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Lo scultore
Ultimamente mi è capitato di ripensare allo Scultore di Scott McLoud. Il tema classico del dannarsi per raggiungere un fine artistico sacrificando la propria vita. Perdere buona parte del proprio tempo sulla Terra, che nessuno ci assicura ce ne sia più in là, per raggiungere una immortalità letteraria. E che in fin dei conti la vera vita si sia vissuta sapendo che il tempo rimanente fosse agli sgoccioli e che, soprattutto, si sia vissuta e conclusa con un inno (in questo caso una scultura) al concepimento stesso della vita. Mi ha un poco ricordato anche quel film magari non brillante (City of Angel) che in verità a me è piaciuto. E questo induce a pensare “Ma quanto tempo perdiamo? Quanto ne perderemo? Ne vale davvero la pena?” E la risposta non convince mai del tutto.