listening to mag 24, crying, hearing Sasha say “is it Calliope, or CalliOpe?”, crying harder, hearing that Tim “happened” to be reading about circuses, crying so hard I pass out–
actually no it kills me that leanne could play the calliope and then we never got any follow up on her. an old circus calliope that definitely should have needed some sort of internal pressure in order to work and it just responded to her touch
I like to headcanon that Nikola dressed the clown doll from MAG024 up as herself for no real reason other than that the magnus archives continues to be A Podcast
So I made a sequel to that one Mike drawing, but in a move no one was suspecting, instead of literally anyone plot relevant I chose to draw MAG024′s statement giver
[pdf con testo inglese a fianco / pdf with english text on the side]
ARCHIVISTA
Dichiarazione di Leanne Denikin, riguardo a un antico organo calliope brevemente in suo possesso nell’agosto 2004. Dichiarazione originale rilasciata il 17 gennaio 2005. Registrazione audio di Jonathan Sims, Capo Archivista dell’Istituto Magnus, Londra.
Inizio della dichiarazione.
ARCHIVISTA (DICHIARAZIONE)
Fatemi mettere in chiaro una cosa: non ho paura dei clown. Non li trovo neanche divertenti. Solo un po’ sconcertanti, a dire il vero. Non ho mai capito perché la gente trovi degli uomini adulti con un stupidi trucchi e parrucche divertenti. O spaventosi. È la stessa cosa con le bambole. La gente parla dei loro freddi occhi morti, ma non sembrano avere alcun problema con le statue. Immagino che ora io abbia una buona ragione per avere paura di entrambi. Ma voglio che voi capiate, non ho immaginato cose per la paura. È successo.
Non fu una sorpresa quando mio nonno morì lo scorso agosto. Avevo vissuto con lui per quasi due anni nella sua casa a Bootle, prendendomi cura di lui durante la sua malattia. Mia madre aveva i suoi problemi al tempo, e quel buono a nulla di mio padre non voleva averci niente a che fare, quindi prendersi cura di mio nonno toccò a me. Non era così male, a dire il vero.
Mio nonno era un uomo strano a volte. Era stato un giostraio per buona parte della sua vita, lavorando con circhi itineranti e spettacoli di fenomeni da baraccone in tutta Europa, ed era diventato una specie di recluso negli ultimi anni. E bestemmiava in continuazione. Mettetelo davanti ai tasti di un pianoforte, però, e io non conosco nessun altro in grado di suonare bene come lui. Come ho detto, non fu una sorpresa quando alla fine morì, ma per me fu comunque difficile. Come forse avrete intuito, non ho un buon rapporto con i miei genitori, e ho sempre avuto qualche problema a farmi degli amici, quindi… quando se ne andò, fu un duro colpo.
Non uscii quella settimana. O la successiva. Vidi Joshua, il mio… compagno, immagino si potrebbe chiamare, ma a parte quello, non vidi nessuno tra la morte di mio nonno e il funerale. Eravamo solo io, Josh e mia madre. Il nonno non aveva mai frequentato la chiesa, ma mia madre era molto devota, quindi aveva pagato per un funerale metodista, e così fu. Era un giorno caldo e afoso, e ricordo di essermi domandata se il bruciore nei miei occhi fosse dovuto alle lacrime o al sudore. Venne fuori che il nonno mi aveva lasciato la sua casa. Non me ne resi davvero conto per un po’ - quell’edificio era stato quello in cui più mi ero sentita a casa per così tanto tempo che in qualche modo l’avevo sempre considerato mio.
Passare in rassegna i vecchi documenti di mio nonno e i suoi averi fu più dura di quanto mi aspettassi. Fu solo leggendo alcune sue lettere che scoprii che il suo nome di nascita era Nikolai - lui si era sempre fatto chiamare Nick. Alla fine sistemai tutto. Avevo una piccola scatola di ricordi che volevo tenere, ma… non ero ancora in grado di buttare via tutto il resto. Decisi di spostare tutto in soffitta. Sapevo che la casa ne aveva una, anche se non ci ero mai entrata. Era sempre stata chiusa a chiave. Non era un mistero o cose del genere, semplicemente mio nonno non aveva avuto bisogno di prendere niente da lassù nel periodo in cui avevo vissuto con lui. Almeno, era quello che pensavo.
Fu solo allora che realizzai di non esserci mai entrata. Con fastidio, scoprii presto che nessuna delle chiavi che mi erano state date con la casa aprivano il lucchetto. Non ebbi fortuna neanche cercando nel resto della casa. Alla fine dovetti rompere il lucchetto con delle tenaglie che trovai nel garage.
C’era anche una scaletta nel garage, quindi salire nel piccolo buco quadrato non fu un problema. Mi resi conto in quel momento che non avevo una torcia, ed era molto buio. Nonostante fosse estate, la soffitta era fresca, quasi fredda. Presi in considerazione l’idea di riscendere a prendere una torcia e una giacca, ma quando allungai la mano toccai qualcosa che sembrava una cordicella. Diedi uno strattone, e una piccola, debole lampadina venne alla luce, e io vidi cosa c’era nella soffitta.
Quando mi ero ricordata della soffitta, ero stata infastidita. Pensavo che ci sarebbe stata molta più roba lassù, che avrei dovuto passare altri giorni a sistemarla. Ma quando accesi la luce, vidi che era quasi completamente vuota. Le uniche cose che c’erano erano un vecchio baule, un piccolo sgabello e un organo calliope rosso brillante. Il soffitto era anche più alto di quanto mi aspettassi. Potevo stare completamente in piedi senza piegarmi.
Mi avvicinai lentamente all’organo a vapore. Era rosso brillante, e in condizioni eccellenti, a parte per uno spesso strato di polvere. C’era una piccola targa di ottone che diceva semplicemente “Il Calliafono”. Le canne di ottone che spuntavano dalla parte superiore brillavano ancora leggermente sotto la polvere, e notai che c’era una scritta, incisa sul coperchio della tastiera. Diceva: “Taci, ‘ché c’è strana musica”.
Poi andai al baule, e rimasi sorpresa perché non era chiuso a chiave. Aprendolo si alzò una nuvola di polvere e tossii alcune volte prima di riuscire ad alzare il pesante coperchio. Dentro c’erano delle bambole. Molte. Sembravano vecchie, con flosci corpi di tessuto logoro con in cima delle teste rotonde e fuori misura con grandi occhi dipinti che fissavano dal fondo in ombra del loro baule. I capelli su ognuna erano di lana intricata e pur non essendo sicuramente il tipo di bambole che userebbe un ventriloquo, le teste avevano bocche simili, blocchi di legno che si aprivano e chiudevano per simulare il parlato. Almeno, avrebbero dovuto. A quasi tutte era stato strappato malamente il blocco della mandibola, lasciando solo schegge frastagliate tra le loro guance.
Contai che c’erano in tutto 23 bambole, e solo una di esse aveva ancora la mandibola intatta. Era quella che sembrava la più vecchia in assoluto, ed era una piccola bambola di clown. Il suo corpo consunto era a pois bianchi e viola, con tre pompon attaccati sul davanti, e una gorgiera appena sotto la testa. Non le rimanevano capelli di lana, ma al loro posto aveva un alto cappello a punta. La faccia era colorata di un bianco puro, e gli occhi erano chiusi, con linee nere disegnate su di essi. L’unico colore era una goccia di rosso lungo la mandibola a cerniera. Un sorriso.
Come ho detto, non ho paura dei clown, e non ho paura delle bambole. Quella cosa era brutta, però. Fui quasi sollevata, a dire il vero, di avere trovato delle vecchie cose di mio nonno che non avrei avuto problemi a buttare. O forse a vendere. Erano sicuramente antiche, quindi forse potevano valere qualcosa. In ogni caso, rimisi l’orrenda bambola clown nella scatola e chiusi il coperchio. Sono certa di avere chiuso il coperchio.
[La porta si apre]
Tornai alla calliope. Non c’era-
SASHA
Pensavo si pronunciasse “Càlliope”
ARCHIVISTA
Sasha? Sei… tornata presto - pensavo che stessi provando ad avere i rapporti di polizia del caso di Harold Silvana?
SASHA
Ci ho provato e ci sono riuscita. Erano abbastanza utili, a dire il vero.
ARCHIVISTA
Oh… bene. Ottimo lavoro.
SASHA
Allora, sappiamo se si pronuncia “Càlliope” o “Callìope”?
ARCHIVISTA
L’ho sentito pronunciare anche come “Càliop”.
SASHA
Sul serio? Da chi?
ARCHIVISTA
Americani.
SASHA
Ah.
ARCHIVISTA
Per quanto ne so non c’è una pronuncia “corretta”. Ma originariamente prendono il nome dalla musa greca Calliope, quindi…
SASHA
Le persone capiranno che è preso dalla mitologia greca?
ARCHIVISTA
Se lavorano all’Istituto Magnus, spero proprio di sì.
SASHA
L’ho solo sentito più spesso come “càlliope”.
[La porta si chiude]
ARCHIVISTA
Ripresa della dichiarazione.
ARCHIVISTA (DICHIARAZIONE)
Tornai alla calliope. Non c’era nessun lucchetto sul coperchio, o alcun interruttore visibile all’esterno. La aprii, e i tasti al suo interno brillarono come se appena lucidati. Ora, al tempo non sapevo come funzionasse una calliope. Pensai che fosse semplicemente uno strano pianoforte a canne. Non sapevo che servisse un mantice funzionante per farla suonare, e anche se l’avessi saputo, non avrei saputo dove trovarne uno o come usarlo. A rigor di logica, quando mi ci sedetti di fronte e premetti un tasto, non sarebbe dovuto accadere nulla. Invece, da una delle canne uscì una nota forte e ululante e io quasi caddi dallo sgabello per la sorpresa. Ricordo di avere sentito una volta che il suono di un organo a vapore può essere sentito da un miglio di distanza, e quando risuonò quell’acuto fischio ci credetti.
Cominciai a suonare un motivetto. Mio nonno aveva avuto un pianoforte, un tempo. Si era rotto anni prima e non aveva mai avuto i soldi per sostituirlo, ma mi aveva insegnato le basi. C’era una melodia che, quando ero bambina, insistevo sempre perché mi suonasse. Non mi aveva mai detto il suo nome, se ne aveva uno. Io l’avevo sempre chiamata “Sempre più veloce”, a titolo di descrizione. Una melodia da circo allegra e vivace che cominciava con una lentezza quasi insostenibile per poi aumentare nel ritmo, diventando sempre più veloce finché le dita di mio nonno si sfocavano. Mi assecondava sempre quando gli chiedevo di suonarla, e in quel momento fui io a suonarla per lui. I fischi lamentosi erano quasi assordanti in quello spazio angusto. Sapevo che probabilmente i vicini si sarebbero lamentati, ma non mi importava. Continuai a suonare.
Il motivetto si fece più veloce, più frenetico, e io sentii qualcosa crescere dentro di me. Era come se la chiusura finale alla perdita di mio nonno fosse a portata di mano, e se fossi andata più veloce, se avessi suonato a una velocità sufficiente sarei riuscita a raggiungerla. Ma le mie dita scivolarono, e la musica divenne improvvisamente una cacofonia discordante. Non sono mai stata brava come Nonno Nick. Rimasi seduta lì in silenzio per un minuto. Quando mi voltai per andarmene, però, vidi che il vecchio baule era aperto, e la bambola del clown giaceva in cima alla pila. Anche se i suoi occhi dipinti erano chiusi, mi sentivo come se mi stesse guardando. Il suo sorriso sembrava leggermente più ampio di prima. Chiusi il baule e scesi la scala.
Non pensai davvero alle strane cose in soffitta nella settimana seguente o giù di lì. Avevo un sacco di altre cose da fare. Fu solo quando Josh passò di nuovo a trovarmi, e mi chiese perché il piccolo buco del soppalco fosse aperto, che mi ricordai. Gli dissi che dovevo mostrargli qualcosa di forte, e tirai fuori la scala. Fu abbastanza colpito dalla calliope, ma andò un po’ fuori di testa riguardo le bambole. Non sapevo che ne avesse paura. Mi fece chiudere il baule quasi nell’istante in cui le vide, e continuò a controllare per assicurarsi che fosse chiuso a chiave. Decisi di non raccontargli della prima volta che si era aperto da solo.
Mi chiese se potessi suonare qualcosa sull’antico organo a canne, quindi mi sedetti e cominciai a suonare il vecchio motivetto. Di nuovo cominciai a prendere velocità mentre i fischi cominciavano a stridere. Sentii una mano toccare la mia con fermezza, fermando di colpo la musica. Josh era lì in piedi, tremava leggermente e il suo volto aveva un pallore mortale. Istintivamente guardai il baule di bambole, ma il coperchio era saldamente chiuso. Gli chiesi cosa non andasse e lui disse che non lo sapeva. Voleva solo andarsene. Subito. Quindi ce ne andammo. Scendemmo dalla soffitta, e abbassai la botola di legno dietro di noi.
Le settimane successive furono… spiacevoli. Non voglio entrare nei dettagli. Diciamo solo che ho scoperto che dopo tutto Josh era solo un altro stronzo. La nostra relazione stava già attraversando un momento burrascoso. Non aiutò il fatto che in quelle ultime settimane lui diventò lunatico, irascibile, costantemente con i nervi a fior di pelle. Quando alla fine scoprii che aveva… non importa. Ci lasciammo. Questo praticamente mi distrusse, così poco tempo dopo la morte di mio nonno. Ricominciai a isolarmi da tutto.
Alla fine, successe inciampando su uno scatolone. Uno di quelli in cui avevo messo la roba di mio nonno, e che non avevo ancora portato in soffitta. Decisi di farla finita. Immagino sperassi che una casa più ordinata mi avrebbe dato più spazio per pensare. Quindi, per la terza volta, tirai fuori la scala e salii in soffitta. Non mi ci volle tanto quanto pensavo per sistemare le scatole, e nel giro di un’ora avevo finito. Ero stata così concentrata nel mettere via tutti i miei ricordi che non avevo neanche guardato il vecchio baule. Quando stavo per scendere gli lanciai un’occhiata, e mi bloccai.
Il coperchio era di nuovo aperto, e il clown era in cima. Non mi stava osservando quella volta. Sembrava invece guardare una bambola che non avevo visto prima. Anche questa aveva ancora la mandibola, e giuro che assomigliava a Josh. Stessa giacca marrone malandata, stessi vecchi jeans. Persino i suoi capelli di lana nera facevano quel guizzo che lui ci metteva sempre così tanto a ottenere. Giaceva addosso al lato della scatola, e giuro che sembrava che il clown si allungasse verso di lei. Sbattei giù il coperchio e tagliai la corda. Comprai un lucchetto il giorno dopo.
Ora, ho portato una copia della testimonianza che ho dato alla polizia, perché dovete credermi quando vi dico che non ho più suonato la calliope. Non ho avuto niente a che fare con quello che è successo a Josh. Tornai a casa dal cinema circa una settimana dopo e scoprii che c’era stata un’effrazione a casa di mio- a casa mia. Ecco, è tutto nel rapporto sul furto con scasso che ho rilasciato alla polizia. La serratura della porta d’ingresso era rotta e penzolava dolcemente avanti e indietro. Sul momento corsi in salotto, in camera da letto, ma non era stato preso niente. Gli elettrodomestici, i miei gioielli, non erano stati toccati. Mi si chiuse lo stomaco quando realizzai, e corsi verso la soffitta. Come avevo pensato, era aperta, il lucchetto strappato via dal gancio. La calliope e il baule erano spariti.
Interrogarono i miei vicini al proposito. Nessuno aveva visto nulla, a parte la signora Harlow, che disse che aveva notato due persone portare fuori pezzi di lastre di metallo rosse e tubi di ottone. Non ricordava alcun dettaglio, solo che “sembravano professionali” e aveva pensato che fossi stata io a far portare via delle cose. La polizia non li trovò mai.
Ho solo bisogno che mi crediate. Che sappiate che non avevo suonato di nuovo quella cosa. Non fu colpa mia quello che successe a Josh. Dio sa che lo odiavo abbastanza allora ma… Non gli avrei mai augurato una cosa del genere. Non così. Immagino non ci sia bisogno che vi dica come lo trovarono. Quattro giorni dopo, morto nella sua camera. La sua gola era distrutta. E la sua mandibola strappata di netto. La polizia non la trovò mai.
Non ci avrei pensato, davvero. Non avrei… messo insieme i pezzi in quel momento. Se non fosse per il fatto che, negli ultimi giorni della nostra relazione, Josh aveva avuto un crollo. Mi diceva che continuava a sentire quella musica della calliope. In lontananza, quando era solo. E si stava gradualmente avvicinando. Voglio dire, si dice che si possa sentire da quasi un miglio di distanza.
ARCHIVISTA
Fine della dichiarazione.
Pur avendo quelle che considererei delle naturali riserve riguardo un racconto di bambole clown assassine, ci sono alcune cose che mi rendono più incline del solito a credere a questa dichiarazione. Innanzitutto, come la signorina Denikin dice, ha in effetti fornito una copia del rapporto ufficiale di polizia riguardante il furto con scasso, che include una testimonianza di una certa Irene Harlow che sembra confermare che la signorina Denikin effettivamente possedesse sia un baule che un organo calliope, quindi per lo meno quelli esistevano.
Anche la morte di Joshua Drury è per lo meno tanto misteriosa quanto lei l’ha descritta. Oltre alla mandibola strappata via dal suo teschio, le prove raccolte indicano che la sua gola è stata tranciata da un qualche tipo di corda, apparentemente intrecciata con spessa lana. Non c’erano segni evidenti di lotta o di effrazione, non sono state trovate tracce di DNA che non fosse suo in nessuna delle stanze. Nessuno è stato arrestato per il crimine.
Quando abbiamo discusso il caso, Tim ha detto che gli ricordava di alcuni articoli che aveva letto riguardo i circhi itineranti in Russia e Polonia nei primi anni del ventesimo secolo. Per curiosità, ho recuperato alcuni dei volumi che ha menzionato dalla biblioteca dell’Istituto, e in effetti, a pagina 43 di Fenomeni da Baraccone e Seguaci: Circhi negli anni ‘40 di Gregory Petry, ho trovato una riproduzione di una vecchia fotografia in bianco e nero. Mostrava un piccolo gruppo di lavoratori di circo: un contorsionista, un mangiatore di fuoco, due uomini forzuti, un direttore del circo e un organista seduto dietro una calliope.
La fotografia è indicata come risalente al 1948 e scattata a Minsk, Russia. Solo il direttore e l’organista sono nominati: Gregor Orsinov e Nikolai Denikin. Il nome della troupe era Цирк другого [[Tsirk druh-grova]] - il Circo dell’Altro. Il nome mi suona familiare, ma non riesco a trovare altri riferimenti a riguardo.
La signorina Denikin è emigrata nel Sud-Est Asiatico due anni fa, quindi non è stata disponibile per rilasciare un seguito alla dichiarazione, ma sono sicuro che ci debba essere altro a riguardo negli Archivi. Perché so per certo che nel Magazzino Reperti dell’Istituto Magnus c’è un organo a vapore calliope rosso brillante.
Quando ho chiesto ad Elias, mi ha detto solo che il registro della sua acquisizione è “probabilmente da qualche parte nell’archivio”, e nessun’altro sa nulla a parte che è stato acquisito intorno al 2007. Il coperchio della tastiera è chiuso saldamente, e incise sulla superficie ci sono le parole: “Taci, ché c’è strana musica”.