Giardino di Villa Astor a Sorrento, Napoles, ITALIA

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Giardino di Villa Astor a Sorrento, Napoles, ITALIA
Tutto il fiore dei frutti m'illumina il giardino,
Gli alberi di bellezza e gli alberi da frutta
E io lavoro e sono solo nel mio giardino,
E il Sole cupo fuoco arde sulle mie mani.
Paul Éluard, da Poèmes pour la paix
source : @cheminer-poesie-cressant
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mon jardin se compte en chemin, en capture, en projection son désordre ainsi cerné qui se confond en départs prêts à rivaliser avec l’immobilité d’un songe à dialoguer avec l’inachèvement de la tige qui laisse lasse et victorieuse son éclosion de couleurs aux clôtures buissonnantes
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my garden counts itself in paths, in capture, in projection its disorder thus circled, dissolving into departures ready to rival the stillness of a dream, to converse with the unfinishedness of the stem that leaves its blooming both weary and victorious with colors along the bushy fences
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Il mio giardino che si conta in cammino, in cattura, in proiezione, il suo disordine così circoscritto, che si confonde in partenze, pronto a rivaleggiare con l’immobilità di un sogno a dialogare con l’immobilità dello stelo che lascia, stanca e vittoriosa, la sua fioritura di colori alle siepi frondose
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© Pierre Cressant
(mercredi 14 novembre 2012)
Mi mancava stare in giardino nuda e chiudere gli occhi. Ascoltare il fruscio delle foglie, il cinquettio degli uccellini e il sole che scalda la pelle, mentre la mia mano scivola sulla mia figh3tt4. Le dita la accarezzano, entrano e si muovono facendomi sospirare fino a farmi tremare le gambe e ritrovarmi tanto, tanto bagnata e bollente.
Buona domenica 🍃☀️🌊
Real Alcázar de Sevilla
✍️ 🪟🌬️🏡💕🌿💐
Aria
La mattina in cui decise di aprire le finestre, non accadde nulla di straordinario. Nessuna rivelazione improvvisa, nessuna musica in sottofondo, nessun cielo più azzurro del solito.
Eppure, quando le imposte si spalancarono, l’aria entrò nella stanza come un’ospite attesa da tempo. Scivolò tra le tende, sfiorò i libri impilati sul comodino, portò con sé l’odore dell’erba ancora umida e quello dei fiori che crescevano nel giardino del vicino. Lei rimase immobile per qualche istante. Non si era accorta di quanto l’aria fosse diventata pesante lì dentro.
Per mesi aveva tenuto chiuse quelle finestre. Un po’ per abitudine, un po’ per paura. Perché quando si tengono le finestre aperte può entrare il sole, ma anche la pioggia. Possono arrivare profumi meravigliosi, ma anche vento e polvere.
Così aveva scelto di proteggersi. Ma la protezione, a volte, assomiglia troppo a una prigione.
Il suo sguardo si posò sul piccolo giardino davanti a casa. Non era incolto, ma nemmeno vivo. C’erano rami secchi rimasti attaccati alle piante, foglie ingiallite che nessuno aveva raccolto, erbacce cresciute silenziosamente negli angoli più nascosti. Scese lentamente. Iniziò a lavorare senza fretta. Tagliò ciò che era morto. Liberò la terra da ciò che soffocava le radici. Lasciò andare. Una foglia alla volta. Un ramo alla volta. Un ricordo alla volta. Fu allora che capì che il giardino le stava insegnando qualcosa.
Non tutto ciò che cresce merita di restare. Alcune presenze occupano spazio senza portare vita. Alcune parole continuano a fare rumore anche quando chi le ha pronunciate se n’è andato. Alcuni legami diventano ombre che rubano luce ai fiori.
E allora bisogna avere il coraggio di potare. Non per cattiveria. Per amore. Perché un giardino non fiorisce lasciando entrare tutto indistintamente. Fiorisce perché viene curato. Perché qualcuno sceglie cosa nutrire e cosa lasciare andare. Perché viene custodito lo spazio in cui possono crescere serenità, rispetto e autenticità. Passarono i giorni. Le finestre rimasero aperte. Ogni mattina entrava qualcosa di nuovo: il canto degli uccelli, il profumo dell’erba appena tagliata, una brezza leggera, la risata lontana di qualcuno che stava vivendo una giornata semplice e felice. E, quasi senza accorgersene, qualcosa cambiò anche dentro di lei. Tornò a vedere la bellezza. La luce dorata che si posava sui tavoli al tramonto. Le pagine di un libro lette lentamente. Il sapore dolce di una pesca matura. La carezza del vento sui capelli. Piccoli piaceri. Piccole meraviglie. Piccoli miracoli quotidiani che il dolore, per troppo tempo, le aveva nascosto.
Con loro tornò anche il desiderio di riempire la vita di colori, consistenze, profumi, incontri ed emozioni. Di smettere di guardare il mondo come un elenco di problemi da risolvere e ricominciare ad abitarlo davvero, con stupore e presenza.
Una sera, mentre innaffiava le rose appena rifiorite, si rese conto che non stava più aspettando di essere salvata da qualcuno. Stava imparando a fiorire da sola. Ed era proprio lì, in quella nuova consapevolezza, che il suo cuore ricominciò a desiderare. Non per riempire un vuoto. Ma per condividere una pienezza. Tornò ad avere voglia di amare e di essere amata. Non come chi tende le mani per chiedere qualcosa che gli manca, ma come chi apre una porta per accogliere ciò che è pronto ad arrivare. Sapeva che amare significava accettare una certa dose di vulnerabilità. Che essere amati significava permettere a qualcuno di vederti davvero, senza maschere, senza difese.
Dopo le delusioni, le paure e la stanchezza emotiva che aveva attraversato, quel desiderio non aveva nulla di ingenuo. Era un atto di coraggio. Un atto di fiducia verso il futuro. Alzò lo sguardo verso la casa. Le finestre erano spalancate. La luce della sera usciva dalle stanze e si mescolava ai colori del giardino.
Sorrise. Capì che la felicità non era arrivata tutta insieme. Non aveva bussato alla porta facendo rumore. Era entrata piano. Con il vento. Attraverso una finestra aperta. E aveva trovato posto in una casa che, finalmente, aveva ricominciato a respirare.
Il prof ha detto che al posto dell'orale, possiamo scrivere una mini relazione su un argomento a piacere. A me verrebbe voglia di aprire un file e di scrivere tutte le cose del corso sulle quali non stata d'accordo.
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Oggi festeggiamo il compleanno di Aly facendo merenda al parco, suonando la chitarra e facendo pascolare liberamente i marmocchi. Non vedo l'ora ♡
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Sto preparando l'esame di diritto canonico, ma, nonostante l'apparente pesantezza dell'argomento, essendoci il sole sono presa benissimo, e sono stata felicissima di mettermi sul tavolino in giardino per studiarmi tutto.
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La settimana prossima devo prendermi cura della nonnina insieme a mia sorella, prepararle pranzi/cene e curare la gattina. Ultimamente ho passato poco tempo con la nonna, quindi mi fa molto piacere.
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Quanta gioia mi dà sfrecciare a tutta velocità sul quel trabiccolo del mio scooter, vedere il panorama scorrere attorno a me, stando alla luce tiepida del sole.
@hope-now-and-live
♠️_Poi c'è lei.
Un petalo infiammato di lussuria.
Una pericolosa cacciatrice, un giardino di delizie.
Il peccato più grande.🖤🌹
©️Licaonia Lupe