the awesome thing about reading the comments on whn is that we're the target audience and therefore our discussions are a part of the play. this shit is immersive theater
Max Graves’ “What Happens Next” is a masterpiece of a webcomic btw
One of the most gut wrenching things I’ve ever read actually, yet incredibly profound and a work which refuses to wallow in misery despite all the misery within it
Was looking at the creator-made character playlists for the webcomic what happens next (by max graves) and I noticed haylie’s has a song from heathers
Ok. First of all. Why was it the girl with the best fucking taste (mitski too) who died
Second of all
Gage would totally simp for JD if he saw heathers. Like no question
Then I realized he’s literally dating griffin (who basically is JD) and milo and griffins whole thing was literally a heathers situation (maybe with McNamara instead of Veronica and also they’re both trans)
Su tumblr, per tumblr, con tumblr: what happens next
Vi ricordate i webcomic? No, non parlo di cose tipo Stand Still Stay Silent o Kill Six Billion Demons, fumetti pubblicati online che hanno come scopo ultimo quello di essere stampati in una bella edizione con copertina rigida e tavole immacolate. Pensavo più a roba tipo questa. O questa. O in generale tutte quelle serie nate dalla penna di un solo autore che partiva dal presupposto di non saper disegnare, spesso pure di non saper sceneggiare e in casi più gravi manco di saper fare lo spelling di parole oltre le tre sillabe; sì, c’era naturalmente un mucchio di robaccia di questo genere in giro per l’internet, ma il fascino di poter prendere carta e penna (o pennino e tavoletta grafica, ma siamo lì) e poter creare un prodotto finito da poter postare sul web che veniva letto e commentato da un mucchio di persone è qualcosa che è sempre più difficile da ricreare al giorno d’oggi – e in mezzo a questa pila gigante di spazzatura non mancavano i piccoli tesori che riuscivano a raccontare una storia che nei medium più tradizionali non avrebbe trovato spazio. Non che oggi i webcomic di questo tipo siano spariti per mancanza di mezzi o di piattaforme, sia chiaro, ma quando chi compete per l’attenzione del tuo pubblico è un illustratore con una laurea in arti figurative che ha pure fatto qualche corso di sceneggiatura è quasi impossibile costruirsi un pubblico che vada oltre lo stile incerto e l’iniziale mancanza di coerenza e continuità invece di scegliere qualcosa di più accattivante.
Il mondo dei webcomic così come si intendeva dieci-quindici anni fa è stato largamente sorpassato: ogni tanto però spunta fuori un’eccezione. Eccezione che, per essersi fatta largo in questo mercato ipercompetitivo e frenetico, deve avere qualche qualità che non la faccia istantaneamente ricondurre alla satura categoria dei three dudes talking about videogames (storico antenato dei three dudes with a podcast che oggi piagano la rete): è proprio il caso di what happens next, disegnato e sceneggiato da Max Graves, che si prefigge di narrare una storia che parte da un episodio di cronaca nera che cambia per sempre le vite dei protagonisti, per esplorare in che modo filtrare questi avvenimenti attraverso la rete può peggiorarli, distorcerli, o creare nuovi mostri che sarebbero stati impossibili da immaginare prima dell’avvento dei social. E già vi sento, come una sola voce, pensare: che due maroni. Che due gargantueschi, flaccidi maroni. Fermi, prometto che questo webcomic merita almeno il tempo che spenderete a leggere questo consiglio; anzi, per rientrare nelle vostre grazie, lancio l’amo: è un webcomic su tumblr. Proprio così, una parte significativa delle interazioni tra i personaggi avverranno tramite una versione di tumblr molto simile a quella attuale – l’autore ha specificato l’ambientazione è un mondo parallelo molto simile al nostro – con interfacce ricreate minuziosamente e dinamiche così vicine a quelle reali da essere chiaramente state oggetto di uno studio accurato. A questo punto potrei avervi perso definitivamente, ma per chi di voi si è sentito intrigato alla menzione del tumblero, ecco di che cosa parla il consiglio di oggi.
Vikki, assistente in uno studio di pompe funebri e proprietaria di un canale YouTube dedicato al true crime, decide di chiedere assieme alla sua amica Xandra un’intervista a Milo Holliday, ragazzo trans coinvolto anni prima in un omicidio particolarmente efferato assieme al suo migliore amico-slash-fidanzato-slash cotta pre-eggcracking (Griffin Petty – uhm, è complicato) che ha portato alla morte di due ragazze. Pur essendo rimasto diversi anni in un istituto di igiene mentale a seguito della sentenza del processo, è attualmente in libertà e vive con suo padre e con sua nonna, cercando di mantenere il più possibile l’anonimato per lasciarsi il passato alle spalle. Oh, tranne per il fatto che ha un account su tumblr con il suo vero nome a cui arrivano ogni giorno messaggi crudeli, transfobici o semplicemente scioccati all’idea che un tizio coinvolto in un evento tanto traumatico scelga di passare diverse ore al giorno a discutere su che cosa dovrebbe o non dovrebbe meritarsi per il resto della sua vita. Su tumblr è però attivo anche Gage, attuale fidanzato di Griffin e proprietario di un account pieno di contenuti grafici e disturbanti che insiste per contattare Milo per avere più informazioni sull’omicidio in cui è stato coinvolto e sul rapporto che aveva con Griffin prima del tragico evento: come è facile immaginare, questo mix letale di riflettori sulla vita di Milo e di traumi passati che bussano alla porta innescherà una spirale che lo porterà a dover ripensare radicalmente come ha vissuto fino a quel momento e in che modo dovrebbe gestire le responsabilità di ciò che ha fatto. Spoiler: nulla andrà come dovrebbe.
La prima tavola del primo capitolo, featuring Vikki che è ovviamente la mia preferita perché è la mean goth del cast.
La prima caratteristica di what happens next che salta subito all’occhio è l’estremo realismo della componente social che costituisce uno dei motori principali della vicenda. Ogni interfaccia è resa graficamente con un notevole livello di cura e dettaglio, e il modo in cui ciascuno dei personaggi interagisce con la rete è molto vicino alla realtà – nonché chiaramente basato sulle esperienze dell’autore: non mancano i riferimenti a meme, dinamiche e nerderie di vario genere che hanno fatto la storia di tumblr e di altre sottoculture online, ma non sono mai buttati nella storia fini a loro stessi, giusto per strappare una risata al lettore o per fargli un occhiolino come a dirgli “so che tu sai che io so”. Il fatto che Milo riguardi ossessivamente le prime stagioni di My Little Pony: Friendship is Magic e che non sia in grado di impegnarsi nella visione o nella lettura di alcuna narrativa che si allontani da ciò che guarderebbe un ragazzino di seconda media, o l’interesse che Vikki prova per il true crime, o ancora quei contenuti morbosi e talmente gore da risultare ridicoli che Gage posta sul blog sono tutti riflessi del modo in cui i personaggi hanno scelto di gestire i traumi e le difficoltà che li hanno accompagnati fino a quel momento. Ulteriormente significativo è il fatto che queste dinamiche sono presentate in modo molto realistico: persino io, che ai social propriamente detti mi sono avvicinata abbastanza tardi e che sono su tumblr da meno di un anno, non ho avuto nessuna difficoltà a riconoscere quanto le interazioni online presentate nel corso delle tavole rispecchino fedelmente moltissime situazioni che si evolvono tutti i giorni nella realtà – dai comportamenti più macroscopici, come bullismo o stalking, fino alla complessità dei comportamenti di persone depresse, terminally online e incapaci di gestire le proprie responsabilità in maniera diversa da come gestivano a tredici anni le liti tra fandom.
Va sottolineato come questo realismo non si limiti a permeare le relazioni che si costruiscono online tra i personaggi, che soprattutto nella prima parte del webcomic tendono a dominare la narrazione, ma anche a quelle che vediamo offline. Se vi aspettavate una storia con buoni e cattivi, o perzone tossike e brava gente, be’, what happens next non ha nessuna intenzione di raccontarvela; persino i personaggi più sgradevoli e con cui è più difficile empatizzare, come il padre di Milo, che non esita a ridicolizzare il figlio e si rifiuta di comprendere o di accettare la sua transizione, sono protagonisti di dialoghi rivelatori e credibili che riescono a farci percepire tutta la complessità racchiusa in una storia così dolorosa come quella che Graves vuole raccontare. In questo webcomic non ci sono persone “moralmente giuste”, e uno dei focus centrali della serie è proprio sul ruolo della vittima, che può essere indubbiamente liberatorio da vestire, ma che se cucito addosso troppo stretto impedisce di diventare qualsiasi altra cosa e porta a liberarsi di qualsiasi percezione di responsabilità, rifiutando la crescita e il cambiamento necessari per diventare adulti; quasi tutti i personaggi hanno comportamenti infantili e bizzarri, spesso esasperati da spazi online incapaci di rispondere alle loro esigenze ma più che felici di intrappolarli in dinamiche adolescenziali e prive di complessità: tu sei una persona moralmente corretta (hai rispettato il mio dni), tu un mostro che farebbe meglio ad ammazzarsi appena possibile (hai postato un contenuto con una ship incestuosa).
Sì, Milo sta guardando una puntata di MLP. Grave che io sappia qual è anche se non l’ho mai visto in vita mia.
Persino la giustapposizione tra elementi comici e grotteschi ed eventi traumatici e violenti, che in altre mani avrebbe rischiato di risultare in un pastrocchio incoerente e privo di qualsiasi carica drammatica, in questo webcomic è dosata in modo da fornire sufficiente realismo alle interazioni senza per questo scadere in sterile citazionismo o nell’illusione che citare la realtà permetta di dare spessore alla finzione. Insomma, se siete arrivati fin qui è evidente il mio entusiasmo per questo webcomic, ma proprio in virtù del suo status indie presenta qualche limite. Il più evidente è il disegno: se le interfacce sono assai realistiche e i mezzibusti dei protagonisti molto espressivi nella loro semplicità, quando il tratto è costretto a rappresentare persone in movimento, composizioni complesse o gestualità peculiari viene messa in evidenza la sua inadeguatezza; è perlopiù abbastanza chiaro nel rappresentare ciò che sta succedendo, ma difficilmente è gradevole alla vista o bello in senso tecnico. Anche la colorazione è piatta e priva di ombre e luci, stratagemma che funziona nel primo capitolo che utilizza una palette molto limitata ma molto meno in quello successivo. Non dovrebbe sorprendere, considerando che si tratta di un webcomic vecchia scuola che è evidentemente frutto di anni di lavoro da autodidatta, ma contribuirà sicuramente ad allontanare qualche potenziale lettore abituato a standard grafici molto superiori.
Ecco, appunto. Anche se hobbit!Milo ha il suo appeal.
Come già feci per Romulus, inoltre, sono costretta a segnalare che il webcomic è ancora in corso: il primo capitolo – dog names – è completo ed è leggibile anche come una storia a sé stante, com’era nelle intenzioni originarie dell’autore, mentre il secondo è ancora incompleto; viene aggiornato regolarmente e fino ad ora non ha dato segni di peggioramento qualitativo: sembra che l’autore sappia quello che fa e che non si stia affidando al caso o a una prima geniale intuizione per scriverlo, dunque mi sento di consigliarlo caldamente anche con questi caveat (e poi volevo ricominciare a scrivere sul blog, okay?). Se i temi citati vi interessano e avete almeno una qualche curiosità di vedere in che modo le dinamiche dell’Internet possono essere sfruttate per scrivere una storia complessa, competente e conscia dei medium di cui vuole parlare – o se vi è piaciuto Bokura no Hentai – what happens next potrebbe rivelarsi una lettura interessante.