Una delle sensazioni peggiori è tornare a essere estranei dopo aver condiviso pensieri intimi e momenti di fragilità.
seen from China
seen from United States
seen from China
seen from United States
seen from Russia
seen from Germany
seen from United States

seen from Malaysia
seen from Germany
seen from France
seen from Russia
seen from United Kingdom
seen from China
seen from China
seen from United States

seen from Norway
seen from China

seen from Norway

seen from Malaysia
seen from Italy
Una delle sensazioni peggiori è tornare a essere estranei dopo aver condiviso pensieri intimi e momenti di fragilità.
Niente mi tormenta di più delle questioni in sospeso e dei rapporti lasciati a metà.
Passa. Ma ti cambia.
Mio padre mi ha insegnato cos'è l'amore. Mi ha avuta a 19 anni, ha studiato medicina e quando faceva i turni in ambulanza mi passava a salutare fuori dall'asilo, rallentava davanti alla cancellata di metallo tutta colorata e mi salutava con la mano. Quando era inverno mi scaldava i vestiti sul termosifone prima di svegliarmi per andare a scuola. Per il mio compleanno era il primo a farmi gli auguri, facendomi trovare sempre un piccolo regalo accanto al letto. Mi ha sempre assecondato in tutte le mie passioni e quando facevo qualche spettacolo era sempre in prima fila. Mi portava in moto con lui stringendomi forte. Giocavamo ai videogiochi fino a tarda sera ma "non dirlo alla mamma". Se non sto bene lo sente anche a distanza e mi manda un messaggio, oppure mi chiama. A Natale addobbavamo il giardino come le case americane, con led e luci che Las Vegas scansati, e ogni anno era la stessa storia "Forse abbiamo esagerato, tua madre ci caccia fuori casa." Andavamo al cinema insieme o ai concerti. Spesso lo guardavano male, perchè abbiamo quell'età in cui lui sembra lo sugar daddy della situazione. L'anno scorso ha perso il suo migliore amico e i suoi genitori nel giro di 12 mesi, e io lo so che non sta bene. Adesso vivo a 350 km, che non sono chissà che, ma sono incompatibili con una serata in memoria dei vecchi tempi. Oggi è il suo compleanno e lo so che sta pensando ai posti vuoti a tavola. "Non ho nessuna voglia di festeggiare, mi sento un po' solo, quest'anno è un giorno qualunque. Vorrei mangiare un panino con te mentre mi racconti qualcosa di stupido." mi ha detto. E così mi farò 350+350 km in una serata per andare a trovarlo, perchè no, non è un giorno qualunque e no, non è solo ma sì, ho un sacco di cose stupide da raccontargli.
Quello che non ti uccide ti fa svegliare alle 4 di notte con la tachicardia e poi ti tiene sveglio.
Torno a casa da lavoro e il cancello non si apre. Vabè, scavalco. Fai la casa domotica, dicevano, è comodissima. Sì, è comodissima quando c'è corrente. Provo ad aprire la porta di casa e niente. Vabè, userò la chiave normale. La stessa chiave che è dentro casa. La vicina mi vede sull'uscio e mi dice: ehhh siamo senza corrente. Risatina isterica. Signora, sono chiusa fuori casa, le dico rassegnata. Lei mi fa un cenno di andare sotto al suo portico e mi offre un'aranciata. Poco dopo si avvicina la signora Luciana, altra vicina, che sbuffa e bofonchia dicendo che stava cucinando il sugo e che ora si sciuperà. Lorena, la mia vicina, le dice ma mica so' questi i problemi, il ragù è sempre bbono, viè qua che se magnamo il gelato checc'ho in frizzzzzer sennò lo devo buttà.
E io sto lì, a sentire i racconti di morti e delitti di paese, mentre mangio gelato e bevo aranciata. Passa un'ora. La via è completamente senza corrente, anche i semafori non vanno. Si sentono clacson e frenate in lontananza. Arriva la signora Daniela: ohhh che state a fà? L'avete fatta l'acqua di San Giovanni?
E così, poso la vaschetta di gelato per raccogliere i fiori del giardino che abbiamo in comune. Poi giochiamo a burraco. Io e la Lory (ha detto che le amiche la chiamano così) contro Daniela e Silvana. La vita è anche questa: passi la giornata in ufficio pensando se stai vivendo la vita che vuoi vivere davvero e finisci la giornata con tre vedove quasi 90enni a un tavolino di plastica bollente dal caldo.
Amare incondizionatamente non vuol dire tollerare incondizionatamente.
No, non sto assolutamente piangendo perché la mia (ex) professoressa di letteratura italiana del liceo, oggi 83enne, mi ha scritto una lettera a mano, con la tipica calligrafia di chi ha studiato alle magistrali negli anni '60, per dirmi che mi ringrazia perché i miei libri le hanno fatto compagnia durante la chemio e che da quando è guarita continua a sfogliarli perché sono stati una compagnia vera e sincera, che è fiera di me e che mi ha messa sullo scaffale della sua libreria affianco a Gadda, il suo autore preferito, la cui tesi è studiata ancora oggi all'Università di Bologna.
NON STO PIANGENDO STO PROPRIO DILUVIANDO DAGLI OCCHI QUALCUNO FERMI QUESTE LACRIMEEEE AAAAAAAAAAAAAAA MALEDETTA EMOTIVITÀ MALEDETTISSIMI RICORDI AAAAAAAAAAA DILANIATA NEL PROFONDO DA UN MIX DI TUTTO AAAAAAA