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la luna onora le finestre chiuse hanno sogni di rarità perciò proiettano disegni lungo le pareti la nascita le attraversa ma adesso non tutto è sogno il tempo preserva le sue ore nel bruciare discreto delle dita il plastico curvarsi delle scapole nello strisciare ferendosi la bocca amano quindi come si può durante una caduta in oscura verità dove più si tende la scena e imitazioni di ombre diventano corpi stellari
Bruno Galluccio, Transizioni (da “La misura dello zero”)
chi ricorda è perduto ma domani nella sospensione della terra di questa penna e dolore per appuntare l'impossibilità del ricordo sarà proprio il segno dell'essere perduti delle ombre che tengono la luce sulla ferita abissale finito il sogno si vedono ancora le case poggiate sulla forma della scrivania la bicicletta che ci aveva portati ora vaga in un'aria seconda e se cerchi di renderla più netta si allontana veloce senza conducente la città perde silenzio da un lato quelle biforcazioni verso nord dove la terra si lacera e assume forme inconsuete si sostiene di presenze archeologiche e si separa distinta dalla radiazione
Bruno Galluccio,Transizioni (da “La misura dello zero”)
tutta la notte è stanza tutto il nostro discorso è andare a capo fra poco arriva l'universo dei vivi gesti di silenzio nella tristezza di ottobre fango che prende le ossa per essere stati cosi ampi adesso scontiamo rientrare nella nostra narrazione guardare quel verde sfrontatamente luminoso l'accecante rivo sui ciottoli il cieco rimbalzare dell'acqua la narrazione procede sul tocco delle nostre bocche semichiuse volumi di situazioni da scartare siamo una parentesi aperta di espiazione ci assalgono luoghi innocui e comuni quando tra gli intervalli ne cogliamo la buona geografia ne cerchiamo la densità le capitali il perimetro di un possibile viaggio
Bruno Galluccio - Transizioni (da “La misura dello zero”)
poi liberi affrancati sottratti a collaborazione ancestrale all'obbiettivo sottile si lasceranno dimessi migreranno verso altri agglomerati oppure tentati come in principio al caos non più cellule messaggi in DNA cifrati soltanto idrogeni ossigeni carbonii
Bruno Galluccio - Sfondi (da “La misura dello zero”)
è assalito dal grigio seppia dalla posa dei corpi pronti a balzare nel futuro non sono tanto quei volti che lo turbano quanto il ricordo dell'altro volto la nonna che li guardava e il ripostiglio di radici e di geli che si apriva in quel riflettere e nell'elencare nomi c'era tutto il senso del tempo la ricostruzione di un anfiteatro e il timore della futura rovina il nome veniva detto e ridetto i passaggi stellari e gli incidenti il filo del racconto diventava un cesello per collegare le persone trattenerle tenere insieme il tempo
Bruno Galluccio - Sfondi (da “La misura dello zero”)
Quella che vedi mescolata al giorno è il residuo di una polvere che viene da un tempo remoto oggi gli strumenti catturano le vibrazioni della terra fiumi e metropolitane misure prese dal buio e portate alla coscienza dei grafici è un passaggio al limite dell'immaginario scoprire anche il vuoto con le nostre parole precipita la capacità di narrazione e si espande al di fuori degli spazi anche le particelle maturano e crescono aggrappandosi alle nostre riflessioni
Bruno Galluccio - Misure (da “La misura dello zero”)
difficile notte la pazienza nel folto tra gli alberi e nella strana opacità continuiamo a spegnere le ore i nuclei nervosi hanno diramazioni sensibili e stare fermi significa scendere
Bruno Galluccio , La misura dello zero, 2015