Penso: “sarebbe bello fare fotografie guardando solo verso l'alto”, e ogni cosa verrebbe riscritta da quello sguardo. È lì che trovi la tensione all'assoluto, una prospettiva irrisolvibile che inizia da te e si espande verso l'infinito.
E mentre torno verso casa con il naso all'insù, seguendo il disordine di quei pensieri mi imbatto in un arcobaleno addormentato nel cielo.
Gli rispondo subito con un sorriso sproporzionato, compiaciuto. Contemplo la meraviglia di quel suo offrirsi disinteressato. Non ostenta la propria bellezza all'orizzonte, si nasconde dietro lo zenit. Si lascia guardare ma non chiede di essere guardato.
Nessuno lo nota in viale Fulvio Testi: spesso il peso delle giornate più dure ci stringe a terra, riprogrammando la meta del nostro sguardo.
Nel percorso fra casa e metro non ci preoccupiamo che di allungare il passo per superare la pozzanghera senza bagnarci i piedi. Guardare in sù non fa’ arrivare prima , è la deviazione non programmata, la sorpresa non considerata.
Occhi sgranati, colli spezzati e nasi raffreddati. Qui sta la gioia delle piccole cose.