Non odio te, odio il modo in cui mi fai sentire, perché non posso averti.
Le regole del delitto perfetto.


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Non odio te, odio il modo in cui mi fai sentire, perché non posso averti.
Le regole del delitto perfetto.
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"Il conto alla rovescia stava cominciando. Dieci. “Dieci,” disse, la sua voce che combaciava con quella del DJ, “le lentiggini sul tuo naso.” Quelle che nessuno vede mai. Nove. “Gli anni che avevamo quando ti ho detto che ti avrei sposata.” Perché tutte le altre “femmine” erano antipatiche.
Otto. “Come le piume che ti ho regalato.” Una a compleanno, da quando lei aveva undici anni a quando ne aveva compiuti diciotto, da quando lei si era lamentata che non ne aveva nessuna per Hogwarts, da quando era diventato un piccolo rito tra loro due. Otto anni, otto piume di colori diversi. Dal primo anno alla scuola al primo anno da adulti. Sette. “Gli anni in cui abbiamo studiato assieme.” Lei che cercava di convincerlo a fare i compiti, lui che la distraeva con uno zelo ammirevole. Le Cioccorane nascoste nelle borse, le palline di carta finite tra i capelli, l’inchiostro che puntualmente veniva rovesciato sulle pergamene. Sei. “Come le parole del titolo del primo articolo che mi hai mandato.”Perché lui era sincero in tutto, persino nelle critiche. Perché era la prima persona a leggere qualunque cosa scrivesse. Cinque. “I nei sulla sua schiena.” Quando avevano fatto l’amore, li aveva contati. Li aveva sfiorati. Li aveva baciati. Quattro. “Il numero di insufficienze che hai preso in sette anni.” Dominique si era sempre impegnata tanto, e quelle quattro volte era stato così umiliante che aveva pianto. Sulla spalla di James. Dominique trattenne il fiato mentre alcune lacrime le bagnavano le guance. Non poteva. Non poteva ricordarsi questi dettagli. Non poteva… Tre. “Io ti amo.” Tre parole. Due. “Da sempre.” Uno. “Baciami,” disse James. E Dominique si lasciò baciare, perché anche lei lo amava da sempre, perché la mezzanotte era scoccata e allora poteva lasciarsi indietro il vecchio anno, il passato, le urla, le paure, perché in dieci secondi le aveva detto ciò che non aveva fatto in anni, perché era stanca di scappare e piangere e soffrire quando poteva avere lui – le sue braccia attorno alla sua vita, le sue labbra sulle sue, il suo corpo contro il suo – e poteva avere una felicità che non sentiva sua da anni. Dietro di lei, i fuochi d’artificio stavano illuminando il cielo di notturno di Londra. "
- Carmelita Zappalà