Diventare femmina non vuol dire essere donna – e allora? Un saggio di Andrea Long Chu su desiderio, femminismo e transfobia
“Queste storie hanno probabilmente poco a che vedere con quello-che-è-successo-veramente e riguardano più quella che una volta Fredric Jameson ha chiamato «l’emozione della grande forma storiografica» – cioè la soddisfazione che si prova nel sintetizzare i confusi dati empirici del passato in un elegante arco storico nel quale ogni cosa accaduta non poteva essere andata altrimenti.”
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“... per i pettegolezzi e i complimenti, per il rossetto e il mascara, per piangere al cinema, per essere la ragazza di qualcuna, per lasciarle pagare il conto o portarmi le buste della spesa, per il maschilismo cortese degli impiegati di banca e gli antennisti, per l’intimità telefonica dell’amicizia femminile a distanza, per rifarmi il trucco in bagno affiancata da una peccatrice a ogni lato come Cristo, per i sex toys, per sentirmi sexy, per essere corteggiata dalle butch, per quelle informazioni segrete su quali lesbiche temere e quali no, per Daisy Dukes, per i reggiseni dei bikini e per tutti i vestiti, e, mio dio, per il seno. Ma ora avrete cominciato a capire qual è il problema con il desiderio: raramente vogliamo le cose che dovremmo volere”














