Anatomia del Mignottone Pazzo
Se metti la foto che piagni sei patetico, se metti la foto co’ le zinne de fuori sei sia patetico che sottone, quindi cos’ho fatto io il giorno dopo che me so’ mollata?
Er mignottone pazzo.
Ho messo tipo una sorta de stories, dove c’era io co’ le zinne de fori, co' le canzoni de Tiziano Ferro, diciamo che era un po’ una sorta di pietà di Michelangelo social… e quindi noi pensiamo che fare il mignottone pazzo ci riporti la persona da noi.
Non so se voi conoscete il mignottone pazzo, lo conoscete?
- Michela Giraud
Ti ha lasciata, ti ha tradita con la vicina di casa, ti ha ghostata (scusate amanti della lingua italiana) dopo un appuntamento romantico, ti ha dimenticata dopo aver attentato ai tuoi sentimenti con una frase indimenticabile (“Ciao, che fai?” oppure “Ehy - questi scrivono sempre Ehy con la “H” e la “Y” - come va?”). Insomma, hai lasciato il tuo cuore alla mercé di qualcuno che ne ha fatto cocci. Il tuo cervello smette di ragionare, nella tua pancia quel dolore sordo che neanche Lello (figlio di Fedez e Chiara F.) che mormora “La sorellina…” potrà lenire. Che fare?
Step 1. Ti incazzi, piangi, invii whatsapp e messaggi vocali agli amici (che ti hanno silenziato per un anno), ti chiedi perché sia successo, invochi la morte, invochi la morte per il tuo carnefice, invochi almeno un herpes genitale. Eppure niente, stai ancora soffrendo.
Step 2. Guardi sui social, monitori che fa e che non fa, vedi l’ultimo accesso, vedi le nuove follower su Instagram (“Si vede che sta di nuovo su Tinder”), elimini le foto insieme, cambi la password di Netflix (“Vuoi divertirti? Non con i miei 11,99 euro”) e soprattutto “No Facebook, il ricordo di noi che festeggiavamo il compleanno della nonna non lo voglio vedere, mostrami meno contenuti di questo tipo, mannaggia a te Mark, di prima mattina”. Blocchi, elimini, archivi. Per un attimo ti senti pure meglio, eppure bastano pochi minuti e no, ancora rosichi.
Allora nel silenzio, interrotto solo dalle tue viscere che si contorcono al ritmo di chittemmuort’, senti una voce. Sono loro, gli stivaletti rossi con il tacco a spillo che hai comprato a una svendita nel 2009. Oppure loro, gli shorts che hai smesso di mettere da quando la tua amica Claudia ti ha detto che erano troppo troppo short. O forse lui, quel body con il pizzo che se un campeggiatore accende un falò di ferragosto al Campeggio La Liccia di Santa Teresa di Gallura tu prendi fuoco (e c’è il Mar Mediterraneo di mezzo). “Uuuuusaciiiiii… Indossaciiiii… E finalmente capirà… Quale gemma fulgente ha perso…” - dicono ululanti.
L’ho detto all’inizio, il tuo cervello ha smesso di ragionare. I nodi della razionalità che ti ancoravano alla tua dignità si sciolgono, come Ulisse con le Sirene la voce di quei turpi indumenti ti avvinghia, e ti sembra davvero una buona idea togliere il mollettone rosa o la felpa di acetato con le tasche piene di fazzoletti vecchi o i pantaloni smollati di cui hai perso l’elastico in lavatrice, e dare il via all’operazione “Mignottone Pazzo”. Come saprà chiunque viva in Italia e abbia meno di 82 anni, la teorica della figura del Mignottone Pazzo è la comica Michela Giraud, una dei partecipanti di LOL - Chi ride è fuori, lo show comico disponibile su Amazon Prime in cui 10 comici sono chiusi in un teatro per sei ore con una sola regola: non ridere.
Il (o “lo” come pneumatico?) MP è un personaggio ferito sì, ma non sconfitto, e se è vero che ha perso una battaglia, si accinge però a vincere la guerra.
Il piano è quello di creare un contenuto - una foto, o un breve video - che deve essere sensuale, ma discreto (non deve urlare “Disperazioneeee”); bello ma modesto, ed assolutamente non posticcio, ma semmai un normale selfie - solo in apparenza - di qualcuno che sta andando a divertirsi un mondo e ha detto “Cià (o per i non-lombardi ‘Orsù’), mi faccio una foto” (capite pure la difficoltà durante la pandemia di far credere a qualcuno che quel tacco te lo metti per andare all’MD). Il suddetto contenuto va pubblicato nelle storie di Instagram, perché sia effimero (non deve rovinare la aesthetic del mio feed, e soprattutto non deve vederlo Zia Titina) e perché si possa poi speculare sui suoi fruitori (ha visualizzatoo???).
Dal punto di vista semiotico, il MP esperto sa che la cosa più importante è dosare: o lo stivaletto, o lo shorts, o l’eyeliner o il rossetto; o la canzone, o l’espressione assorta e dolente. Il MP dedica poi il giusto tempo alla ricerca della citazione perfetta: conosciuta ma non troppo, e che faccia capire che il MP è anche colto (adatto all’uopo ad esempio un verso di Wislawa Szymborska), criptico per gli altri, ma non per il suo destinatario, che, colpito da quelle parole, risponderà sicuramente all’appello visivo con un “Oh Ninfa dalla multiforme beltà, come ho potuto io anche solo per un momento poter pensare di vivere questa vita mortale da te lontano?”. Il MP elabora il piano diabolico e finalmente soddisfatto, a endorfine attivate, si appresta dunque alla creazione dell’arma letale, che porterà la pace e la gioia nella sua vita amorosa.
A questo punto però le comunicazioni si interrompono. Terra chiama Mignottone Pazzo e Mignottone Pazzo non risponde. Il dolore ha disattivato l’antenna. Il senso di abbandono ha intasato le centraline. La voglia di rivalsa ha fatto cadere la comunicazione d’emergenza.
Lo vedi il Crazy Mignottone. Ha messo lo stivaletto, ha messo i pantaloncini giro-pudenda, ha messo pure il body incendiario. E l’eyeliner. E quel rossetto con i glitter comprato per la festa di Natale del 2019 e mai più usato (ha qualche grumo). Ha scattato una foto sovraesposta, oppure un boomerang in bianco e nero dove sembra un robot impazzito. Sceglie la canzone dalla funzione musica, digita “T…”. Sarà di sicuro Tenco Luigi. “Ti…”. Tiromancino? “Tizia…”. Sarà certamente la canzone “Sarà quel che sarà” di Tiziana Rivale, vincitrice di Sanremo 1983. Sicuro, certo. E invece no, è “Tiziano Ferro” ed è proprio lei, Sere Nere, la canzone che fa venire voglia di lasciarsi anche quando si è felici solo per essere veramente tristi e cantare con voce tremante “Perchè fa maale, maaale, maaale, da morire… senza te”. Ed è qui che il MP pone il carico da novanta e aggiunge pure il testo, per sottolineare il messaggio (finora appena decifrabile dai più sensibili degli spettatori).
Il dito va su “La mia storia”, il Mignottone è pronto a pubblicare. Il dito sospeso, si interrompe per un attimo, pensa, gli occhi fissi allo schermo. Poi bofonchia “ma crepa” e va. Pubblicato.













