um hey a essa rede:)

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um hey a essa rede:)
So. This is just a character I created when I was 16. Back then, I was into comics and the occult. He's not human. His hair is pure energy, made of flame. He's the Moonwatcher.
https://www.etsy.com/listing/4516047786/mermaids-may-night-tretyakov-gallery?sr_prefetch=1&pf_from=shop_home&ref=shop_home_active_3&logging_key=ac820a8012d4cc2b0e6c6b8bae87f5502b893ef5%3A4516047786
«L'universo fa solo finta di essere fatto di materia.
Segretamente è fatto di Amore»
(Rumi)
Anima e Cuore
She opened her door and her window, And the heart and the soul came through, To her right hand came the red one, To her left hand came the blue. (The Cap and the Bells, W.B. Yeats.)
Me lo aveva spiegato il mio maestro Zen che la vita procede come una spirale: a volte sembra di essere tornati sopra i propri passi, in realtà siamo più in alto e vediamo da sopra le circonvoluzioni del passato che non sono ripetizioni, ma circolarità percorse con meno esperienza di quella attuale. Una spirale che sale permette di ampliare gli orizzonti e di vedere più lontano anche quando ci sembra che il ciclo della giornata si ripeta sempre simile. Ecco che l'Autunno mi riporta alla via della Spada, alle foglie che scricchiolano sotto i piedi, alla meditazione attraverso la musica ed ancora, come suo opposto, alle regate della stagione meno calda, con il mare che si veste di brume più eleganti del mantello di Re Salomone. Tutto come sempre, ma nei dettagli diverso. Non ho mai fatto mistero di rileggere queste pagine, sono il primo scopo per il quale scrivo qui, nel secondo post di questo brogliaccio assaporavo una poesia mistica del poeta irlandese che amo tanto W.B. Yeats; nella lirica si racconta di come si possa conquistare l'affetto della persona desiderata a patto di impiegare assieme anima e cuore, che quindi sono due energie separate, forse addirittura antitetiche, ma certamente complementari. Sarei tentato di tradurle a modo mio in Yin e Yang. Tra la musica che ho nelle orecchie in questo periodo ci sono successi senza tempo della musica napoletana. Non deve stupire che un patrimonio che appartiene al mondo possa essere spunto anche per musicisti che non sono partenopei, uno di questi è stato Lucio Dalla che non ha mai fatto mistero di questo amore. Ascoltavo e meditavo sul testo di questa canzone di Tito Schipa, parla di una relazione che attraversa una delle crisi inevitabili che si percorrono quando due cuori e due anime si uniscono per diventare un'unica entità; ho capito meglio, più dall'alto di quando ho scritto di Yeats, che la vita ci chiede questa dedizione completa, un impegno che coinvolga tutti i lati del nostro poliedro, lasciando che la luce trapassi la pietra dura che siamo, per generare altra luce e nuovi colori compresi tra il rosso e il blu come quelli narrati dal poeta di Dublino. Non è un caso che il video scelto per ascoltarla sia un duetto tra Francesco De Gregori e sua moglie Alessandra "Kika" Gobbi, non è altrettanto un accidente che mi rapisca ancora una volta la potenza di questa lirica fatta di quella semplicità vera, che meglio di tutte descrive l'esistenza umana e le emozioni che la attraversano, i sentimenti più preziosi che danno il senso migliore su come impiegare i giorni che percorriamo: passo dopo passo. Buoni giorni d'Autunno
Francesco De Gregori e Alessandra Gobbi - Anema e Core
Il mio cuore Jazz
L’Estate, perlomeno il suo inizio, è da sempre un periodo troppo pieno di cose per me. Pieno di lavoro che in vista delle ferie d’Agosto accelera impetuoso e riempie con implacabile necessità ogni buco libero dell’agenda, costringendomi a considerazioni einsteniane che vorrebbero, aumentando la velocità, una dilatazione della dimensione temporale, cosa che ancora non sono riuscito a verificare sperimentalmente. Questi ritmi forsennati sono fatti di corse e di pause improvvise per colpa di quel vizio deprecabilmente italiano della mancata puntualità che rende tutto complicato e difficile, soprattutto considerando il fatto che ogni appuntamento è un piccolo patto ed ogni ritardo una trasgressione dello stesso che passa sopra le esigenze di chi lo ha rispettato puntuale ed è costretto a subire per colpa dell’altrui ignavia. Io somatizzo tutto questo soprattutto nella regione cardiaca, con il miocardio che si indigna e pompa sbuffando ad una pressione che viceversa caldo e conseguente sudorazione vorrebbero in calo. Ne soffre anche il ritmo che prende a volte delle pause inusuali perdendo quella cadenza armonica del metronomo verso scansioni più sregolate con battute imprecise e improvvisate. Consideravo tutto questo lo scorso week end quando, approfittando di quel cartellone pubblicitario che la Nomenklatura che governa la mia città propone col nome di Notte Rosa, offerto come ai tempi dei romani al posto del circo, mi sono recato ad un momento di relax con l’ascolto di un concerto alle prime luci dell’alba. È un’occasione rinnovata di ascoltare musica di alto livello lontano dal frastuono della folla e in un ambiente naturale, quello della spiaggia prima del sorgere del sole, che aiuta la meditazione delle note protagoniste e la loro metabolizzazione verso la parte migliore del cuore. Quest’anno due musicisti di primo livello assieme: Flavio Boltro e Danilo Rea, due principi del Jazz. Questa forma musicale si alimenta di contaminazioni, che in questa edizione parte dal lievito madre delle arie celebri della Lirica a me molto cara. Un mare di armonie precise nella loro ideazione originale viene scompigliate dal vento rafficato del Jazz, che crea onde altrettanto irregolari eppure bellissime capaci di dare una lettura nuova e fresca fuori dai ritmi usuali. Ecco così che in attesa delle onde vere, quelle terapeutiche ormai imminenti delle ferie, seppure a distanza di giorni questa musica ancora resta e riverbera, mi fa comprendere soprattutto che il mio cuore capriccioso vuole ritmi fuori dagli schemi canonici, vive in modo Jazz e cerca pause e crescendo diversi da quelli del manuale. Scopro alla fine di avere quindi un cuore Jazz, cosa che mi increspa il sorriso spingendomi a questo breve racconto… L’ora è fuggita e non ho amato mai tanto la vita…
Flavio Boltro e Danilo Rea - E lucevan le stelle
Che fai qui, Max?
Dio gli disse: «Va' fuori e fermati sul monte, davanti al Signore». E il Signore passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nella tempesta. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. Elia andò fuori, e si fermò all'ingresso della spelonca; e una voce giunse fino a lui, e disse: «Che fai qui, Elia?» 1 Re 19, 11-13
Sto cercando di recuperare le buone abitudini di un tempo, quelle che il caos della vita con il suo scompiglio confondono di stanchezza, così che la pigrizia ed il bisogno di tregua vorrebbero soffocare. Allo stesso modo con il quale mi ostino a perseguire il cammino della spada, sto cercando di recuperare il significato della Quaresima per non abbandonare un altro sentiero di consapevolezza. Leggevo con questo proposito il “Sèfer melachìm” il Libro dei Re che la tradizione moderna separa in due tomi. Nel capitolo 19 del primo libro si racconta del profeta Elia che colto da sconforto per la difficoltà della propria vita chiede di morire. Un messaggero divino però gli offre da bere e mangiare così che ristorato possa affrontare il grande deserto alla ricerca della voce di Dio. Elia lo cerca, come verrebbe spontaneo pensare, nelle forze più impetuose della natura: la tempesta, l’uragano, il fuoco. Solo alla fine nella brezza più lieve scopre la presenza del suo Creatore e lo incontra, coprendosi il volto. Piacerebbe molto anche a me, piccola creatura, ascoltare quella voce che raccontano potente, ma che invece s'incarna nello zefiro più sereno; ci pensavo pochi giorni fa durante un allenamento in mare preludio alla stagione da corsa che va ad iniziare. Un buon equipaggio sa cosa fare e una volta ricevuto l’ordine della manovra svolge in silenzio e concentrazione le proprie mansioni, un silenzio rotto solo dal chiacchierio delle onde e dal bisbiglio dell’aria. Sono certo che in quel dialogo elementare fosse contenuta anche la voce di Dio, ma le mie orecchie troppo abituate ai rumori secolari non sono state in grado di comprendere il significato delle parole. Ci saranno ancora giorni di mare e momenti di brezza, cercherò di aprire meglio le orecchie e soprattutto il cuore, incapace come sono in questo momento di trovare la risposta corretta a questa domanda piena di ironia sul senso della vita: Cosa faccio qui? Spero di scoprirlo tra le prossime raffiche. Buon Vento
Dio gli disse: «Va' fuori e fermati sul monte, davanti al Signore». E il Signore passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nella tempesta. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. Elia andò fuori, e si fermò all'ingresso della spelonca; e una voce giunse fino a lui, e disse: «Che fai qui, Elia?» 1 Re 19, 11-13
Sto cercando di recuperare le buone abitudini di un tempo, quelle che il caos della vita con il suo scompiglio confondono di stanchezza, così che la pigrizia ed il bisogno di tregua vorrebbero soffocare. Allo stesso modo con il quale mi ostino a perseguire il cammino della spada, sto cercando di recuperare il significato della Quaresima per non abbandonare un altro sentiero di consapevolezza. Leggevo con questo proposito il “Sèfer melachìm” il Libro dei Re che la tradizione moderna separa in due tomi. Nel capitolo 19 del primo libro si racconta del profeta Elia che colto da sconforto per la difficoltà della propria vita chiede di morire. Un messaggero divino però gli offre da bere e mangiare così che ristorato possa affrontare il grande deserto alla ricerca della voce di Dio. Elia lo cerca, come verrebbe spontaneo pensare, nelle forze più impetuose della natura: la tempesta, l’uragano, il fuoco. Solo alla fine nella brezza più lieve scopre la presenza del suo Creatore e lo incontra, coprendosi il volto. Piacerebbe molto anche a me, piccola creatura, ascoltare quella voce che raccontano potente, ma che invece s'incarna nello zefiro più sereno; ci pensavo pochi giorni fa durante un allenamento in mare preludio alla stagione da corsa che va ad iniziare. Un buon equipaggio sa cosa fare e una volta ricevuto l’ordine della manovra svolge in silenzio e concentrazione le proprie mansioni, un silenzio rotto solo dal chiacchierio delle onde e dal bisbiglio dell’aria. Sono certo che in quel dialogo elementare fosse contenuta anche la voce di Dio, ma le mie orecchie troppo abituate ai rumori secolari non sono state in grado di comprendere il significato delle parole. Ci saranno ancora giorni di mare e momenti di brezza, cercherò di aprire meglio le orecchie e soprattutto il cuore, incapace come sono in questo momento di trovare la risposta corretta a questa domanda piena di ironia sul senso della vita: Cosa faccio qui? Spero di scoprirlo tra le prossime raffiche. Buon Vento