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Foto di Marco Cinque
acqua
che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti
acqua.
Marco Cinque
L'unica cosa che unisce l'Europa è la moneta la stessa che apre qualunque porta tranne quella del cuore.
C’è una geografia del dolore sul mio corpo promesso al nulla ogni poro, ogni ruga, ogni lembo di pelle senti? sono il grido sordo del conto alla rovescia Quando la bocca sarà asciutta e il terrore insostenibile, allora potrò pensare: “non sta accadendo a me” non sono io questa vena aperta con l’ago a scavarmi dentro non io gli elettrodi che friggono i pensieri come scintille e gli organi interni in ebollizione non io questo rantolo strozzato nel cappio che schizza via la vita dalle orbite e la lingua penzoloni non io a cagarmi nei calzoni non io lo sguardo di mia madre stravolta dietro il vetro e mio figlio che batte i pugni disperato non io che incontro gli occhi compiaciuti i parenti dell’assassinato, a godersi il circo in prima fila sgranocchiando pop-corn seduti non io il boia che stanco torna a casa: “anche oggi ho guadagnato da vivere, cara” non io la bara, la fossa, la croce bianca il mio nome è nessuno e la morte l’ho già vissuta in vent’anni di attesa O miei coraggiosi papaveri risorti al grano acerbo adesso sì che vi piangerei, uno ad uno come le labbra morbide di un ballo promesso come i bicchierini pieni, le pisciate all’aperto e i passi a respirare strade fino all’alba come l’eco di risate allontanarsi, io, seduto al ciglio con l’inferno a squassarmi dentro e il capo sporto sull’abisso Sì, è esattamente l’abisso a governare il tempo dicono duri pochi istanti e via, poi più nulla ma è in quegli istanti che ci abita l’eterno non sono io non sono quello…
Marco Cinque
"Tu, uomo di questo tempo che non hai tempo da perdere ma ti stai perdendo, guarda negli occhi la tua vera povertà e bacia le labbra dell’ultimo sogno che ti è rimasto, forse ti sveglierai appena in tempo per vederti sul ciglio dell’abisso che hai costruito”