Signore e signori, Ante Rebić.

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Signore e signori, Ante Rebić.
Lui: Grazie amo...
Io: Cosa? Ma smettila. Grazie a te.
Lui: No. Grazie a te. Perché io con te sto bene.
Dove passi tu crescono i fiori...sai come è,la merda concima.
neroassoluto
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Ma la me che hai amato, quella con i pantaloni troppo stretti e le maglie troppo larghe, quella con il seno troppo piccolo e le gambe troppo magre, quella delle canzoni troppo tristi, quella dalle parole semplici, dalla rabbia facile, quella che contava le volte in cui la chiamavi “amore”, quella che non piangeva mai davanti a te, ma piangeva spesso, quella che se non le dicevi “ti amo” almeno una volta al giorno ti scriveva “stronzo”, di notte, quella che faceva l’amore con il sole, con la pioggia, su ogni letto, su ogni spiaggia, quella che non ha mai avuto il coraggio, quella dai capelli troppo fini, quella dalla risata contagiosa, quella dalle calze colorate, dai giochi in scatola, dagli occhi troppo scuri che non ci si capisce niente nemmeno se li ami, quella che abbracciavi spesso e volentieri, quella che ti preparava la pasta al pomodoro più cattiva che avessi mai mangiato, quella che ballava davanti allo specchio, quella che non rispondeva mai al telefono, che si commuoveva leggendo una frase scritta sul muro, quella che aveva sempre un libro e una penna in borsa, ma i fazzoletti mai, mai mai mai, ché non sono mai stata una donna come si deve, quella che amava aprile, ma anche dicembre, quella che amava sempre, ma non per sbaglio, mai per caso, quella che amava tanto, ma non chiunque, solo te, solo te, quella che ti baciava il collo e si trasformava nella tua dea, quella che qualsiasi giorno era buono per lasciarsi andare, quella che non credeva in se stessa ma si fidava di te, quella innamorata dei ricordi, quella fragile ma così forte, lo dicevi sempre “sei la più forte, sei forte e non lo sai”, quella che amava il vino rosso e di notte parlava sempre un po’ di più, si apriva come una margherita al sole di marzo, quella che andava a tempo di luna, quella che si dimenticava sempre tutto, ma mai di farti una carezza prima di andare via, quella bugiarda ed egoista, quella che avevi reso più dolce, quella che avevi reso migliore, la me che amavi ricordi? Non so dove sia, e spero sia con te. Ancora.
Susanna Casciani.
Forse non sono il principe che stavi aspettando forse non sono l'uomo che stavi sognando forse non sono famoso come dio, ma due colpi di minchia te li posso dare pure io! - Franco Minchia.