No, non stanno mentendo o immaginando e non sono "pazze/i":
In Italia, circa il 26% della popolazione, soffre di dolore cronico.
Esso perdura nel tempo e può essere presente anche in assenza dell'identificazione di una causa organica.
Il dolore percepito genera una compromissione della vita familiare, sociale e lavorativa.
Spesso, chi soffre di malattie che generano dolore cronico deve scegliere quali attività compiere durante la giornata e quali tralasciare (anche se si tratta di impegni che la maggioranza delle altre persone svolge senza problemi).
Oltre a ciò spesso sono presenti variabili psicologiche che interagiscono con quelle organiche, influenzano la malattia e rendono maggiormente invalidante la gestione del quotidiano.
A questo "carico" fisico e psicologico, di frequente si aggiunge la difficoltà nell'ottenere una diagnosi e una comprensione del proprio malessere.
Alcune malattie inizialmente non vengono riconosciute e a volte passano anni prima di ricevere una diagnosi (e una cura, per quanto possibile).
Questi anni sono contraddistinti da tante emozioni sgradevoli, da un senso di solitudine e in parte di mancata comprensione dall'esterno.
Di frequente ci si sente dire che si è esagerati, che il dolore provato è immaginario, che si è "pazze/i” (perché si usa ancora questa parola?).
Seppure non si può aiutare concretamente chi ne soffre (e ha bisogno di una terapia farmacologica e a volte di un sostegno psicologico o psicoterapia), si può però utilizzare un linguaggio diverso, offrire il proprio sostegno o almeno non accusare (perché farlo aggiunge ulteriore dolore).
Non possiamo sapere cosa prova l'altro.
(IG: valentinavazzana_psicologa)


















