--- Teju Cole, fotografo, romanziere e critico fotografico, ha scritto un lungo articolo sul The New York Time Magazine che inizia così: “Guardo quotidianamente il lavoro di Luigi Ghirri: c'è una riproduzione in cartolina di una delle sue fotografie sul mio frigo. Raffigura quattro donne, voltate di spalle che guardano un paesaggio montuoso. Potrebbe essere una vista reale - la prospettiva è corretta - ma le montagne e i laghi hanno un testo sovrapposto, e così comprendiamo che le donne stanno davanti a un'immagine di un paesaggio, un poster o un murale”
Immagini che mostrano persone di spalle che guardando qualcosa o qualcuno sono ricorrenti nella fotografia amatoriale - non fosse altro che per evitare problemi di “privacy” - ma credo possa essere interessante mettere a confronto tre grandi autori, Martin Parr, Elliott Erwitt e lo stesso Luigi Ghirri, attraverso le loro foto.
Se prendiamo ad esempio la foto di Martin Parr della serie Luxury , che evidenzia un signore che guarda un’opera di Jackson Pollok e che indossa una camicia praticamente identica all’opera dell’artista, notiamo come la foto sia perfettamente coerente con le scelte tematiche e lo stile del fotografo inglese - da alcuni ritenuto un artista pop.
Parr, che è sempre stato interessato a evidenziare gli aspetti più bizzarri della società contemporanea, riesce ad “accendere” la foto rendendola più “astratta” e diretta grazie all’uso del flash posto centralmente davanti alla fotocamera.
Il fotografo della Magnum non si interroga sui meccanismi della visione o sul significato della Fotografia; usa la macchina fotografica per raccontare la sua visone dell’Uomo moderno.
Ovviamente anche la foto di Elliott Erwitt scattata al Museo del Prado è coerente con lo stile e i motivi propri dell’autore. Qui la foto è ironica, probabilmente costruita, in grado di mostrare una visione del mondo molto personale e la capacità di sintetizzare concetti e situazioni.
Erwitt non si interroga sulla realtà, né vuole mostrare il significato nascosto dei comportamenti umani; vuole raccontare “storielle”, inventare aneddoti e – complice il bianco e nero – semplifica l’immagine per rendere il messaggio più diretto.
In fondo sia Parr, con i colori violenti, che Erwitt, con la fotografia monocromatica, usano una forma di astrazione per evidenziare la loro personale tesi dei comportamenti umani.
Le foto di Ghirri invece, pur nell’apparente semplicità, sono molto più complesse da analizzare (prova ne sia che sono stati spesi fiumi di inchiostro per cercare di descrivere la poetica dell’autore).
Dal punto di vista fotografico le foto riproducono ciò che l’autore ha visto senza che ci sia stata la minima apparente alterazione; i colori sono gli stessi di una qualsiasi istantanea da noi scattata negli anni 80 con le pellicole dell’epoca.
Quindi il tutto si riduce apparentemente solo alla scelta dell’inquadratura e della composizione; Ghirri non è interessato all’uomo e ai suoi comportamenti, ma si pone delle domande sui meccanismi della visione e sul fotomontaggio continuo, del quale noi stessi facciamo parte. Ecco allora che la Fotografia non racconta “una storia” e non descrive “come siamo kitsch”, ma stratifica più riflessioni sul significato del guardare e vedere. Nelle foto di Parr e di Erwitt il soggetto è l’Uomo, nelle foto di Ghirri il soggetto è un concetto che può essere tanto ambiguo quanto lo è il descrivere ciò che stiamo vedendo.
C’è un famoso quadro di Caspar Friedrich, icona del romanticismo tedesco, che parla della visione e della natura, della contemplazione e del viaggio e che viene, per questo associato alle fotografie di Ghirri che trattano “del guardare”:
Un’ultima riflessione: ho l’impressione che Ghirri abbia sfruttato consapevolmente i limiti della profondità di campo in funzione del punto di messa a fuoco per ridurre la nitidezza generale e il contrasto di colore ; ciò al fine di fondere i diversi elementi della composizione in un unico quadro e assicurare così la necessaria “astrazione”.
“It doesn't make much difference how the paint is put on as long as something has been said. Technique is just a means of arriving at a statement.” ~Jackson Pollock~ Studio floor replica Pollock-Krasner House and Studio East Hampton, NY