In un’altra vita avrei voluto scrivere poesie, romanzi d’amore; avrei dipinto sguardi, paesaggi, rossori e il riflesso degli occhi negli occhi di chi osserva, muto, l’amore che ha davanti e che non sa definire, se non come il centro di un’esistenza intera; invece adesso sono qui, a scrivere che il cervello è plastico, si adatta ad ogni situazione, non è vero che i neuroni sono contati, che li perdiamo solamente: nella zona ippocampale e subventricolare continuano a generarsi, la “neurogenesi” è una parola bellissima, il mio cervello è plastico e giovane e potrebbe aiutarmi a compensare un trauma, il mio cervello è plastico e giovane e l’apprendimento e l’esperienza ambientale lo modificano, lo fortificano, lo irritano, lo rendono più ansioso del dovuto, il mio cervello è plastico e io sono stanca, ma non più del dovuto.
E adesso sono qui, a scrivere che il cervello è plastico e bisognerebbe imparare dalla neurogenesi: comunque andranno le cose, ho la possibilità di ricrearmi, sempre, e non c’è cosa più romantica di questa, che, quasi quasi, mi è andata pure bene.
Non so scrivere poesie, romanzi d’amore, non so dipingere sguardi, paesaggi, rossori e il riflesso degli occhi negli occhi di chi osserva, muto, l’amore che ha davanti: eppure io ho fiducia in te, te lo ripeterò per sempre.
Tutto è perfetto nel contesto in cui è inserito: anche tu, anche io, anche il cervello (fuori dal contesto le cose non funzionano così bene, bisogna farsene una ragione).
E il cervello è plastico: la neurogenesi ippocampale è meravigliosa.
E il cervello è plastico: si adatta all’ambiente in cui vive.
Ed io mi adatto a te, alla neurogenesi, al fatto che nulla è statico e tutto muta per vivere: il mio cervello è plastico e mi dà sempre seconde occasioni.
Questa è la forma d’amore più bella, che in un’altra vita non avrei mai saputo cogliere, nemmeno tra tutte le poesie che avrei potuto dedicarti.