Un'altra cosa che detesto è quando la gente ti chiede allegramente come stai, sapendo benissimo che stai da cani, e si aspetta pure che rispondi: «Bene».
La campana di vetro, Sylvia Plath

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Un'altra cosa che detesto è quando la gente ti chiede allegramente come stai, sapendo benissimo che stai da cani, e si aspetta pure che rispondi: «Bene».
La campana di vetro, Sylvia Plath
E vidi me stessa seduta sulla biforcazione dell'albero, che morivo di fame per non sapere decidere quale fico cogliere. Li desideravo tutti allo stesso modo, ma sceglierne uno significava rinunciare per sempre a tutti gli altri, e mentre me ne stavo lì, incapace di decidere, i fichi incominciarono ad avvizzire e annerire, finché, uno dopo l'altro, si spiaccicarono a terra ai miei piedi.
La campana di vetro, Sylvia Plath
Feci un profondo respiro e ascoltai il mio cuore ripetere l'antica vanteria. Io sono, io sono, io sono.
La campana di vetro, Sylvia Plath
«Adesso però stai bene.» Non era una domanda la mia. Lo dissi come una constatazione. Joan mi studiò con i suoi occhi acuti grigio sasso. «Credo di sì» rispose. «Tu no?»
La campana di vetro, Sylvia Plath
Dovunque mi fossi trovata, sul ponte di una nave o in un caffè di Parigi o a Bangkok, sarei stata sotto la stessa campana di vetro, a respirare la mia aria mefitica.
“La campana di vetro”, Sylvia Plath
L'aria della campana di vetro mi premeva intorno come bambagia e io non avevo la forza di muovermi. [...] La campana di vetro stava sospesa qualche spanna sopra la mia testa e l'aria circolava liberamente intorno.
La campana di vetro, Sylvia Plath
Era sempre la stessa storia: adocchiavo un ragazzo e da lontano sembrava perfetto, ma non appena si faceva più vicino, scoprivo che non mi piaceva più.
La campana di vetro, Sylvia Plath
Era la mia prima grande occasione e io cosa facevo? Stavo a guardare, lasciando che mi sfuggisse come acqua tra le dita. Sylvia Plath, La campana di vetro