Secondo giro a controllare i nidi delle folaghe e dei cigni nel Parco dell’Adda nord.
Mi sono recato in loco fornito di una “nuova” lente, il Vivitar 200mm f 3,5, un obiettivo tutto manuale degli anni in cui si fotografava a pellicola. Necessitavo di avvicinarmi il più possibile ai nidi senza disturbarne gli occupanti, e questa lente - scovata per caso su ebay - a sessanta euro mi cascava a fagiolo.
Solo successivamente ne ho controllato quelle poche recensioni disponibili on line, ricavandone opinioni contrastanti. Se da un lato qualcuno ne sottolineava le buone doti di micro-contrasto e cromie, altri ne evidenziavano il gran peso, la lunga distanza minima di messa a fuoco, ma soprattutto le lenti senza particolari trattamenti anti distorsioni cromatiche, che la rendono particolarmente soggetta a forti color fringing.
Così, mi sono recato al Parco Adda nord con qualche preoccupazione, ma già ho potuto fugarle non appena aperto i file al computer, a casa. Tutto vero, insomma: non è buona idea usare questa lente a diaframmi aperti (sotto f 5,6 cioé) su soggetti direttamente illuminati dal sole. Ciò restituisce soggetti totalmente ricoperti da aloni colorati, viola, verdi, blu o marroncini. Tanto che nemmeno gli strumenti di correzioni presenti su LightRoom e Photoshop riescono a eliminare del tutto queste fastidiose cromie alterate. Ho però appreso come utilizzando il Vivitar 200mm fra i diaframmi f 6,3 e f 11, si possono avere comunque buoni risultati (a patto di sapere mettere a fuoco in manuale, ovviamente).
Per risolvere l’inconveniente della lunga distanza minima di messa a fuoco mi sono fornito di un set di tubi di estensione macro, i quali servono proprio ad accorciare la distanza minima di messa a fuoco. Così che mi sono potuto dedicare anche a qualche esperimento di close up a mano libera (nonostante il gran peso dell’obiettivo), con risultati interessanti. Sicuramente ripetendo l’esperienza, fornito di treppiede, potrò fare di meglio, inoltre darsi alla macro con un 300mm di focale equivalente, è davvero divertente.
alla fine i pulcini di cigno, che cercavo particolarmente, li ho trovati ancora a riposare nei loro gusci. Beh, poco male, vorrà dire che dovrò tornare di nuovo, in riva all’Adda, non appena viene fuori una giornata asciutta!
Per Aspera ad Astra












