La guardò, come solo amore osa guardare. La toccò, come fosse una cosa preziosa, sfiorandole i contorni del viso con i polpastrelli.
Il suo corpo vibrava di rabbia, ma era così bella che non poteva non amarla, anche così, con quelle lacrime agli occhi e la frustrazione nel cuore.
Era colpa sua, l'aveva ferita, il solo pensiero lo scosse.
“Lo so, non avrei dovuto, ma guardami. Sono qui. Sono qui capisci, dopo tutto questo tempo” gli afferrò le mani con le sue, affusolate, delicate, ma non le scostò di molto dal suo viso. Non riusciva a stargli lontano, ora che erano insieme.
“Cosa vuol dire tutto questo? Vuoi prendermi in giro, stai giocando con i miei sentimenti? Credi sia bello sentirsi così? Sono a pezzi ” rispose, senza più rabbia, improvvisamente parve solo stanca. Delusa. Questa cosa lo uccise, non poteva sopportarlo.
“Ti sbagli. Sono venuto per te, per te sola e lo giuro non me ne andrò.”
Le disse, baciando quelle mani che ancora stringevano le sue. “Come posso fidarmi?” Fece per allontanarsi, ma lui la strinse a sé e lei scoppiò in singhiozzi.
“So d'averti delusa, ma anche se a volte posso sembrarti distante o disinteressato, per me hai sempre lo stesso valore. ”
Allora lei si allontanò, ma di poco, giusto lo spazio necessario per ritrovare le sue labbra.