- - - LA STORIA È UN INFERNO - - -
"Treno notturno per Napoli"
Lenin a Capri tra rivoluzioni e totani
(Per chi volesse approfondire l'argomento con il dovuto rigore scientifico, di seguito è presentata una selezione di testi di riferimento, distinti per finalità di studio.)
L'isola delle sirene e degli imperatori, per un breve periodo tra il 1908 e il 1910, fu anche l'isola dei rivoluzionari. Invitato da Maksim Gor'kij, il futuro padre dell'Unione Sovietica, Vladimir Lenin, soggiornò a Capri per due volte, trovandosi a discutere di politica e rivoluzione proletaria tra una partita a scacchi e una passeggiata con vista sui Faraglioni. La storia, con il suo fascino e le sue contraddizioni, ci regala questa curiosa immagine: sull’isola amata dai più facoltosi turisti dell’epoca, un gruppo di esuli russi, nemici giurati della borghesia, pianificava un futuro di lotte popolari. Una vicenda che arricchisce la leggenda di Capri, rendendola non solo un paradiso mediterraneo, ma anche uno scenario di profonde e inaspettate sorprese.
Nei giardini di Capri, i famosi Giardini di Augusto che si affacciano sul mare e sui celeberrimi faraglioni, c’è un monumento a Vladimir Lenin. Sì, proprio lui, il futuro dittatore del proletariato. Eretto nel 1970 per celebrare il centenario della sua nascita, questo tributo consiste in una stele marmorea scolpita da Giacomo Manzù. Tre blocchi di marmo alti 15 piedi, con al centro l’effigie di Lenin e la scritta "A Lenin Capri". Un'immagine che da sola sembra gridare: "Anche i rivoluzionari amano il dolce far niente."
E ora la domanda da un milione di rubli: cosa ci faceva Lenin, profeta della lotta di classe, tra i lussi e le frivolezze di Capri? Crederci o no, visitò l'isola ben due volte. E no, non solo per discutere di rivoluzione, ma per godersi lo stile di vita rilassato, i panorami e – non ridete – i piatti locali.
Lenin, Gorky e il network dell'esilio russo in Italia
Prima di addentrarci nei dettagli del soggiorno caprese, è fondamentale inquadrare il contesto storico. La Rivoluzione russa del 1905, sebbene fallita, aveva innescato una diaspora di intellettuali, artisti e rivoluzionari in cerca di rifugio in Europa. L'Italia, con il suo clima mite e la sua atmosfera di relativa libertà, divenne un polo d'attrazione per questi esuli, che vi fondarono centri di dibattito e di attività politica. Tra i protagonisti di questa rete vi era Maksim Gor'kij, uno scrittore di fama internazionale la cui influenza andava ben oltre il campo letterario.
Gorky si trasferì a Capri nel 1906, stabilendosi a Villa Behring, un edificio che divenne rapidamente un salotto culturale e un laboratorio politico. Le pareti bordeaux di questa villa videro transitare una moltitudine di figure, da artisti e filosofi a rivoluzionari incalliti. Per Gorky, Capri non era solo un rifugio, ma un luogo dove sperimentare una sorta di utopia politica in miniatura, una comunità di intellettuali russi che, lontani dalla repressione zarista, potevano dibattere liberamente sul futuro della rivoluzione. È in questo contesto che si inserisce l'invito a Lenin, il quale, fedele alla sua natura pragmatica, si mostrò inizialmente scettico sull'efficacia del viaggio. A spingerlo a partire fu proprio l'insistenza di Gorky, che sperava di appianare un acceso dibattito filosofico.
La battaglia filosofica: Marxismo scientifico contro "divinità" collettiva
La prima visita di Lenin a Capri, nell’aprile del 1908, non fu motivata dal desiderio di vacanza, ma dalla necessità di affrontare una questione che riteneva esistenziale per il futuro del movimento bolscevico. Alcuni dei suoi compagni di partito, tra cui Aleksandr Bogdanov e Anatolij Lunacharskij, si erano avvicinati all'empiriomonismo, una corrente filosofica ispirata dal fisico e filosofo austriaco Ernst Mach. La loro idea era che il marxismo, per diventare un'ideologia di massa, dovesse essere trasformato in una sorta di "religione" laica, in cui l'umanità collettiva era la nuova "divinità" e la rivoluzione proletaria il suo dogma centrale.
Per Lenin, questa era un'eresia pura. Per lui, il marxismo era una scienza, un'analisi materialistica e oggettiva della storia e della società. La contaminazione con concetti idealistici e religiosi avrebbe minato le fondamenta stesse del partito, trasformandolo da un'avanguardia rivoluzionaria in una setta mistica. Il dibattito fu feroce e si protrasse per giorni, spesso anche durante i pasti, nonostante la richiesta di Lenin di non parlare di filosofia a cena. Come documentato dalle fonti, Lenin si oppose con forza a questa visione, arrivando a scrivere, subito dopo il suo ritorno, il saggio "Materialismo ed empiriocriticismo", un testo che demoliva le tesi dei suoi avversari e che, ancora oggi, rimane un pilastro del marxismo-leninismo.
Totani, scacchi e scialatielli: La vita privata del rivoluzionario
Ma la vita di Lenin a Capri non fu solo dibattito politico. Il suo soggiorno rivela un lato inaspettato del leader rivoluzionario. Arrivato con un treno notturno da Ginevra, Lenin si fermò a Roma per una breve visita al Foro e al Campidoglio, per poi raggiungere Napoli. A Capri, Gorky gli riservò la stanza con la vista migliore a Villa Behring.
Lenin, ospite d'onore, si lasciò conquistare dai piaceri dell'isola: visitò la Villa Jovis di Tiberio, gustò specialità locali come gli scialatielli alla Ciamurra e si concesse qualche bicchiere di vino bianco. Le sue giornate erano scandite da lunghe passeggiate, intense partite a scacchi contro Gorky (che spesso lo sconfiggeva) e battute di pesca con i fratelli Francesco e Giovanni Spadaro. Furono proprio loro a dargli l'affettuoso soprannome "Drin-Drin", per via del suono che la lenza faceva quando un pesce abboccava. Lenin, divertito, ripeteva il nomignolo con entusiasmo, tra le risate dei pescatori.
La moglie di Lenin, Nadežda Krupskaja, che non lo accompagnò nella prima visita ma raggiunse Gorky in un'altra occasione, ricordava con affetto quel periodo. Scrisse che la casa era sempre piena di gente, che si giocava a scacchi, si andava in barca e si cantava. Lenin si lasciò conquistare dal paesaggio e dal vino locale.
Il secondo viaggio e le ombre di un futuro oscuro
Lenin tornò a Capri nel giugno del 1910, questa volta arrivando in nave da Marsiglia. Il programma fu praticamente identico: pesca con i fratelli Spadaro, scacchi con i compagni e cene allietate da canti napoletani. Aneddoti raccontano di una serata in cui un tenore locale osò cantare "Dio salvi lo zar". L'audacia non ebbe conseguenze: Lenin si limitò a sorridere, forse ironizzando tra sé e sé sul destino di quel particolare zar.
Prima di lasciare l'isola, Lenin visitò Pompei e scalò il Vesuvio, quasi a voler toccare con mano le forze primordiali che avevano plasmato la storia. La sua permanenza a Capri si concluse alla fine di luglio, quando raggiunse la moglie Nadya e la madre Elizabeth sulle spiagge del Golfo di Biscaglia.
Capri, nel frattempo, restava un curioso capitolo nella biografia di un uomo che di lì a pochi anni avrebbe cambiato il corso della storia. La sua presenza sull'isola non fu un semplice intermezzo, ma un'ulteriore conferma della sua determinazione. Nonostante le distrazioni e i piaceri "borghesi", Lenin non smise mai di pensare alla rivoluzione. Il suo soggiorno a Capri, pur ammorbidito da aneddoti e paesaggi incantevoli, fu un periodo di intensa riflessione, di battaglia ideologica e di ricarica strategica, necessario per affrontare le sfide che lo attendevano.
Lenin, totani e contraddizioni esistenziali
Guardando indietro, sembra quasi impossibile immaginare Vladimir Lenin in mezzo a quel paradiso mediterraneo, tra i faraglioni e le cene a base di vino bianco. Eppure, forse proprio qui, nel cuore della frivolezza borghese che disprezzava, Lenin trovò un'opportunità unica per ricaricare le batterie, non solo fisiche, ma anche ideologiche. A Capri, il futuro rivoluzionario non si è semplicemente "rilassato", ma ha messo in scena una delle più affascinanti contraddizioni della storia: il profeta della lotta di classe che respira la stessa aria dei capitalisti.
Questo soggiorno non fu un'eresia o un tradimento, ma piuttosto una conferma della sua natura: un uomo capace di analizzare la realtà con un distacco quasi scientifico, che non disdegnava i piaceri della vita per comprendere meglio il mondo che voleva abbattere. Che stesse giocando a scacchi con Gorky, pescando con i "cavallari" di Capri, o discutendo di marxismo, Lenin era sempre e comunque il rivoluzionario, capace di trasformare un momento di svago in un'occasione di studio e di battaglia ideologica. La sua ironia, la sua curiosità per i costumi locali e persino la sua reazione spaventata all'allarme "Polizia!" ci restituiscono l'immagine di un uomo, non di un'icona.
Perché sì, la storia è davvero un inferno. Ci inganna con le sue apparenze, ci fa credere che un rivoluzionario possa essere solo una figura granitica e senza sfumature. Invece, ci rivela che anche i suoi protagonisti più inflessibili hanno trovato una pausa tra un piatto di totani e patate e un bicchiere di vino. E forse, proprio in queste pause, hanno trovato la forza per scrivere il capitolo successivo di un dramma che, anche se a volte ci fa sorridere, ha cambiato il mondo per sempre.
Riferimenti e Bibliografia Essenziale
Opere di riferimento generale
FISCHER, Louis. The Life of Lenin. New York: Harper & Row Publishers, 1964.
RAPPORT, Helen. Conspirator: Lenin in Exile. New York: Basic Books, 2010.
WOLFE, Bertram D. Three Who Made a Revolution. Boston: Beacon Press, 1955.
TROYAT, Henry. Gorky: A Biography. New York: Crown Publishers, 1989.
YEDLIN, Tova. Maxim Gorky: A Political Biography. Westport, CT: Greenwood Publishing Group, 1999.
Studi specifici sul soggiorno di Lenin a Capri
SANGIULIANO, Gennaro. Scacco allo zar. 1908-1910: Lenin a Capri, Genesi della Rivoluzione. Milano: Mondadori, 2012. (Questa è una fonte cruciale e aggiornata che ha fornito molti dettagli).
TAMBORRA, Angelo. Esuli Russi in Italia dal 1905 al 1917. Bari: Laterza, 1977.
CERASUOLO, S. Lenin a Capri: L'esilio di un rivoluzionario. Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 2018.
Testi filosofici di Lenin
LENIN, V.I. Materialismo ed empiriocriticismo. Mosca: Edizioni in lingue estere, 1909.












