Mammotion Spino E1: questo robot piscina cordless costa 499€ e ho scoperto dove ti frega - Recensione
Una piscina la apri a maggio con tutte le buone intenzioni del mondo. Poi arriva la prima settimana di vento, cadono le prime foglie, il polline fa quella patina giallina sul pelo dell'acqua, e ti ritrovi col retino in mano alle otto di sera a fare il gesto che giuri di odiare. Ecco, è da lì che parte tutto. Da quella rottura lì. Mammotion la conoscevo per i tosaerba robot, quelli che ti tagliano il prato mentre tu fai altro. Sentire che si buttavano in acqua, letteralmente, mi ha incuriosito e insospettito allo stesso tempo. Primo prodotto del marchio in questa categoria, prezzo aggressivo, promesse grosse. La domanda me la sono fatta subito: un'azienda che fa robot da giardino sa davvero come si pulisce una vasca? L'ho avuto tra le mani per qualche settimana, e l'ho messo alla prova in due contesti opposti. La prima è la piscina fuori terra di Emanuele a Ciampino, struttura con telo, niente di lussuoso, di quelle che monti a inizio stagione e che vivono sotto gli alberi. La seconda è una interrata molto grande, rivestimento in vetroresina, casa di un amico che ha la fortuna di una vasca seria, lunga, con angoli, gradini e una sezione profonda. Due mondi diversi. Stessa identica seccatura di fondo: foglie, sabbia fine, qualche insetto annegato. Il Mammotion Spino E1 nasce per togliermi quella seccatura dalle mani. Robot senza fili, cosa che già da sola cambia parecchio le carte. Niente cavo da srotolare, niente da inciampare, niente da riavvolgere. Pulisce fondo, pareti e linea di galleggiamento in una passata sola, e costa molto meno di quanto ti aspetteresti da una roba così. Funziona? Funziona sì, ma con dei "però" che vale la pena raccontare per bene. E qualche sorpresa, in positivo e in negativo. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing La scatola arriva, e la prima cosa che pensi è: leggera. Non in senso dispregiativo, intendiamoci. È che questo robot pesa 9,3 chili a secco, e dopo aver maneggiato modelli che sembravano incudini, sollevare il cartone con una mano sola fa un certo effetto. Buon segno, almeno per la schiena. Apertura ordinata. Il corpo del robot è incassato in una sagoma di polistirene, ben protetto, niente che balli dentro la confezione. Sotto e ai lati trovi il resto: l'alimentatore con cavo di ricarica, il cestello filtro, un manuale cartaceo multilingua (italiano incluso, tradotto in modo accettabile, qualche frase un po' legnosa ma si capisce tutto), e la documentazione di garanzia. E basta, più o meno. Devo dire una cosa sulla dotazione. Su un prodotto che di listino sta sugli 800 euro, mi sarei aspettato qualcosina in più nel pacco. Un gancio per recuperarlo dal bordo, per dire, viene venduto a parte (una ventina di euro). Pure il battistrada di ricambio è accessorio separato. Niente borsa per il trasporto, niente kit di manutenzione, niente spazzolino per le rotelle. Capisco la logica del prezzo contenuto, e onestamente preferisco pagare meno il robot e comprare gli extra solo se servono. Però, ecco, una piccola attenzione in più non avrebbe guastato. Quello che invece mi è piaciuto è il cestello dei detriti: estraibile dall'alto, lavabile sotto il rubinetto, montato e smontato senza attrezzi. La sensazione, fuori dalla scatola, è di un oggetto pensato per essere usato da chiunque, anche da chi con la tecnologia non ci va d'accordo. E in fondo è quello che serve. Mica tutti vogliono studiarsi un manuale per pulire la piscina. Design e costruzione Esteticamente non grida. Linee tondeggianti, plastica in due tonalità, un look funzionale che non cerca di stupire nessuno. La prima volta che l'ho appoggiato sul bordo a Ciampino, Emanuele ha detto "ah, è piccolo". Ed è vero, è compatto. Le dimensioni sono di 444 x 412 x 243 millimetri, un blocchetto che entra in un armadietto da giardino senza doverti inventare lo spazio. La scocca è plasticosa nel senso buono: non scricchiola, le giunture sono pulite, e il manico superiore trasmette abbastanza fiducia quando lo afferri. Su quel manico però ho un appunto, lo stesso che ho letto anche da altri che l'hanno provato: è liscio, senza alcun rivestimento gommato. Quando lo tiri su dall'acqua con le mani bagnate scivola un pochino. Non è un dramma, ma una rifinitura antiscivolo qui ci stava tutta. Sotto, il robot monta due cingoli in gomma, larghi 40 millimetri, tipo carrarmato in miniatura. Sono questi a dargli aderenza sulle pareti, e lavorano bene anche su superfici scivolose come il telo della fuori terra. Davanti e dietro ci sono due rulli a spazzola da quasi 29 centimetri, con setole abbastanza decise da staccare lo sporco senza aggredire i rivestimenti delicati. La sensazione, a toccarli, è di roba solida. Il dettaglio che ho apprezzato meno, e qui sono d'accordo con chi l'ha sottolineato online, è il tappo della porta di ricarica. È un tappino in gomma da togliere e rimettere. Dopo i cicli, togliendolo, un paio di volte ho trovato un velo di umidità lì attorno. Non ha mai compromesso la ricarica, sia chiaro, e la protezione complessiva è IPX8 con batteria a doppio strato impermeabile, quindi la macchina sta sott'acqua tranquilla. Ma quel tappino, rispetto a sportellini con cerniera che si chiudono da soli visti altrove, sembra una soluzione un gradino indietro. Piccolezza? Sì. Ma su un oggetto che vive immerso, le piccolezze contano. Costruzione, nel complesso, onesta. Non premium, non cheap. Sta nel mezzo, e per la fascia di prezzo va più che bene. Specifiche tecniche Specifica Valore Modello Mammotion Spino E1 Tipologia Robot piscina cordless (senza fili) Dimensioni 444,15 x 412,27 x 243,36 mm Peso (a secco) 9,3 kg Batteria Litio 6.000 mAh Autonomia Fino a 210 minuti Tempo di ricarica Circa 3 ore Sistema motore 3 motori brushless Potenza di aspirazione Max 5.800 GPH Cestello filtro 180 µm, capacità 2,8 litri Spazzola a rullo 289,6 mm Cingoli Caterpillar allargati da 40 mm Risalita pareti Fino a 110° di pendenza Copertura piscina Fino a 150 m² Profondità d'acqua da 0,6 a 3 m Sensori 17 (navigazione SmartArc) Modalità di pulizia 5 Parcheggio automatico Sì, a pelo d'acqua Scarico rapido acqua Sì (circa 5 secondi) App companion Mammotion (iOS/Android) Aggiornamenti OTA firmware Grado di protezione IPX8 + batteria doppio strato Compatibilità acqua salata Sì, fino a 5.000 PPM Superfici compatibili Cemento, vetroresina, vinile, piastrelle, Pebble Tec Forme piscina Rettangolare, rotonda, forma libera, a fagiolo Tipo piscine Interrate e fuori terra Garanzia 2 anni Componentistica Sotto la scocca c'è più ingegneria di quanto il prezzo lascerebbe immaginare. E qui viene una delle parti interessanti. Il sistema si regge su tre motori brushless. Due gestiscono la trazione dei cingoli, uno è dedicato all'aspirazione. La scelta del brushless non è banale: significa meno attrito, meno usura, e in teoria una durata più lunga rispetto ai motori a spazzole tradizionali. Sulla carta genera fino a 5.800 GPH di aspirazione, un numero che fa la sua figura sulla scheda tecnica. In vasca, tradotto, vuol dire che la macchina risucchia senza fatica sabbia fine, foglie, polline e qualche detrito più consistente. Ho buttato apposta una manciata di sabbia sul fondo della fuori terra per vedere: l'ha tirata su senza storie. I due rulli a spazzola, anteriore e posteriore, ruotano in senso opposto e creano una specie di corridoio che convoglia lo sporco verso la bocca di aspirazione. Funziona bene sulle superfici lisce. Sui rivestimenti più morbidi, come il telo, conviene comunque dare un'occhiata ogni tanto per essere sicuri che le setole non lascino aloni. Nei miei giorni di prova non ho avuto problemi, ma è una di quelle cose che dipendono molto dal tipo di vasca. La navigazione è affidata a un sistema di 17 sensori e all'algoritmo SmartArc, che disegna il percorso sul fondo e cambia direzione dopo ogni passata per coprire l'intera area. Niente telecamera, niente riconoscimento dei detriti basato su intelligenza artificiale. Su un robot di questa fascia me lo aspettavo, e onestamente, nelle settimane di prova, non ne ho mai sentito la mancanza in modo concreto. Quello che conta davvero è che la macchina non si comporti come un robot ubriaco, e su questo torno tra poco perché c'è un discorso da fare. Poi c'è il pezzo che, una volta provato, ti cambia il rapporto con la pulizia della piscina: il sistema cordless con galleggiamento e parcheggio automatico. A fine ciclo, o quando la batteria scende, il robot risale da solo verso il bordo e si ferma a pelo d'acqua. Tu ti abbassi e lo prendi. Stop. Niente cordicella, niente pesca sul fondale, niente bestemmie. Roba che sembra un dettaglio finché non la vivi. App Mammotion Allora, parliamone con onestà, perché qui c'è del buono e del meno buono. L'app Mammotion disponibile per Android e iOS, la stessa che gestisce anche i robot da giardino del marchio, fa il suo. Il setup iniziale è rapido: scarichi l'applicazione (iOS e Android), crei l'account, segui la procedura di abbinamento, e in una decina di minuti sei operativo. Una premessa importante, valida un po' per tutti i dispositivi di questo tipo: la rete deve essere a 2,4 GHz. In Italia ormai è lo standard, ma se a casa hai solo il 5 GHz dovrai armarti di un minimo di pazienza e separare le bande o usare un extender. A me non ha dato grane, ma vale la pena saperlo prima. Il punto critico, quello che va capito subito, è questo: quando il robot è sott'acqua, l'app non comunica più. Non è un difetto del software, è fisica. Wi-Fi e Bluetooth non attraversano l'acqua. Significa che mentre lavora sul fondo non puoi controllare lo stato in tempo reale né interrompere il ciclo dal telefono. Per farlo devi aspettare che riemerga. Detto questo, nella pratica non mi ha quasi mai dato fastidio, perché tanto una volta avviato lo lasci lavorare e te ne vai a fare altro. Però è un limite, e va saputo. L'interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva, anche se la traduzione italiana inciampa qua e là (qualche voce un po' meccanica, un paio di diciture che suonano tradotte col machete). Da qui scegli le modalità, regoli la velocità massima del robot, e attivi un paio di funzioni ancora in beta. Una è la modalità Turbo, di cui parlo dopo. L'altra migliora il modo in cui pulisce scalini e piattaforme. E qui una domanda me la pongo: se questa opzione fa pulire meglio i gradini, perché non è sempre attiva di default? Mistero. Probabilmente la stanno ancora rifinendo, e immagino che con gli aggiornamenti OTA sistemeranno il tutto. Anzi, è proprio questo il punto a favore: il software non resta fermo, riceve miglioramenti nel tempo. Ne ho visto passare uno durante le prove. Insomma, l'app è funzionale ma acerba. Fa quello che deve, niente di più. Su un prodotto giovane come questo, ci sta. Ma c'è margine. Prestazioni e autonomia Sulla carta si parla di fino a 210 minuti di lavoro con una singola carica, e di una ricarica completa in circa tre ore. Numeri che ho cercato di verificare nelle due piscine, perché una cosa è la scheda tecnica, un'altra è la realtà. Nella fuori terra di Ciampino (vasca medio piccola, telo, fondo regolare) un ciclo completo si chiude senza problemi, e il robot esce dall'acqua con ancora un bel margine di batteria. Lì l'autonomia non è mai stata un tema: ne avanzava sempre. Volendo, due cicli di fila prima di rimetterlo in carica te li fa tranquillamente. Nell'interrata grande in vetroresina, la storia cambia, e parecchio. Vasca lunga, larga, con una sezione profonda e dei gradini, parliamo di una superficie d'acqua importante. Qui un ciclo "Tutto" arriva a mangiarsi gran parte della carica, e per una pulizia davvero profonda, completa di ogni angolo, un solo passaggio rischia di non bastare. La batteria, in queste condizioni, è il vero limite del prodotto. È un dato che ritrovo identico nei pareri di chi l'ha usato su vasche grandi: la capacità è onesta per il prezzo, ma chi parla di robot adatto a 150 metri quadri lo prende un po' alla larga. Su piscine medie va alla grande, su quelle generose devi mettere in conto la ricarica o due sessioni. I tempi di ricarica sono tutto sommato comodi. Lo attacchi la sera, e al mattino è pronto. Non c'è dock automatica, devi infilare l'alimentatore a mano. Ad alcuni recensori la cosa è pesata, a me sinceramente no: è un gesto da cinque secondi. Se vuoi l'auto ricarica completa devi guardare a fasce di prezzo superiori, e qui non siamo lì. Un'ultima nota pratica. La modalità Eco è una di quelle furbate che si apprezzano col tempo: fa una pulizia leggera del fondo a giorni alterni, tre cicli brevi, così la vasca resta in ordine senza che tu ci pensi. Per una piscina già pulita che vuoi solo "mantenere", è perfetta. Per una sporca sul serio, serve altro. Test sul campo Ed è qui che si capisce se un robot piscina vale i soldi che chiede. Le schede tecniche le scrivono tutti. L'acqua, invece, non mente. Piscina fuori terra di Emanuele, Ciampino. Il giardino ha qualche albero attorno, e basta una giornata di vento per ritrovarsi la superficie punteggiata di foglioline e qualche insetto. Ho lasciato accumulare detriti un paio di giorni di proposito, giusto per dare un compito vero alla macchina. Primo ciclo lanciato un pomeriggio, verso le tre. Il robot è sceso, si è stabilizzato sul fondo, e ha cominciato a percorrere la vasca con una traiettoria abbastanza regolare. Mi ha colpito la metodicità nelle prime fasi: niente movimenti a caso, andava avanti e indietro con criterio. Sul telo i cingoli hanno fatto buona presa, anche se è una superficie che in teoria può dare filo da torcere. Risultato dopo il ciclo: fondo pulito al tatto, nemmeno un granello di sabbia, pareti a posto. Sulla linea di galleggiamento un risultato un po' altalenante. In alcuni punti perfetta, in altri restava qualche traccia, probabilmente residui grassi di crema solare dei giorni prima. Un secondo passaggio mirato ha sistemato. E le foglie? Quelle piccole e medie, risucchiate bene. Quelle più grandi, ogni tanto se le lasciava dietro, e qui devo essere sincero perché è il punto su cui i pareri online sono più critici: la raccolta delle foglie non è impeccabile al primo colpo. La macchina ci ripassa sopra, eh, ma se hai una piscina che riceve molte foglie grosse, un solo ciclo potrebbe non bastare e il retino ogni tanto lo riprendi in mano. Non sempre. Ma ogni tanto sì. Piscina interrata in vetroresina. Test completamente diverso. Acqua già pulita, manutenzione regolare, ma vasca grande, con gradini, una piattaforma, e una zona profonda. Qui volevo capire come si comportava su una geometria complessa, non tanto quanto sporco raccoglieva. E le sorprese, in positivo e in negativo, sono arrivate entrambe. In positivo: la risalita delle pareti e la gestione dei gradini mi hanno convinto. La macchina si arrampica con decisione, scala la parete in vetroresina senza scivolare indietro, e i gradini li affronta con la giusta angolazione. È una delle cose che fa meglio, e lo confermano un po' tutti quelli che l'hanno testato: su pareti e linea d'acqua è tra i suoi punti forti. In negativo: su una vasca così larga e articolata, la navigazione ha mostrato il fianco. In certi tratti il percorso diventava meno ordinato, quasi casuale, con qualche passata ripetuta e qualche zona toccata di striscio. Niente di drammatico, lavorava comunque, ma quella sensazione di "robot che pianifica" che avevo avuto nella vasca piccola qui si perdeva un po'. E poi gli ostacoli vicino al bordo: qualche esitazione di troppo, un paio di volte ha faticato a trovare l'uscita da un angolo morto. Sono i limiti tipici di un sistema di navigazione di prima generazione, su una vasca grande e complicata. Su una piscina semplice non li noti nemmeno. Una cosa va detta in entrambe le piscine: il rumore in funzione è praticamente nullo. Sott'acqua è silenzioso, si sente giusto un gorgoglio quando riemerge. E quello, in giardino, è oro. Approfondimenti Navigazione SmartArc e gestione degli ostacoli La navigazione è uno di quei capitoli dove questo robot mostra contemporaneamente il suo lato migliore e quello più acerbo. Il sistema SmartArc, supportato da una batteria di sensori, dovrebbe disegnare un percorso ottimizzato e cambiare angolazione a ogni ciclo per coprire tutta la superficie. Niente telecamera, lo abbiamo detto: ci si affida ai sensori e all'algoritmo. Nella fuori terra, vasca regolare e di dimensioni contenute, il sistema ha lavorato bene. Percorso ordinato, copertura buona, quella sensazione di macchina che "sa" dove andare. Nella interrata grande, invece, la musica cambia. Più la vasca è ampia e irregolare, più l'algoritmo sembra fare fatica a tenere il filo, e ogni tanto si lascia andare a traiettorie meno logiche. Lo ritrovo identico nei resoconti di chi l'ha provato su piscine complesse: su forme semplici è metodico, su vasche grandi e articolate diventa più approssimativo. Gli ostacoli vengono per lo più aggirati, ma non sempre con eleganza. Gradini e scalette li gestisce, le piattaforme poco profonde anche (la profondità minima dichiarata di 0,6 metri è realistica), ma negli angoli ciechi può capitare quel paio di secondi di esitazione di troppo. La buona notizia è che, trattandosi di software, è proprio il tipo di cosa che gli aggiornamenti possono migliorare nel tempo. E qualche passo avanti, tra una versione e l'altra del firmware, si è già visto. Pulizia di pareti e linea di galleggiamento Qui, invece, pochi dubbi. La risalita delle pareti è uno dei motivi per cui questo robot vale i soldi che costa. Grazie ai cingoli larghi e a una tecnologia di arrampicata che regge pendenze fino a 110 gradi, la macchina sale lungo le pareti con una sicurezza che non davo per scontata. Sulla vetroresina dell'interrata, superficie liscia e potenzialmente insidiosa, non è mai scivolata indietro. Sul telo della fuori terra, idem. La linea di galleggiamento è il vero banco di prova di qualsiasi robot piscina, almeno per come la vedo io. È quella fascia sottile dove l'acqua incontra l'aria e dove si accumula il peggio: oli, creme solari, polline, quel velo grasso che a occhio non vedi ma c'è. La macchina la affronta salendo fino a metà fuori dall'acqua, dove le spazzole strofinano il bordo. Funziona, e funziona bene, anche se in modo non sempre uniforme: su una passata sola può restare qualche traccia, su due il risultato è pulito. Sulle piastrelle, da quel che si legge in giro, va ancora meglio. Sul vinile e sul telo serve a volte un pizzico di pazienza in più, ma niente di insormontabile. Le pareti vere e proprie le pulisce con una traiettoria a zigzag verticale lenta ma efficace. Sale, scende, si sposta di lato, risale. Un balletto paziente. E il fatto che lo faccia da solo, mentre tu prendi il sole, beh, è esattamente il punto. Aspirazione, cestello e filtrazione Il cuore della pulizia. La potenza di aspirazione, sostenuta dal motore brushless dedicato, è generosa per la categoria. Sabbia, polline, foglioline, capelli: tutto finisce nel cestello senza troppe storie. Ho fatto la prova della sabbia, l'ho già raccontato, e l'ha superata. Il cestello da 2,8 litri è il classico bicchiere mezzo pieno. Da un lato è comodissimo: si estrae dall'alto, si svuota, si sciacqua sotto il rubinetto in trenta secondi e si rimette, tutto senza attrezzi. Dall'altro, è piccolo. Su una vasca molto sporca o molto grande si riempie in fretta, e ti tocca svuotarlo più spesso di quanto vorresti. Su questo i pareri sono concordi, e li condivido: la capacità è il compromesso più evidente che paghi per avere un robot così compatto e leggero. Poi c'è la questione del filtro da 180 micron. Trattiene benissimo foglie, sabbia, detriti di media grana. Ma la roba davvero fine, quella polverina sottile che alza la limpidezza dell'acqua, in parte gli sfugge. Diversi utenti chiedono a gran voce un filtro più fine, e al momento non risulta venduto a parte. Read the full article













