Jory "this is my circus and everyone here a balloon, poof!" Miller. (That funny boy is not the clown, you remember who was wearing the silly stripped pajamas ? Joe Chip is very amusing to observe, what a show !)
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Jory "this is my circus and everyone here a balloon, poof!" Miller. (That funny boy is not the clown, you remember who was wearing the silly stripped pajamas ? Joe Chip is very amusing to observe, what a show !)
Joe Chip really was thinking hard about a big Platonic theory and concluded it with "it's like in Winnie the Pooh."
Let him cook.
Joe Chip's introduction is great because he's a guy in pyjamas that make him look like a clown, has a hangover and seems to be turned on by ears by the way he's licking his lips when seeing one in a celebrity's photography. Through most of the story the narrator is always dissing him, how his life sucks, is poor and can't even afford to fuck. That's our protagonist.
RAC's remix of Joe Goddard of Hot Chip is nothing short of sunny electronic soul magic. Listen:http://fingersonblast.com/blog/2017/7/3/joe-goddard-ordinary-madness-rac-mix.html
.@JoeHotChip just released the new tune 'Home' - and it is the absolute BEST.
Listen here:
http://fingersonblast.com/blog/2017/3/17/joe-goddard-of-hot-chip-presents-the-magnificent-home.html
In proximity to her he felt himself to be a squat, oily, sweating, uneducated nurt whose stomach rattled and whose breath wheezed. Near her he became aware of the physical mechanisms which kept him alive; within him machinery, pipes and valves and gas-compressors and fan belts had to chug away at a losing task, a labor ultimately doomed. Seeing her face, he discovered that his own consisted of a garish rnask; noticing her body made him feel like a low-class windup toy.
Philip K. Dick, Ubik
Nasdrovie
Eccolo Cusco, piccolo tovarish con il male di vivere ed un cassetto rinchiuso dentro le speranze. Che poi sarei un po’ io questo Cusco, ma un po’ no – ma anche no come si direbbe oggi, piuttosto che, insomma avete colto? Solo che immedesimarmi nel Cusco sarebbe come dire che uno s’immedesima in se stesso medesimo, e mentre lo fa magari si chiede pure perché quando si scrive se stesso si leva l’accento dal sé? E mentre si arrovella su ‘sta cosa futile mette corsivi a casaccio per confondere il lettore, Il Lettore sì, perché ne devo avere sì e no uno, che vogliamo fare? Comunque Cusco cammina, ha le suole consumate delle sue Camper terzultimo grido, e si lamenta, chiagne e non fotte, non fotte mai. Vorrebbe che gli dessi del IO, invece Io gli do del Lui, perché proprio non mi riesce, E allora usa il plurale maiestatis mi ha detto un giorno il povero Cusco, maldestro tovarish eczematico, Ah! gli ho risposto Io legandomi le Camper, terzultimo grido. A ognuno i propri Disastri. Però Cusco continua a camminare, a consumare, a crepare, bianco tra i neri, nero tra i bianchi, bianconero in pratica. Lo vedi ciondolare come un Andaluso nella sua Varanasi inappagante, i cadaveri bruciano nel Gange e lui sorride, in perfetto equilibrio tra prima e terza persona. Chi non ha denti del pane gliene frega assai mi ha riferito un giorno con fare filosofico, e poi basta puttane, alcolici, stamberghe lerce, calciatori falliti e vagoni della metropolitana. Basta con le rane! Era uno sfogo il suo, l’ho capito subito. Salute Cusco, gli ho risposto pagandogli l’ennesimo bicchiere, ha bevuto e poi ha ruttato banalità. Ma quella sera, mi ricordo, è uscito da solo dal bistrot, a me chi mi schiodava dal bancone? Avevo fatto il calco per il gomito! E uscendo da là, nella strada che porta alla fontana del Re, ha incontrato Raskolnik’ov e Giulio, seguiti da un’ombra in semivita: Joe Chip. Hanno parlato a lungo, hanno discusso animatamente, anche se Giulio voleva sbattersi tutte le prostitute cinesi, Ravanatemi, arzigogolatemi, liutatemi di mandorle spelacchiate, lanterne rosse di trimaldo! diceva Giulio, Ohibò, tardosclerosi trisomatica del maniaco manipolatore stile tardo Ottocento: criminale fariseo, reietto metastasico! gridò Raski ridendo come un gonzo qualsiasi sotto il suo tabarro delittuoso. Joe, appena dietro, scrutava il futuro nella dissoluzione del presente, Bisogna salvare gli ultimi precognitivi sobillava allarmato. Cusco si divertiva, una volta tanto, psicotico nelle sue Camper, Camper di merda asserì ad un certo punto, quasi mi avesse sentito. Poi si rivolse a Raski, Raski, esclamò in corsivo, perché demone c’è un apostrofo tra Raskolnik e Ov? - Ov? rispose Raski in grassetto. Arrivarono sulla linea dell’orizzonte, a trentotto chilometri da ogni dove, in un punto di sutura insatura, tra un vecchio ed il mare: proprio in mezzo. Dies irae, fece Joe ubiquo, mentre Giulio rifletteva sull’anno del dragone – la daranno via tutte aggratis pensava. Raski prese la Ov in mano e sentenziò tronfio: L’ora è giunta, basta finzioni! Torniamo tutti nei nostri libri. Si presero per mano come scolaretti cangianti e saltarono nel vuoto trafalmadoriano tirando dietro di loro anche Cusco. Eh no cazzo! disse Cusco, io non ci faccio nulla nei vostri libri, ragazzi!, e dai Cusco gli dissero loro irrealmente. E poi scusami, rivolgendosi a me, mica cazzi, perché ‘sta cosa dovrebbe chiamarsi Nasdrovie? Non capisco. E basta Cusco, una sorta di grassetto sottolineato, è ora di finirla: non bisogna per forza di cose cercare un senso in tutte le cose, anche perché un senso la maggior parte delle cose non ce l’hanno. Nasdrovie tovarish scanzonato, che il vento dell’immaginazione lenisca le tue stimmate realiste, Gesù Giuseppe e Maria, e levati quelle Camper che non servono più a niente. Va bene, ma non darmi più del Lei. Io sono te tu sono Io. Ah, Ov! Corsivo. Palla al Lettore, Lettore, In palla. Nasdrovie.
Joe Chip / Elektrikli tip sınayıcısı - UBIK (1966 - 1992 - ... )
Joe Chip - OnstOn / UBIK Series 2012 Acrylic and Mixed Media on Paper • 50 x 70 cm.
UBIK Project (Periphery Collective) ; exhibition, launch, blog, street, life…
www.ubikproject.blogspot.com www.hayakaarti.com