La bimba è cresciuta e adesso si martirizza pur di restare sulla superficie enfatica delle cose e non correre il rischio di penetrarle in profondità.
Massimo Gramellini, Chiara Gamberale

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La bimba è cresciuta e adesso si martirizza pur di restare sulla superficie enfatica delle cose e non correre il rischio di penetrarle in profondità.
Massimo Gramellini, Chiara Gamberale
io: ma quindi prima abitavate in un’altra casa? la bimba: no no! cioè, sì! ma io non c’ero ancora! ci abitavano mamma e papà dopo che si sono conosciuti che papà aveva 10 anni più di mamma!!! lo sapevi??? scommetto di no eh? 10 anni!!! un sacco eh???? (ci pensa su) però si sono voluti bene lo stesso e hanno fatto amore e tutte queste cose.
Oggi la bimba vedendo di sfuggita il mio cellulare illuminarsi con la chat dell'Uomo si emoziona e fa: “chi è quelloooooo” Io: eh, lui è il mio fidanzato! Lei: che beeeellooooooo! Si ammutolisce per un attimo, si fa un po’ accigliata, poi mi da una pacca ammiccante: tranquilla eh, non te lo voglio rubare ;-)))))
La cosa incredibile è che io detesto i bambini da che ho memoria di ricordare, non avrei mai voluto fare la baby-sitter per nulla al mondo e ci sono finita per un qui pro quo iniziale, e ora mi ritrovo che non solo non mi pesa, ma sono pure genuinamente felice ogni volta che la mia bimba (ma solo la mia, gli altri li detesto ancora perché, come direbbe la volpe del Piccolo Principe, non li ho addomesticati) esce da scuola e fa capolino dalla fila indiana per sventolarmi un saluto e aprirsi nel suo sorrisone contagioso, correre a fare il solito giro di campana veloce con le compagnette, e poi venirmi ad abbracciare. Quel viso furbetto che si apre in sorrisi giganti e risate argentine ha il potere di mettermi un buonumore addosso che è quasi magico.
Oggi quando l’ho portata in palestra ho scoperto che ha parlato di me alle sue amichette, che la invidiano perché “ti vorrebbero tutte come baby-sitter, perché io gli ho detto che sei bellissima e buonissima e pure che non ti arrabbi mai”. Prima che io potessi fare alcunché stava sbandierando al mondo che le ho fatto un regalo di natale (il libro del Piccolo Principe, per l’appunto) e una mamma conoscendomi oggi ha detto con sorriso bonario e sguardo curioso: “ah, tu devi essere la famosa Mary Poppins!”.
Nota positiva della giornata: oggi la bambina mi ha abbracciata tanto e ha detto che sono “bella come un fiore”, e mi ha anche fatto scegliere il fiore con cui ero bella 🌸
E siccome la rosa la scelgono tutti, noi abbiamo scelto la viola e la campanella.
Nota negativa della giornata: “probabilmente” la bambina ha i pidocchi.
Io e la bimba stiamo vedendo il Grinch spaparanzate con le luci spente (“facciamo il cinema!”).
Ho fatto i popcorn caldi caldi.
Ao’, e pensate che me pagano pure.
Felicità inaspettata è quando dopo due mesi che non ti vede vai a prendere a scuola la bimba (chiedendoti se si ricorderà ancora vagamente di te), e quando lei realizza che a fare ciao ciao nella folla sei “proprio tu” si illumina in un sorrisone a 32 denti (anzi forse qualcuno di meno), liquida la maestra e corre ad abbracciarti in un battibaleno.
- Allora, come sono andati questi due mesi che non c’ero? - MALISSIMO!!! Se ne è andata la maestra e mi sei mancata tantissimo.
La cosa strana dei bambini è questa, che tu sei convinta di odiarli, e non c’hai la pazienza, e chi te lo fa fare, e loro magari ti fanno pure dannare per i tre quarti del tempo, ma poi c’hanno quella capacità (che è una prerogativa loro soltanto) che in mezzo secondo ti aprono il cuore e ci si ficcano dentro; è disarmante.
Metaforizzando generazioni
Ieri pomeriggio ero con la mia bimba al parco (ogni tanto la vado ancora a prendere a scuola e la tengo fino a sera) e per farla stare buona e distrarla dalla richiesta incessante di prendere il mio telefono ci siamo messe a cantare, ballare - è impensabile il numero delle cose che con un bambino al tuo fianco ti senti improvvisamente giustificato a fare pubblicamente e platealmente nella società, sapete? - e inventare ciascuna delle coreografie, poi passate al vaglio di una imparzialissima e impettitissima giuria composta da quattro membri impersonati, ma guarda un po’, tutti da lei. Una volta stancatala (ma ahimè non abbastanza per non ritornare al solito telefonino) mi sono fatta venire un’altra idea: mi sono messa a inventar fiabe. È stato, a dirla tutta, emozionante osservare come dapprima lei fosse completamente refrattaria all’idea, stimolata infine ad acconsentire solo da una mia sfida e approcciandosi alla cosa con superiorità e scetticismo, e poi, piano piano, a mano a mano che la narrazione procedeva, si sia ammansita come un animale forastico domato da una magia, e si sia fatta attenta, silenziosa, concentrata, partecipe, assorta. Emozionante vedere come sia entrata nella narrazione in piena immersione, con tutte le scarpe con gli strap, ricurva sul girello del parchetto, con la bocca socchiusa.
A casa Maria ha un libro di fiabe che ha sempre snobbato; ieri, per la prima volta, appena tornate, lo ha preso e me lo ha messo in grembo. Accovacciandoci vicine vicine mi ha sentita leggere con gli occhi dell’incanto e dell’immaginazione, trasalendo alle streghe, sospirando ai principi e alle regine delle fate, consigliando le principesse e le straccione. Il cellulare per questa volta si è accontentato di spiarci da lontano, in un angolo, abbandonato.