15 giorni in 15 minuti
E’ scattata l’ora x. E’ mezza notte meno un quarto.
No, non è vero. In realtà sono le due di un sabato pomeriggio, ma è così che mi sento da qualche giorno.
Mi presento: sono quella sfigata di Cenerentola a cui tra 15 minuti il vestito elegante che indossava tornerà ad essere una pezza, la carrozza di cristallo tornerà ad essere una zucca e tutto lo sbrilluccichio che l’ha accompagnata in quella notte magica, sparirà.
Una notte che per me dura da due mesi.
Questo è il momento in cui guardandomi intorno non penso più a quanto tutto ciò che guardo sia bello, ma quanto tutto ciò che guardo mi mancherà. Questo è il momento in cui inconsciamente inizio a mettere nero su bianco, impilate una sotto l’altra come in una operazione matematica, tutte le cose in cui sono inciampata in questa terza volta a San Francisco.
L’elenco è lungo. Fatto di paesaggi da togliere il fiato, di facce, di incontri, di mani strette, di serate, di margaritas, di road trip, di lavoro, di networking e di coworking. E’ fatto di lui, di mare, di spiagge, di ponti e di abbracci. E’ fatto di Italiani, Americani, Indiani, Taiwanesi, Cileni e Cinesi.
+ + - + + - + = ______ linea Risultato
Vorrei skippare all’infinito il momento in cui tiri giù la linea. Vorrei che fosse un elenco senza inizio e senza fine, fatto dagli eventi che la quotidianità di vivere qui possa portare. Vorrei che quella linea non segnasse la fine di nulla ma anzi fosse un sottile filo di cotone, e io armata di ago e ditale incominciassi a cucire insieme questi pezzi e i prossimi.
Ho paura a tirar giù la linea. Ho paura perché sono certa del risultato.
Ho ancora altri 15 giorni, e cose da aggiungere all’elenco. Ho ancora altri 15 giorni e ho paura passeranno in 15 minuti








