...si chiede se la pioggia
rappresenti un nuovo stato,
se tirando le radici di un luogo le scopriamo
infinite.
Si abita così, credendosi per sempre.
(Massimo Gezzi - dalla raccolta L’attimo dopo)
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...si chiede se la pioggia
rappresenti un nuovo stato,
se tirando le radici di un luogo le scopriamo
infinite.
Si abita così, credendosi per sempre.
(Massimo Gezzi - dalla raccolta L’attimo dopo)
E poi? Pareti, porte chiuse, fumi che si disperdono, d’accordo, ma dopo? Cos’hai detto di tanto grosso? Che si muore? Va bene, lo sanno tutti questo, però dopo? Non dopo la vita: sono chiacchiere da poco, quelle. Dopo-adesso, voglio dire, dopo-prima, anzi meglio: durante. Mentre sei qui che respiri e guardi i boschi che si inerpicano sulle montagne di un nuovo orizzonte, oppure i picchi di sempre, quelli azzurri e sibillini, e gli uomini e le donne dei tuoi luoghi li contemplano, anche quelli di un tempo che non respirano più, ma percorrono senza requie le strade del paese, balbettando come balbettavano da vivi, o raschiando il catarro quando ridono e tossiscono. Tutte inutili, quelle voci? Inutili come te, che scrivi per nessuno, o come le dita di tua figlia che si allungano nel buio? Non hai torto, non hai ragione. Le foglie che il vento getta a terra qualcuno le conserva. Qualcun altro le ritrova dopo anni, e le colora. Difendi questa luce, se sei un nulla come tutti. Difendi questo nulla che non smette di essere. Smetti tu di tirare righe scure, di cancellare. Tocca il tavolo, la carta. Impara un’altra volta a far di conto: non sottrarre allo zero, aggiungi uno.
Massimo Gezzi
Come se ci fosse altro tempo, oltre a questo,
altri giorni per sentire questo freddo
salutare, imparare un’altra lingua,
bussare a una porta socchiusa, entrare –
le processioni sulle auto sul corso, l’intuizione
di un bene nascosto al di là
di tutti i muri e che solo rinunciando
a tutti i muri brillerà
(come la tavola del mare corrugata
dalla brezza scintillava
di origine ai prime raggi dell’alba).
Allora il nostro dovere di uomini liberi
è di contare le finestre illuminate
nel buio. Perché sul confine
tra il paese e la campagna una donna
si è svegliata a ruminare la sua angoscia
(disoccupazione, amore inconfessabile che svelle
la serratura della porta, malattia).
Perché un uomo abbandona
la sua casa una notte e tutti pensano
che è vita, in fondo, quella, è bellezza.
Nei mobili ereditati dai nonni i nipoti
leggono il passato come gli anni
nel legno, accarezzano le assi
e risvegliano il timbro della voce
degli assenti, li invitano nella casa
pitturata di fresco, li sistemano
negli angoli, acquattati
con il viso schiacciato sulle ginocchia a mormorare
la preghiera che il vento ogni sera
chiede al mandorlo, la perfetta consistenza
del tuo sangue che attraversa
ogni singolo millimetro di te,
senza svegliarti.
Hai fatto questo semplice gesto con la mano: l’hai sollevata fino al volto, l’hai tesa verso il mio finestrino, mentre guidavo: ho guardato, e contro la luce caliginosa della mattina li ho contati, otto, otto gelsi a chioma aperta come la coda di un pavone imbalsamato, in processione lungo la linea del nostro sguardo, così perfetti che per un attimo ho scordato orari coincidenze e ho rallentato per capire come mai di otto alberi in fila si possa dire “guarda che belli!”, come hai detto, se loro non decidono di esserlo e tutto è un avvicendamento senza senso, o se basta un movimento della mano e un sorriso per fare di otto alberi in riga un’illusione di riscatto.
Massimo Gezzi, Gelsi
Certe direzioni sono modi improvvisati di restare in equilibrio, gesti istintivi comandati da un niente. Per questo le traiettorie precise sono cose da aeroplani, da stormi in migrazione che capiscono il vento. Gli uomini onesti non dicono io vado: cantano pianissimo se una strada li porta, se una curva spalanca un mare abbagliante. Massimo Gezzi, Direzioni
Visite allo zoo/8: Gianluca D'Andrea
Visite allo zoo/8: Gianluca D’Andrea
Oggi su LE PAROLE E LE COSE² Massimo Gezzi mi fa alcune domande su insegnamento e poesia, insegnamento della poesia con tutte le difficoltà (e la bellezza) che comporta. a cura di Massimo Gezzi [Ottava apparizione per “Visite allo zoo”, la rubrica a cura di Massimo Gezzi costituita da una serie di interviste a insegnanti-scrittori e scrittrici sulla difficoltà (ma anche sulla bellezza) di…
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Mentre aspettavo l’autobus guardavo le ondate di semi dei tigli piovere sull’asfalto dopo un volo di pochi metri: non attecchiranno, le ruote delle auto li schiacceranno in polvere finissima che la terra assorbirà, con le piogge di settembre. Mi stupivo del loro ingegno, del piccolo velivolo naturale che li sovrasta e li accompagna, nella discesa verso un tempo che non vedranno mai. La sera rincasando in automobile ho sentito qualcosa scivolarmi dai capelli: e su un braccio mi è atterrato uno di questi semi, con le ali acciaccate e il peduncolo piegato. Peccato che non fossi un bisonte di prateria, o un’antilope che a balzi attraversa le montagne: in uno scatto della corsa avrei deposto il seme annidato nel mio pelo in terra fertile. Invece sono un uomo di città, e a poco è servita la sua breve traversata, se adesso abbandono quel chicco sul terrazzo, sperando in qualcosa di più utile di me, in un vento.
Massimo Gezzi, Il seme del tiglio
Reinterpretare il mondo attraverso i testi di Gianluca D’Andrea - “Il mare a destra” di Massimo Gezzi
Reinterpretare il mondo attraverso i testi di Gianluca D’Andrea – “Il mare a destra” di Massimo Gezzi
Massimo Gezzi
di Gianluca D’Andrea
Il mare a destra di Massimo Gezzi, ed. Atelier, 2004
… ancora traiettorie di un viaggio, e il viaggio può essere esilio, un ciclo di passi adatto ad emersioni di senso. Prima ed ultima poesia de “Il mare a destra”: dal “miracolo” della scoperta di punti fermi al bisogno della partenza definitiva (?) per esperire il mondo, semplice esigenza di una vacanza (da…
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