Max e io ci confondiamo tra la folla e rimango stupita dal numero di persone che conosce o con cui ha confidenza. È davvero affascinante, sa sempre fare il commento giusto e alleggerire la conversazione con una leggera battuta. Risponde a tutte le domande. Scruto la sala con lo sguardo e mi accorgo di un gruppo di donne che chiacchierano e ci guardano in maniera furtiva. All’inizio do per scontato che stiano guardando Max. Ma mi rendo conto che stanno guardando me. Mi lanciano occhiate malevole. Mi sforzo di non preoccuparmi, di non lasciare che la mia insicurezza prenda il sopravvento, tuttavia so già a cosa stanno pensando. Nei loro sguardi sento le parole di una donna in particolare. Max intanto mi ha condotto al bar. Mi bacia, mentre la sua mano stringe la mia “Che bella sei stasera” mi sussurra prima di baciarmi la tempia, arrossisco, “Tu di più” rispondo posandogli la mano sul petto. Con la coda dell’occhio colgo lo sguardo incattivito di una donna. “Vino o alcol?” mi domanda Max sorridendo, mi prende in giro perché non amo molto il vino, in compenso amo gli alcolici “Fai tu” rispondo facendogli una smorfia “Faccio in un attimo” mi dice e si dirige verso il bar. Lo osservo e noto le persone che lo fermano per stringergli la mano o salutarlo con una pacca sulle spalle. Una donna bionda si intrufola accanto a lui cercando di catturare la sua attenzione. Chissà se in passato sono andati a letto insieme. Potrei già conoscere la risposta. Si libera della bionda e procede lungo la sala. Anche al bar viene circondato da un gruppo di persone. “Allora sei tu?” mi dice con tranquillità qualcuno “Come?” mi giro e mi trovo davanti una ragazza che mi sorride sarcastica, scuotendo la testa con aria di disapprovazione mentre mi esamina “Una di noi” “Di noi?” so cosa in tende, la rabbia mi ribolle dentro “Non credo” mi afferra un braccio, mi libero dalla sua presa e la fisso con disprezzo, ma lei continua “Giusto perché tu lo sappia, quando non gli servirai più io sarò pronta a prendere il tuo posto” “Va bene. Intanto tu te ne starai lì ad aspettare? Che cosa patetica” replico “Ne vale la pena” ribatte. A queste parole mi prende lo sconforto, come fa a sapere che ne vale la pena? Poi penso e capisco perché le sue ex sono tanto gelose di lui: per loro è perfetto sotto tutti i punti di vista, anche se con nessuna di loro si è mai impegnato. All’improvviso il sorrisetto di scherno sul suo viso viene rimpiazzato da un sorriso abbagliante, sta arrivando Max, la saluta con scarso entusiasmo “Max” miagola lei “Che piacere rivederti” avanza di un passo per baciargli la guancia, ma lui la liquida distrattamente mettendomi una mano sulla vita e avvicinandosi al suo fianco. È evidente che ci è rimasta male “Scusaci, però dobbiamo andare a salutare una persona” le dice, la scarica portandomi via. “Mi dispiace non averti salvato prima” “Tranquillo ci teneva a informarmi che quando non ti servirò più lei sarà lì a prendere il mio posto” ride “Certo come no”, abbassa lo sguardo per guardarmi negli occhi “Amo te, lo sai” annuisco, si lo so. Facciamo ancora un po' di pubbliche relazioni e, ogni tanto, se la conversazione ci conduce in direzioni diverse, ci separiamo. A un tratto mi ritrovo sola e decido di tornare al bar. Sono in attesa che la fila scorra quando sento chiacchierare le donne di prima. Inizialmente penso che si accorgano che sento i loro commenti, sul fatto che non sono il tipo di Max (dopo quanti anni si può dire con certezza che magari sono la persona giusta per Max? O almeno non sono giusta ma sono quella che lui ha scelto?), continuano così, finché non sono certa che stanno parlando a voce alta apposta per infastidirmi. E’ evidente che siano gelose e che stanno cercando di irritarmi, colpiscono basso e stanno riuscendo nel loro intento. Mi urtano i nervi, nonostante stasera, ieri sera, domani sera ci sia io e non loro con Max. Prendo la mia ordinazione, inspiro a fondo, decidendo di ignorarle mentre passo accanto a loro. Però non ci riesco. Mi fermo appena dopo averle superate e torno indietro “Ehi signore” sorrido ironica “Giusto perché lo sappiate, non sarò il suo tipo, ma mi scopa ogni sera come se lo fossi” e lo so che non si fa, che è di pessimo gusto, che non devo abbassarmi al loro livello, ma tra i miei difetti c’è quello che devo sempre dire la mia, giusta o sbagliata che sia. Me ne vado senza guardarmi indietro, vergognandomi di me stessa. Mi tremano le mani mentre cammino cercando Max. Perché ho permesso a queste donne di ferirmi. Io sto con Max, da sempre ormai, e lui sta con me perché è ciò che vuole e perché mi ama. non dovrebbe bastarmi per non farmi ferire? Non poteva almeno avvisarmi che stasera mi sarei trovata di fronte alle sue ex? Sussulto quando due mani mi cingono la vita da dietro “Eccoti” mi sussurra all’orecchio “Non riuscivo a trovarti” “Ciao a te, Uomo piacente” si irrigidisce a questa affermazione, è un nomignolo che gli ho dato quando ci siamo conosciuti, e non era un vezzeggiativo! “Uomo piacente, eh?” tento di allontanarmi, ma lui tiene le mani ferme sui miei fianchi “Dimmi cosa c’è che non va”. Tecnicamente Max non ha fatto niente di male stasera, eppure in me ribollono il nervoso e l’insicurezza causate dalle sue ex. Ho bisogno che mi rassicuri a parole, perché le azioni possono essere fraintese, le parole no. Appena allunga la mano per toccarmi il braccio, non riesco più a trattenermi “Quante, Max?” chiedo “Cosa?” il suo viso è un misto di confusione e sorpresa “Quante cosa?” “Quante tue ex sono qui stasera?” “Ragazzina, dài…” “Non trattarmi con sufficienza” ribatto “Perché mi hai portato qui sapendo di loro” sta per interrompermi, ma il mio sguardo gli fa morire le parole in bocca “Come se già non bastasse quella ti vuole ancora e ti ronza sempre intorno. Ha detto che sarà lì ad aspettarti una volta che non ti basterò più” L’espressione di choc totale sul suo volto è incredibile. Mi guarda come se avessi detto chissà quale assurda cazzata “Avresti dovuto prepararmi all’assalto di occhiate maligne e perfide frecciate. Allora quante, Max?” chiedo autoritaria “O è meglio che non lo sappia?” scuote la testa, cercando di sorridere “Nessuna. Quella è solo una vecchia amica, credevo fosse un’amica. E lei, lavora con me, ci ha provato qualche volta, ma non è lei che voglio... Mi dispiace amore mio” mi bacia “Vieni qui, ci penso io” quindi secondo lui mi basta un bacio e tutto tornerà a posto? Tenta di abbracciarmi, ignaro di quanto il suo commento mi abbia offeso. Indietreggio. “Scappi?” domanda sbigottito “No, non scappo, però…” “Però?” fa un passo verso di me “Sai che se solo avessi immaginato non avrei permesso che ti facessero del male” è vero non l’avrebbe permesso ne sono certa. Mi sono lasciata ferire. Allarga le braccia “Vieni” ‘ubbidisco’, mi stringo a lui. Sono stanca. Appoggio l’orecchio sul suo cuore. Chiude l’abbraccio. La sua tenerezza è così inattesa, così travolgente, che le lacrime mi pungono gli occhi. La tensione scivola via “Sei stupenda stasera, R” “L’hai già detto” rispondo “Ragazzina!” mi rimprovera “Il pensiero che tu possa trarre conforto dal mio battito mi spiazza”. È vero il suo battito mi conforta, ma non risponde alla mia domanda “Io ti basto?”