Kallocaina. Il siero della verità di Karin Boye
"Organizzazione?" disse. "Non cerchiamo nessuna organizzazione. Quello che è organico non ha bisogno di essere organizzato. Voi costruite dall'esterno, noi costruiamo dall'interno. Voi costruite usando voi stessi come pietre da costruzione e crollate a pezzi dentro e fuori. Noi siamo costruiti dall'interno come alberi e tra noi crescono ponti che non sono di materia morta e morta coercizione. Da noi esce quel che è vivo. In voi entra quel che è privo di vita."
"Kallocaina" di Karine Boye edito in italiano da Iperborea a metà tra una distopia e un libro di fantascienza, è arrivato nelle mie cose da leggere totalmente a caso, mentre sfogliavo le offerte degli e-book nel famoso portale di vendita e mi ha subito colpito per le sue premesse. Un siero della verità? Un po' Veritaserum di Harry Potter, un po' Grande Fratello di Orwell, ha tutti gli elementi per renderlo estremamente interessante.
Chi non ha mai sognato di possedere il siero della verità e penetrare nel segreto della mente e del cuore degli altri e di se stesso? Quale giudice non lo vorrebbe, quale potere non lo riterrebbe l’ideale strumento di controllo? Kallocaina è appunto il nome del siero della verità che lo scienziato Leo Kall ha inventato per garantire allo Stato sicurezza e stabilità. Ma la verità sfugge alla strumentalizzazione, i suoi effetti sono sconvolgenti, rivelando la complessità dei rapporti umani e portando il germe della disgregazione nel sistema. Scritto nel 1940, quando era difficile nutrire grandi speranze nell’avvenire, Kallocaina ha in comune con Noi di Zamjatin, Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell l’allucinata visione di una società spersonalizzata, dominata da uno Stato poliziesco che arriva a invadere anche la sfera privata dei cittadini sopprimendo ogni libertà. Benché le distopie appaiano spesso ingenue e superate dalle atrocità del reale, le questioni sollevate dal romanzo suonano di allarmante attualità. La continua violazione dei diritti umani, l’uso strumentale della giustizia, la disinvolta interpretazione delle leggi, la delazione eretta ad atto civico, l’acquiescente conformismo fanno parte del nostro panorama quotidiano. Ma l’originalità di Kallocaina, rara voce di donna in questo genere letterario, sta altrove: nella progressiva presa di coscienza del protagonista che verità e ragione, verità e controllo, verità e potere restano inconciliabili, nel suo lento processo di liberazione dal proprio super-io, fino all’accettazione delle esigenze più profonde che aveva negato e soffocato dentro di sé: quel bisogno di amore, di libertà e di fiducia, senza i quali l’esistenza e la persona umana perdono di valore e di significato.
Il modo migliore per esercitare il potere su un gruppo più o meno grande è estendere la sfera di controllo in ogni aspetto della vita del singolo, eliminare sempre di più la libertà di movimento in qualsiasi sfera e rendere le persone incapaci di agire al di fuori dei parametri che si ritengono corretti. D'altronde gli "ismi" di qualsiasi natura, impongono un set di regole a cui sottostare e puniscono severamente chiunque se ne discosti. Come riuscire però a penetrare nel privato dei singoli e sottoporli ad una morsa sempre più stretta? Nel mondo immaginato da Karine Boye entra in scena una sostanza sintetizzata in laboratorio la "kallocaina" che dà il titolo al romanzo. Vera protagonista della storia, questa sostanza è stata creata dallo scienziato Leo Kall, da cui ne deriva il nome e che neanche si immaginava le conseguenze che avrebbe avuto nella sua vita e nel suo mondo. Leo Kall, un uomo di scienza piuttosto mediocre vuole emergere nella stasi del suo laboratorio, assicurarsi di non perdere il suo posto di lavoro e cambiare le carte che la vita gli ha messo in mano. Kall in un momento fortuito fa una scoperta straordinaria, il siero che ha prodotto è in grado di indurre chi lo ingerisce a confessare le sue "verità" più segrete e inaccessibili. Inizia ben presto a farsi strada l'esigenza di verificare puntualmente questa scoperta, di mettere in pratica un protocollo capace di identificare la correttezza delle sue evidenze scientifiche, veri e propri test di laboratorio con soggetti reclutati appositamente. Ne viene fuori un quadro sempre più chiaro e puntuale degli effetti, ma soprattutto vengono scoperte le potenziali conseguenze dell'utilizzo sconsiderato di questo siero. Messo nelle mani giuste o nelle mani sbagliate può essere un aiuto per mantenere l'ordine pubblico o il guinzaglio per reprimere qualsiasi forma di sovversione. Le scoperte scientifiche non sono mai giuste o sbagliate, è il modo in cui si utilizzano che ne inaspriscono le intenzioni e le rendono pericolose. Di per sè la scienza è neutra, come lo può essere un elemento naturale, come il fuoco. Poi l'uomo recupera il tutto e lo fa diventare un'arma. Karine Boye accompagna Leo Kall nel perfezionamento della sua invenzione e descrive come viene utilizzata, in un precipitare degli eventi difficile da fermare e che rendono ogni passo un pericolo e un azzardo e restituiscono al lettore una storia concitata in cui perdersi e in cui riflettere. Come ogni futuro distopico che si rispetti, nasce da una realtà possibile e la esaspera per mettere in guardia il lettore più attento.
Il particolare da non dimenticare? Un appartamento...
L'incredibile distopica storia di un'invenzione seducente che diventa un'arma per penetrare nei segreti più reconditi degli insospettabili concittadini di Leo Kall e che tiene il lettore incollato alla pagina nell'attesa di sapere come si concluderanno le vicende di un siero che è un aiuto e una pericolosa condanna.
Buona lettura guys!












