memoria #32
Un pregio della disoccupazione è che se non sei persona da cadere nell'ansia ne approfitti per prenderti del tempo per te. Lasciatemelo dire senza ipocrisie. Niente c'è di bello nell'essere senza lavoro, nulla c'è di bello nel non avere mezzi di sostentamento o di doversi appoggiare agli altri, niente. Ma. C'è differenza almeno tra l'essere disoccupati e tra l'essere inoccupati. Disoccupazione, situazione che nella vita mi è capitata, come mi è capitato di lavorare molto ed esser pagata il giusto, lavorare molto ed esser pagata poco o niente a volte, mai son stata pagata più del meritato e non è presunzione è italia. Mai sono stata inoccupata. La prima volta che mi son ritrovata senza lavoro, dopo un periodo di smarrimento e rabbia, ho respirato a fondo, mi son fermata e ho capito molte cose, diverse. E’ vero, è il solito discorso, non ho nessuno da mantenere (non voglio, non potrei comunque) a parte me (poco mi serve, ma mangio pure io), ho il fiato sul collo, lo sento, lo accarezzo a volte gli sorrido e gli dico che ok ti voglio bene pure io, ma anche basta e ti ripeti che no, non hai vent'anni, no, non è mai troppo tardi, mai troppo, ma qualche volta ti guardi allo specchio e il tempo che hai vissuto inizia ad avere un peso e messo sulla bilancia con quello da vivere lo vedi che inizia ad avere un peso significativo. La mia ansia, se così si può chiamare, è il piatto della bilancia del mio futuro, vorrei renderlo ancora più pesante di quello del passato, pieno di cose, grave da portare e i gironi che mi passano senza aver portato a casa nulla per me li vivo come se invece di appesantire il piatto levano qualcosa e lo alleggeriscono e torna il fiato sul collo. Poco mi serve, di poco vorrei riuscire a vivere, è la mia ambizione. Quindi anche se non ho un lavoro e non ho soldi, cerco di avere altro, cerco finalmente di fare qualcosa per me che prima davvero non potevo permettermi. I soldi contano, ma il tempo. Il tempo non te lo ripagano mai abbastanza e non te lo puoi riprendere, non è mai troppo tardi, ma non sarà mai troppo una scusa per cui valga la pena. Alla prima lezione di Microeconomia il professore ci spiegò, in modo abbastanza ilare, che il problema che la scienza (morbida) dell'economia cercava, invano, di risolvere era quello connesso tra i soldi e il tempo. Quando hai i soldi non hai il tempo. Quando hai il tempo non hai i soldi. Prendete Onassis ci disse, soldi che non sapeva che farsene, però malatissimo. Alla fine ne aveva talmente tanti e talmente tanto poco tempo che iniziò a fare regali al suo entourage, addirittura dei poggia piedi d'oro, che mi chiedo cosa potesse farsene un cameriere a parte venderselo, ma tant'è. Soldi e tempo. Tempo e soldi insieme solo pochi possono permetterselo e alla fine solo chi ruba o l'uno o l'altro. E io non sono dio.
E quindi adesso la mattina dopo essermi potuta permettere quell'ora in più nel letto, mi masturbo. Mi concedo quell'orgasmo in più. L'orgasmo della disoccupazione, mi prendo il tempo che ho guadagnato scambiandolo coi soldi che non ho. Più povera e più eccitata. Che poi io non so cosa succede a voi, che quando vi chiedono: ma a cosa pensi quando ti masturbi? Uomini? Tette? Sesso? Gattini? Torte? A me capita una cosa strana. Io è come se sognassi. Prati immensi. Fiori. Uccelli che volano sul mare. E picnic sull'erba. Donne vestite leggere che ridono. E fiori fiori fiori, colorati. Aria aperta e risate. E capelli sciolti. Un vento leggero sul viso. E poi vengo.











