Sono seduto su una sedia e penso, penso, continuo a pensare.
Il telefono non squilla e io non lo faccio squillare.
Il computer è acceso, in arresto, stessa immagine.
Simile alla mia realtà, zero pagine.
Le luci della stanza sono accese, si, sono accese, rimangono accese.
Qui c’è qualcun’altro, non si vede, ma lo sento.
Sono seduto su una sedia e penso, penso, continuo a pensare.
Lo sfrecciare delle macchine, degli autobus, fanno tremare il palazzo.
Non ha fondamenta resistenti, non ho fondamenta resistenti.
Un pianoforte sul letto, non è mio il piano, non è mio il forte.
Lo suono per smorzare, per non scordare nuove rotte.
Il pandoro e il panettone per terra, fanno a botte per farzi mangiare.
Ma io sono qui, seduto, non mi importa, le feste sono finite.
Sono seduto su una sedia e penso, penso, continuo a pensare.
Ho finto il tabacco, poco male, niente da fumare.
Forse ho smesso, non riesco a ricordare.
Ho libri che dovrei leggere, li guardo, ma con poco interesse.
Neanche questo mi interessa.
Preferisco toccare dei sogni di carta pesta.
Dietro di me una TV, non la uso più.
Lo schermo è nero, è insistente e dice:
Su che rifletto?… Non lo so.
Sono seduto su una sedia e penso, penso, continuo a pensare.
Guardo il soffitto, è bianco, bianco, che colore di merda.
La spazzatura si è accumulata in modo maestoso.
La puzza neanche la si associa.
Il telefono di casa non squilla.
Hanno finito di chiamare le sorelle di mia madre.
Questa frase non ha senso, non cercatelo.
Come quando vedo il frigo, non mi alzo, non mangio.
Sono seduto su una sedia e penso, penso, continuo a pensare.
Quella bottiglia di vino vicino ai miei piedi, la bevo, non ha effetto.
Le giacche appese sulla porta, speranza.
La indossi per uscire, non dentro una stanza.
Le chiavi di casa hanno chiuso la porta.
I fili elettrici da non toccare.
Non serve, stanno li per ricordare.
Almeno di qualcosa mi devo alimentare.
Tecnologia, vattene, e se rimani qui, lasciami pensare.
Sono seduto su una sedia e penso, penso e continuo a pensare.
Dietro di me un mappamondo.
Quello rotondo, non piatto.
Si, la terra sembra essere anche piatta.
Me ne frega poco, i due concetti in ogni caso non li capisco.
Sto sclerando, non voglio dare altro significato.
Rimango seduto come un codardo.
Uso testi come fossero un suono.
E per questo la mia anima chiede perdono.
Gira che rigira, il mappamondo non mi da un tono.
I paesi cambiano, diverso coro.
Diverso il dono, diverso il confine.
Sono seduto su una sedia e penso… che mi sono rotto il cazzo
dietro di me uno zaino, voglio partire… carico.
Sono seduto e le mie parole sono scritte, il che è peggio.
Chi le legge dirà: mazza bello.
Sapenso che gli interessi vedere il mio uccello.
Qui da me non esiste poesia.