A margine di una bella serata con amici/colleghi professionali, ho fatto una considerazione qualitativa delle mie lamentazioni (ebbene sì: era una serata all’insegna di lamento e fastidio): non mi lamento più con dolore e contrizione disperata; quando mi lamento ora, sorrido, faccio battute. Insomma una lamentazione rassegnata, si, ma con allegria, una sorta di accettazione di quel che stiamo vivendo e ci sta capitando in questo periodo storico della nostra vita. Il che probabilmente non è un bene perché in fondo è quasi un aver deposto le armi, un dirsi “non ci possiamo far nulla; mica vogliamo morire?”, però alla fin fine campo meglio e ci posso anche bere su una buona birra (sempre ben consigliata dall’amico Mario) senza dovermi ritirare a casa con quel senso di oppressione che ha offuscato la mia e le altre vite negli anni passati.











