Con Padre Tonino Cogoni a Jangany la frase “la pietra scartata è diventata testata d’angolo” è davvero concreta, tangibile, non solo metafora ma carne viva.
Difficile raccontare Jangany e la storia di Tonino in poche righe; e inoltre bisognerebbe parlare a lungo dei Bara e dello Ihorombe, altopiano dove, nel nulla, a 100 km da Ihosy il giovane missionario lazzarista Tonino 30 anni fa arrivò in uno dei villaggi della sua parrocchia di 3.000 chilometri quadrati, che sarebbe poi diventato la testata d’angolo, anche per una etnia – i Bara (da “barabary”, barbari) - tra le più primitive, tribali e tetragone ai cambiamenti nella loro tradizione di pastori di zebù.
Jangany contava allora 400 abitanti, oggi sono oltre 8.000, grazie alle scuole di Tonino.
Eh sì, perché una frase sulla moleskine l’ho proprio appuntata: “la scuola ha cambiato la vita ai Bara”.
Chi conosce i Bara comprende al volo la pazzia di mettersi in testa di costruire scuole per loro nel nulla della brousse, solo un Sardo testa-dura come lui poteva farcela; ma oggi, grazie a lui e alle associazioni de “Gli amici di Jangany”, 2000 bambini e ragazzi vanno a scuola, fino al liceo, forse il liceo più isolato del mondo, basti pensare che solo da Betroka occorrono 4 ore di pista e altrettante per arrivare dalla RN7 a Betroka, l’epicentro dei “dahalo” ( o malaso), i banditi che rubano zebù e assaltano villaggi, oggi sempre più in modo violento, con morti, feriti e case bruciate (vedi foto).
La pista è difficile, con guadi, sabbia, pietre e fango, ma soprattutto non è facile da trovare e non c’è nessuno a cui chiedere.
Ma l’esperienza di raggiungere Jangany in quel mare d’erba, una vera e propria oasi nel deserto, un porto sicuro nelle nebbie, è fortissima e sfidante, penetrante e irresistibile; ne sanno qualcosa gli amici delle associazioni che sostengono i progetti di Tonino, le torinesi Shalom onlus di Torino, Legamondo onlus di San Maurizio Canavese, Operazione Uribe onlus di Caselette e la cagliaritana Solidando Onlus, tutti impegnati insieme in una rete di sostegno solidale, che comprende associazioni ma anche piccole imprese e singoli.
Gli amici di Jangany non è un’associazione, ma una rete di piccole realtà, di singoli, professionisti, qualche piccola associazione costituita in onlus, un paio di scuole che hanno un gemellaggio con la scuola di Jangany, molte persone che anche in via estemporanea partecipano a iniziative di sostegno… realtà piccole unite solo dal desiderio di sostenere lo sviluppo di un villaggio situato nel sud del Madagascar.
Per questo, grazie alla lungimiranza di Tonino, alla disponibilità di diversi di loro a recarsi a Jangany con la propria competenza (di medico, agronomo, elettricista, muratore, insegnante… ), e a una visione di medio-lungo termine, pozzi, elettricità, ambulatorio medico, piano regolatore, il percorso strutturato della scolarizzazione, lo sviluppo dell’agricoltura e l’avvio della scuola agraria, l’organizzazione del mercato del giovedì… non sarebbero stati possibili.
Oggi Jangany è un villaggio che conta con la sua brousse 8.000 persone, di cui 3.000 sono bambini e ragazzi, distribuite in una zona estesa 3000 kmq.
Ma 20 anni fa:
- era un villaggio isolato dal mondo, abitato da 400 persone, che non esisteva neppure sulle cartine geografiche;
- non esistevano scuole, strade, servizi sanitari;
- era caratterizzato da un’economia di sussistenza in cui l’unico cibo era il riso (quando i cicloni o la siccità o le cavallette risparmiavano il raccolto) e la manioca, tubero che garantisce un certo senso di sazietà, ma con uno scarso apporto nutrizionale);
- vi si praticava un’agricoltura da primitivi (tracciando con un bastone di legno i solchi per la semina).
Il percorso di sviluppo di questi anni ha avuto come catalizzatore la scuola, il primo edificio costruito da Padre Tonino al suo arrivo e oggi a Jangany “scuola” vuol dire:
- 2.000 bambini (sui 3.000 totali) che frequentano le materne, le elementari e le medie; 1.300 frequentano le aule nel villaggio e 700 le sette scuole sparse nella savana;
- 40 insegnanti preparati, tutti malgasci, tra cui i primi laureati di Jangany ritornati al loro villaggio come docenti;
- scolari che hanno un pasto al giorno garantito e, per quelli che abitano lontano nella savana, anche un posto letto nel collegio per 250 bambini e ragazzi;
- rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato: gli studenti di Jangany si sono distinti per gli ottimi punteggi, superiori alla media di molte altre scuole di città.
- liceo frequentato anche da ragazzi di famiglie povere, che dovrebbe arrivare nei prossimi 2 o 3 anni a 150 iscrizioni.
- assistenza nutrizionale ai bambini denutriti con distribuzione di 200 pasti “speciali” al giorno con, oltre al riso, legumi, carne, latte. Molti bambini, infatti, nutriti solo a poca manioca, presentano i sintomi della denutrizione, dalla decalcificazione delle ossa al rendimento intellettuale scadente.
Il progetto degli Amici di Jangany è quello di scolarizzare tutti i 3.000 bambini e ragazzi, convinti che l’istruzione sia la via di uscita dalla miseria e dell’emancipazione. Ad oggi mancano all’appello ancora 1.000 bambini (prevalentemente abitanti nei villaggi più remoti della brousse).
Tra pochissimi anni questi bambini e ragazzi, grazie all’istruzione ricevuta, saranno i responsabili di una società nuova: sono loro la vera speranza di cambiamento del villaggio.
Ultimi progetti, esigenze e contatti.
A) Il dispensario medico annesso alla scuola, dopo averne costruito uno pubblico già ceduto al Ministero della Salute, nato per la “città degli studi” ma molto frequentato da tutte le persone dell’altopiano, spesso solo quando ormai avanzato il decorso patologico (e inutili i riti degli ombiasa, gli stregoni), ma può smaltire sono casi routinari correnti, dalla malaria alle parassitosi e alle altre patologie già descritte per l’ospedalino di Isoanala. Per i casi più critici occorre andare in carretta fino a Sakalalina, 160 km.
Il personale medico è insufficiente, servirebbero un analista e almeno due infermiere.
Formazione specialistica e condivisione di equipes mediche potrebbero essere importanti e gradite.
B) La Scuola Agraria: in un contesto esclusivamente pastorale di tipo primitivo (diritti di pochi clan sui pascoli, semi-schiavismo dei mandriani, pascolo casuale e fuoco selvaggio) questa scuola, pur senza mezzi meccanici, è un salto nel futuro per i 20 ragazzi oggi frequentanti. Nella scuola c’è anche un collegio fino a 40 posti per i ragazzi che arrivano da lontano.
Su 35 Ha, la scuola ha due “settori”, quello di produzioni vegetali e quello di allevamento, in più anche una grande attenzione all’ambiente e alla forestazione.
I terreni ospitano una parte delle “lezioni all’aperto”, su 13 ettari, con ortaggi, legumi, coltivazioni estensive irrigue, frutta, manioca, ananas dolcissimi, pascolo, zona per allevamenti e riforestazione occupano 22 ettari.
La formazione è partita da 3 anni, con ex studenti delle scuole basiche, arrivati all’università e alla formazione di Bevalala, la cui impostazione è stata ripresa in tutti gli allevamenti e gli impianti di tipo moderno, dalla stalla per vacche da latte, al pollaio con 240 ovaiole e incubatori, alla porcilaia, ai 6 pozzi alimentati a pannelli solari alla pilatrice.
Tra i sogni di Tonino arrivare a 25 vacche di razza Braman, che coi loro 10 litri di latte potrebbero assicurare quel bicchiere di latte (e del raro calcio) necessario a ogni bambino della scuola e la trasformazione della frutta in marmellate, qua vengono bene ananas, guava, papaja, fichi d’India, aranci, manghi, mele, pesche .
Saranno possibili gemellaggi con Scuole Agrarie in Italia, per scambi e sostegno a questa sfida all’uscita dal medioevo e al deprecabile sottoutilizzo di un patrimonio del Paese di 2 milioni di ettari pianeggianti?
Qualche esperto, di coltivazione, trasformazione o impresa agricola in grado di iniettare la necessaria esperienza e ordine per arrivare alla sostenibilità economica della scuola-azienda?
C) infine la foresteria e l’accoglienza: sebbene il luogo sia difficile da raggiungere, ha un fascino incredibile, e per quei pochi veri viaggiatori (non "turisti"), volontari e amici che vorranno salire a Jangany in un paesaggio unico in tutto il Madagascar, non solo nel Sud, è disponibile una foresteria che ha bisogno di qualche sistemazione.
Grazie agli Amici di Jangany e a Tonino, mancano le parole, per questi pionieri di altri tempi, il loro coraggio, perseveranza, illuminazione, proiezione oblativa al “diverso”.
Web: http://jangany.tumblr.com/