svelta ed andare vita – ed invece quella parte era passata e le critiche erano in arrivo. « Madre –––– Siamo qui per– » Era come se Ayesha non aveva notato la figlia seduta esattamente accanto ad Henry, quasi attaccato a lui, così si voltò – lei seduta dinanzi a loro – e la guardò con aria cupa e Caithnisie bloccò le sue parole. 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Per? Non riesci a terminare una frase adesso? Forza, parla. » « Per invitarti al nostro matrimonio. » 𝗵𝗲𝗻𝗿𝘆 « Abbiamo voluto farlo di persona perchè per noi \ per Caithnisie \ è molto importante. » 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Signor Cooper, ha idea di quello che ha appena detto? Io e mia figlia non ci vediamo da quasi tre anni e tutto il tempo prima, quando io ero a casa, cercavamo in tutti i modi di evitarci. Quindi, la prego, mi dica nuovamente perchè siete qui – questa volta senza convenevoli. » Ayesha aveva messo all'angolo non solo sua figlia ma anche il suo promesso sposo. Le mani della bionda erano sulle gambe mentre girava ansiosa l'anello di fidanzamento, era immobile psicologicamente ed anche fisicamente – sentiva come se diverse parti del corpo erano state bloccate da un veleno e non poteva parlare o anche solo pensare. Poi, spinta dal proteggere in qualche modo Henry, parlò con un tono di voce che uscì più alto del solito. « Perchè è giusto così, l'etichetta dice che dovevamo fare così. » 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Adesso ti ricordi dell'etichetta? Caithnisie, la tua voce mi irrita più del solito. –– fece un movimento con la mano sinistra come se stava scacciando via una mosca e poi volse il suo sguardo verso Henry. –– Non dovreste, mia figlia non dovrebbe proprio sposarsi. E' così identica a suo padre e a quell'arpia di sua nonna che finirà come me, anzi \ lei \ signor Cooper finirà come me. » 𝗵𝗲𝗻𝗿𝘆 « Non è necessario che lei mi dica il mio futuro, riesco a vederlo cristallino ed è ben lontano da questa realtà. Sono convinto che sua figlia sia molto più di quello che lei vede, e lo dico con tutto il rispetto – è stata una mia idea ed un mio desiderio quello di venire qui per esporle tutte le ragioni per le quali io e Caithnisie ci sposeremo. Forse non è il momento adatto – e mi faccia terminare il discorso, la prego – e forse c'è ancora molto da costruire ma bisogna iniziare, bisogna sempre iniziare dalle fondamenta, me l'ha insegnato proprio lei –– indicò la sua fidanzata accanto a lui –– che di costruzioni e casa con base solida ne sa meglio di me. Non sarà l'ultima volta che ci vedrà, prima del matrimonio, durante quella giornata ed anche dopo la verremo a trovare. » Un attimo di silenzio, un lungo momento durante il quale Ayesha guardò prima Henry – mentre lui parlava – e poi Caithnisie. Guardò sua figlia per un momento così lungo che ella si sentì nuda, scavata nell'anima ed ebbe paura – timore di quello che le parole del suo fidanzato avrebbero scatenato – si sentì nuovamente bambina, tornò indietro nel tempo quando Olivia l'accompagnava nelle stanze di sua madre con in mano un disegno fatto all'asilo e lei la mandava via, annoiata da quella ricorrenza così stupida e frivola. 𝗮𝘆𝗲𝘀𝗵𝗮 « Andate via, sono molto stanca. » Si alzò e suonò un campanellino che immediatamente scatenò l'apertura della porta e la sua uscita nel giardino mentre la sua infermiera personale indicava elegantemente l'uscita ad Henry e Caithnisie. Quest'ultima allungò la mano e lasciò sul tavolino, sotto i fiori freschi, l'invito curato e meticolosamente scelto, poi uscì lasciando in quella camera un dolore comune che solo loro due ormai condividevano.
━━ LONDON, UK - SEPTEMBER 18 : Interior designer lady Caithnisie Grosvenor attends The Celebration of Design at Queen Elizabeth Hall.
━━ NEW YORK CITY, USA - JUNE 23 : Interior designer lady Caithnisie Grosvenor attends Closing Night Celebration after three days of AIA Conference on Architecture at Javits Center.
━━ NEW YORK CITY, USA - JUNE 6 : Interior designer lady Caithnisie Grosvenor attends BLLA Boutique Hotel Conference at The Times Center.
━━ NEW YORK CITY, USA - APRIL 9 : Interior designer lady Caithnisie Grosvenor attends Kips Bay Boys & Girls Club Annual President's Dinner at Cipriani 42nd Street.
━━ NEW YORK CITY, USA - MARCH 26 : Interior designer lady Caithnisie Grosvenor attends Dining by Design at Pier 92.