Pesca a feeder in mare (ottava parte)
Chiudiamo il discorso sui pasturatori prendendo in considerazione le ultime due categorie principali, accomunate dal tipo di approccio e dalla tipologia di montature, benchĂŠ presentino com'è ovvio anche alcune differenze. Stiamo parlando dei method e dei pellet feeders. Sicuramente gli ultimi ad aver preso piede in mare ed ancora poco utilizzati dai piĂš, rappresentano una svolta ed un cambiamento radicale sia nel modo di proporre la pasturazione che, soprattutto, lâesca. Dimentichiamo i lunghi terminali tipici della pesca in acqua salsa e affacciamoci ad un metodo di pesca piĂš dulciacquicolo, assai efficace nellâinsidiare grufolatori, cefali e come anche prede dalle abitudini diverse ma sempre accomunate da una notevole risposta alla pasturazione.
I method feeders
Concettualmente la pesca a method consiste nel proporre ai pesci una pastura compatta al cui interno viene nascosto (piĂš o meno in superficie) lâamo che può essere con o senza esca. Si presume (con ragione) che il pesce andandosi a nutrire della pastura trovi rapidamente lâesca o finisca con introdurre in bocca lâamo nudo. I pasturatori hanno una struttura tale da permettere di modellare su di questi la pastura e sono pertanto completamente aperti, fungendo essenzialmente da scheletro.
Esistono svariate tipologie di method. Qui proponiamo quelli piĂš utilizzati in assoluto, i flatbed (piatti) dotati di mould (stampino). Uno dei sistemi piĂš pratici è quello di posizionare l'amo innescato sul fondo del mould, riempire lo stampo di pastura (sfarinato opportunamente inumidito) ed infine premere con il pasturatore in modo che la pastura si comprima ed aderisca al feeder. Ne risulta una sorta di mezzo uovo o saponetta di pastura che include lâinnesco in superificie.
Ma questa tipologia di method può essere utilizzata anche per lâuso di micropellets, che una volta inumidite divengono âcolloseâ e capaci di adattarsi alla forma del mould, rappresentando una pastura che ha una funzione diversa dallo sfarinato, e che a questo può essere alternata.
I cefali in particolare, ma anche grufolatori come saraghi e orate, gradiscono questo tipo di presentazione, specie quando si presta particolare attenzione al colore oltre che allâaroma. In condizioni di acque chiare preferisco miscele di pasture e pellets che non creino troppo contrasto con il fondale mentre virare al bianco (classica cefalo bianca) può essere utile quando lâacqua è piĂš scura. Consiglio comunque di andare per tentativi e di preparare pasture e pellets non in grandissima quantitĂ . Non siamo in gara. Possiamo tranquillamente dedicarci a preparazioni progressive cosĂŹ da evitare sprechi, modificare le proporzioni o cambiare tipo di pastura ed esser certi che aroma ed idratazione siano sempre ottimali.
I pellet feeders
Considerati da alcuni unâevoluzione dei method, i pellet feeders sono pasturatori semiaperti nati per la pesca con le pellets in acque commerciali ma presto divenuti importante strumento anche in ambienti naturali fino al mare. Volendone semplificare concettualmente la struttura sono come una sorta di piccole sassole, chiuse posteriormente e con unâapertura supero-inferiore variabile per forma e dimensioni. Le pellets vengono compresse al loro interno ed una volta in acqua, grazie allâidratazione sia superiore che posteriore, tendono a scivolare in avanti formando un piccolo tappeto all'interno o nell'immediata vicinanza del quale viene a trovarsi anche lâamo con lâesca.
Come i method questi pasturatori sono di tipo inline e prevedono lâuso di terminali corti (sui 10 cm con un range 8-12). Lâamo con lâesca può essere inserito allâinterno del feeder o lasciato esterno a seconda delle circostanze. Si può prevedere di lasciarlo interno qualora lâesca non rischi di rimanere impigliata o sia fragile e la si voglia proteggere dallo stress del lancio, ma a differenza dei method vi è una copertura superiore in plastica (per quanto minima in certi modelli) ed è preferibile, se non vi è una stretta necessitĂ , che lâamo con lâesca siano liberi.
Lâuso delle pellets in mare come esca è controverso. Nella mia esperienza ho registrato risultati positivi in casi particolari e con non pochi accorgimenti. Come pastura alcune tipologie dimostrano invece discreta efficacia, benchĂŠ occorra saperle dosare. I pellet feeder sono tuttavia validi pasturatori anche per bigattini incollati. In particolare la tipologia dei âmaggot pellet feederâ (ultimo a destra nella foto di gruppo) sono stati studiati proprio per questo utilizzo. Anche se un buon incollaggio ed una buona compressione riescono a rendere agevole il lancio, per sicurezza si può prevedere di tappare lâapertura con una certa quantitĂ di pastura che, una volta a contatto con lâacqua e sotto la spinta del movimento dei bigattini, verrĂ poi rapidamente espulsa.
Merita un cenno lâautocostruzione di efficaci maggot pellet feeder a partire da vecchi block-end ovali. Si tratta di rimuovere la deriva, incollare il tappo superiore e tagliare in obliquo il polo inferiore. Una feeder bead al posto della girella eviterĂ che si sfilino. Quindi prima di gettarli o dimenticarli in qualche angolo fateci un pensierino.
Utilizzo
Come abbiamo detto si tratta in entrambi i casi di pasturatori inline da associare a terminali molto corti. Pasturazione e presentazione dellâesca avvengono in 10-20 centimetri quadrati. Ă evidente che un tale sistema per funzionare correttamente implica l'assenza di corrente e un fondale non troppo profondo. In presenza di corrente la pastura infatti si disperderebbe oltre il raggio in cui opera il terminale lasciandolo isolato. Durante la discesa verso fondali troppo profondi parte della pastura rischierebbe di uscire dal pasturatore o dissolversi prima che questo raggiunga il fondo.
La pesca con i maggot pellet feeder è particolarmente efficace se si intendono insidiare grufolatori come saraghi e orate utilizzando come esca e pastura i bigattini (con la possibilità di aggiungere una piccola quota di sfarinati). Gli spot ideali sono quelli caratterizzati da fondali pianeggianti, cosÏ che il feeder vi si possa adagiare e si riesca a formare il piccolo tappeto di pastura. I cefali rispondono meglio al method utilizzando pasture ricche in formaggio.
Per via del terminale corto e lâassenza di esca e pastura in libera fluttuazione è raro che queste due tecniche possano portare alla cattura di spigole, se non casualmente. Mentre è frequente la cattura di occhiate che non temono di spingersi da mezzâacqua al fondo seguendo la scia lasciata dal feeder in discesa.
Testo e foto: Franco Checchi









