Il grande parcheggio.
Con mio nonno si prendeva l’autobus fuori casa, in Città bassa, dove si abitava a due passi dal Palazzo delle Poste. A volte invece prendevamo a piedi la via che saliva alla funicolare e andavamo con quella. Mentre salivamo, mio nonno mi raccontava la storia di ogni singolo edificio della città o mi spiegava chi fossero le persone che lo salutavano. Aspettavo sempre con ansia questi momenti e ora che me li ricordo, capisco anche il perché. Una volta arrivati in Città alta, mi prendeva un gelato o la brioche alla marmellata per invogliarmi a salire fino alla Rocca. E’ un vicolo stretto e fatto di ciottoli, quello che tutt’oggi porta lassù, nella fortezza della mia città. Appena arrivati salivamo sul torrione da cui si vedeva un panorama mozzafiato che ai miei occhi di bambina sembrava ancora più immenso. Poi il nonno mi portava a vedere il Museo Storico e i cannoni, anche se questa parte della visita mi annoiava sempre un po’. Allora lo incalzavo e lo trascinavo con trepidazione dall’altra parte del Parco, quella dove c’era una piccola scaletta scoscesa che portava in un bosco ombroso dove ancora erano alloggiati alcuni animali selvatici delle nostre valli. Capitava così di vedere un camoscio, uno scoiattolo o un falco, Credo che la mia passione per gli animali sia nata lì, in quel parco naturale a due passi da casa, mentre ascoltavo il nonno raccontarmi della fauna e della flora.
Ora il nonno non c’è più, e al posto del parco ho visto delle ruspe, che ormai sostano lì da decenni. Il comune voleva fare un parcheggio, ma il progetto si è bloccato e ha lasciato uno strascico di rifiuti tossici e collina sventrata. Ora però hanno abbattuto dei platani e dicono che vorrebbero continuare i lavori. Dicono che in città ci sia bisogno di parcheggi e vogliono costruire un mega silos nel cuore del centro storico, da poco dichiarato patrimonio UNESCO. Ciao nonno, chissà cosa avresti detto di tutto questo.











