Il buon ladrone si chiama Disma (o Tito, in altre versioni); ne conoscevo la storia, certamente, ma non gli avevo mai badato troppo. E avrei continuato a non badargli, nonostante il capolavoro urbinate, se quella ignota guida non avesse detto ai ragazzini, probabilmente per interessarli un po' di più a quei dipinti forse troppo immensi per la loro giovane età, che il ladrone era come un centravanti opportunista, diciamo un Inzaghi: in tutta la sua vita, per tutto il tempo che il Sommo Selezionatore gli ha concesso su questo campo di gioco solcato da lacrime, non aveva fatto nulla per meritare la fiducia dimostratagli, anzi aveva ciccato malamente fior di opportunità di redenzione; ma all'ultimo minuto, credendo in se stesso e nella grandezza altrui, aveva confessato al Cristo i propri peccati e aveva implorato perdono.