"Quando Massimo Cacciari va a caccia di farfalle etimologiche: una noterella
Ogni tanto mi imbatto in formulazioni apodittiche del filosofo Massimo Cacciari che so essere un grande idolo intellettuale per molti e noto che spesso esse hanno a che fare con etimologie assolutamente improbabili ma date sempre per certissime (qualunque cosa lui dica la dice come cosa su cui solo un cretino potrebbe avere dei dubbi).
Ora, lui fa parte di quei filosofi (il cui capostipite è Heidegger) che credono che l’etimologia di una parola (naturalmente soprattutto quelle provenienti dal greco) chiarisca l’essenza di tale parola, riveli il suo “significato essenziale”.
E’ una pretesa assolutamente fallace, non è infatti l’origine antica delle parole a chiarire il suo senso “vero” bensì l’uso che se ne fa secondo accezioni mutevoli nel tempo.
Per questo tipo di operazioni il filosofo Wittgenstein parlava di "uso intransitivo" di certe espressioni in cui si dà una sorta di ripiegamento dell’espressione su se stessa, considerandola fuori da ogni contesto d'uso.
E invece no le parole hanno un significato sempre contestuale, mutevole e mai univoco, mai essenziale. E comunque se fai l’etimologista della domenica informati bene prima di parlare, no?
Ecco, leggo per esempio in una pagina dove MC si sbizzarrisce in questi esercizi acrobatici di fanta-etimologia, un passo come questo, uno tra i tanti eh:
“Assumere la sostanza che ci dà vita è inizio del conoscere, origine immanente in ogni suo atto: ciò appare chiarissimo nella prossimità tra ‹gígnomai›, ‹gigno›, ‹gignósko›)” (Massimo Cacciari, Labirinto filosofico, Adelphi, Milano 2014 (prima edizione), 6. ‘In ascolto del Logos’, 6.2 De anima, p. 178.)
Non me ne intendo di queste cose, vero, ma quando Cacciari dice che una etimologia è “chiarissima” subito mi metto in allarme e così mi informo che non è poi cosa impossibile da fare, soprattutto oggi con la Rete ecc.
E scopro che l’accostamento che a MC “appare chiarissimo nella prossimità tra <gígnomai>, <gigno> e <gignósko>” è invece solo dilettantescamente impressionistico. Scopro cioè che il greco γίγνομαι/gígnomai ‘essere (nato)’ e il lat. gigno ‘generare’ derivano sì entrambi da *ǵenh1- ‘far nascere, generare’ (per intenderci è la medesima radice di genus, genitor, gens, ecc. e dei numerosi corrispettivi in greco, in sanscrito e nelle varie lingue indoeuropee). Ma invece γιγνώσκω/gignṓskō, deriva da tutt’altra radice: *ǵneh3- ‘conoscere’ (cf. lat. (g)nosco). E *ǵenh1- e *ǵneh3- sono due radici assolutamente diverse.
Ora va da sé che al filosofo veneziano non pareva vero di poter connettere suggestivamente il dare la vita all’inizio del conoscere, ma dal punto di vista linguistico accostare queste due radici è la stessa cosa che accostare l’italiano cane e acne.
Che ne direste voi di un filosofo che costruisse un ragionamento su questa presunta connessione etimologica tra “acne” e “cane”? Direste: ma che dici dai!? Pensaci su un po’ prima di parlare…
E mica è l’unico caso i suoi libri sono pieni di para-etimologie e questo lo si deve al fatto che MC come il suo sodale Emanuele Severino si fidava molto di un glottologo come Giovanni Semerano.
Giovanni Semerano è ritenuto dagli studiosi seri del tutto inattendibile, ma per MC e ES no, Semerano è una autorità indiscussa.
Ora uno potrà dire è ma mica è un glottologo Massimo Cacciari!? Sì ma appunto perché allora deve mettersi a trafficare con queste etimologie in cui evidentemente non si raccapezza, dove si fa guidare da suggestioni fonetiche.
Nel mondo in cui sono cresciuto io errori così sarebbero stati quanto meno segnalati e invece no nessuno lo ferma mai.
Lui butta lì una tale quantità di suggestioni para-etimologiche che chi legge pensa boh sarà vero, se lo dice Cacciari sarà vero, no? E invece quasi sempre è falso, ma insomma dirlo forse non vale neanche più la pena. Che ognuno si faccia le etimologie che più gli piacciono…"