Dalla fine del conflitto in Vietnam, gli Stati Uniti sono stati in guerra pressoché ininterrottamente: ossia per più di mezzo secolo. Lo hanno fatto, stando alle loro parole, “per diffondere la democrazia”. Seguendo un ciclo ripetitivo di diversi tipi di guerra “dalle invasioni e occupazioni su grande scala alle contro-insurrezioni, alle guerre per procura e via di seguito ricominciando da capo”, l’apparato militare statunitense ha prodotto risultati ben poco incoraggianti, soprattutto in Iraq. Come possiamo dimenticare che gli americani hanno occupato e rioccupato Mossul per annientare gli jihadisti? Hanno combattuto per Fallujah per ben due volte con pesanti perdite. Eppure, quando gli eserciti di Bush e di Blair hanno lasciato l’Iraq, sono tornati a casa come forze “vittoriose”. Mentre scrivo, però, entrambe le città sono sotto il dominio del Califfato.
Loretta Napoleoni, ISIS - Lo Stato del terrore, Feltrinelli, 2014; pp.82-83














