Tanto Mario riapre, prima o poi...
Cosa rende l’atmosfera di un bar affascinante, degna d’essere respirata e vissuta, e tale da farti venire la voglia di tornarci e tornarci ancora?
No, per quanto sicuramente interessanti parti del panorama, le gambe, le tette, il culo, i pettorali, la volitiva mascella del personale di servizio non bastano, contribuiscono ma non bastano.
Altrettanto la qualità dell’offerta, che deve essere all’altezza, senza dubbio, ma che stabilito un livello minimo di decenza e presentabilità, raggiunto e superato quello diventa un attore non protagonista.
Men che meno gli arredi: ho visto luoghi perfetti e bellissimi, che sembravano usciti da Archietectural Digest e che erano vuoti come la busta della spesa di un vegano in macelleria, ed ho visto posti dove un controllo alla validità della vaccinazione antitifica, prima di entrare, era d’uopo, pieni come un uovo sodo un Lunedì sera di Novembre.
Ed allora cosa rimane, porca l’oca….
...
...rimangono tre strepitose cose.
La personalità (attenzione, non l’avvenenza, la personalità) del primo attore dietro il bancone, che non per forza è il proprietario: può essere simpaticissimo con tutti, o magari quello che per trent’anni di colazioni e/o aperitivi e/o bevute serali ti insulta e ti ricopre di miseria manco fossi un terrapiattista della juve ad un convegno di geologi a Firenze, può essere quello che ascolta sempre e solo in silenzio ma oh, come ascolta, o quello che ha un consiglio sempre perfetto per tutti, può essere l’esperto di vini, o birra, o cognac, o grappa o che ne so io, come un astemio integralista che serve alcol per dovere di professione, insomma, non importa cosa sia, ma come lo è, quanta personalità ci butta dentro, quanto ti arriva e ti rimane, quanto è persona e contemporaneamente quanto è personaggio.
E poi la luce, l’illuminazione, sì sì, proprio quello: pensate a quanto può essere assolutamente gradevole e confortante, oppure invivibile un ambiente a seconda di come è illuminato.
Ed in un bar, le luci, devono essere cremose, sapere accarezzare, farti rilassare le spalle, togliere la fatica dagli occhi, e, non in ultimo, abbastanza basse da farti vedere tutti belli, o più belli se non altro.
Infine, terzo e fondamentale e non controllabile elemento la gente che quel bar frequenta.
Quella gente deve starsi simpatica, deve avere voglia di reincontrarsi proprio lì, deve avere una strisciante certezza che in quel bar c’è qualcuno che ti farà piacere vedere, che sia la Domenica mattina a colazione o che sia la notte di Natale che stai passando da solo, quella gente deve essere sovrapposta e sovrapponibile, deve non starsi sulle palle, deve sapersi rispettare reciprocamente, deve avere voglia di sapere come stanno gli altri e chiederlo.
Deve essere gente a cui hai voglia di offrire un caffè.
O cento.
O un bicchiere di vino.
O una botte.
E se c’è il protagonista dietro il banco (o la protagonista, naturalmente), ci sono delle luci che ti fan venire diritto il piséllo solo a sentirtele addosso ed intorno, e c’è la gente che è proprio quella gente che vorresti nel bar in cui vai a bere, quel bar ha l’atmosfera che manco fosse tutto gratis (anche i pompini) nel bar di fronte, tu non faresti cambio.
Al limite un caffè veloce ed un pompino, di là dalla strada, ma poi la serata la faresti nel tuo, di bar.













