che poi ogni tanto sarebbe bello non aspettarsi nulla ma ricevere qualcosa.
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che poi ogni tanto sarebbe bello non aspettarsi nulla ma ricevere qualcosa.
-pf
Qualche giorno fa avevo accennato all’idea di aprire un OF, ma parlando con molti di voi in privato mi avete fatto riflettere e mi avete consigliato un’opzione più semplice e più in linea con quello che faccio qui.
Alla fine ho deciso di non aprirlo e di usare invece ko-fi, solo come modo per chi vuole di farmi un piccolo regalo o supportarmi 💜
Nessun obbligo ovviamente, lo dico sempre: anche solo leggere, scrivermi o restare qui significa tantissimo per me.
Ma se qualcuna/o avesse piacere di farlo, lascio il link qui sotto ✨
Support ladyinred
Grazie davvero per i consigli, il supporto e la gentilezza che mi dimostrate ogni giorno 🫶
Forse non ci portiamo dentro le persone.
Forse ci riscriviamo mentre impariamo ad addomesticarci.
Come due onde che imparano a cercarsi.
E quando si separano,
non sono più esattamente le stesse di prima.
Conservano il rito del passaggio.
Un granello d’auspicio.
Una traccia di luce.
Qualcosa che continua a vibrare anche dopo.
E comunque io uno sugar daddy me lo meritavo… e che cazzo
16 dicembre 2025
Mancano nove giorni a Natale. Una cifra sola, non due: 9. Il conto alla rovescia è iniziato, forse quasi un anno fa, ma lento e inesorabile non si è mai fermato un attimo. Mi sembra ancora di assaporare quello strano gusto allo scoccare della mezzanotte del 26 dicembre scorso: Natale è finito, dissi nella solitudine della notte, con un filo di voce. Ora siamo negli ultimi giorni prima di un nuovo Natale e l’attesa è già Natale stesso. Pensieri un po’ leopardiani, i miei. Stasera, rientrando a casa in auto sotto la pioggia, ho tagliato per il centro città per passare a prendere alla stazione mio figlio numero uno, Edward Cullen, che arrivava in treno. Giusto in tempo per festeggiargli il trenta preso oggi all’ultimo esame universitario del 2025. «Grazie papà» mi fa salendo in macchina «mi hai evitato una bella sfacchinata con la tramvia, non ho neanche l’ombrello.» «Di niente, lo sai che mi fa piacere.» Edward è su di giri, le gote rosse gli spiccano nel buio, il contrasto tra il caldo del treno e il freddo della pioggia lo segna subito. Parte a raffica, parole senza un ordine preciso, come gli viene. Lo ascolto. A un certo punto, approfittando di una pausa, gli chiedo: «Ti ricordi il momento esatto in cui hai smesso di credere a Babbo Natale?» «Ma che domande mi fai? E chi se lo ricorda? Forse in prima media, me lo disse un compagno stronzo: “Babbo Natale è tuo padre”.» «Ti fece male?» «Non subito. Prima mi chiesi come facessi tu a girare il mondo intero in una notte portando i regali. Poi capii il senso vero e sì, ci rimasi male.» «Ora che ci penso, quel compagno è figlio di un mio ex compagno di classe. Probabilmente in casa loro non lo chiamavano Babbo Natale, ma “uomo straniero caucasico in sovrappeso, con barba e capelli bianchi e un pigiama rosso che consegna pacchi”. Una specie di corriere dei nostri giorni. Tristezza.» «E tu, papà, quando hai smesso di crederci?» «A cosa? Alla vita? All’amore? Alla pizza nell’aldilà?» «Dai, hai capito… a Babbo Natale.» «Mai.» «Non ci credo, smettila. Lo sai benissimo che non esiste.» «Non dire così, Edward!» «Ok, allora dimmi: gli scrivi ancora le letterine alla tua età?» «No, gli mando le mail. Si è modernizzato anche il suo ufficio.» «Ah, e ti risponde?» «Non ancora, ma sono sicuro che le mie finiscano tutte nella cartella spam.» «Mi prendi in giro.» «Sì, stavo scherzando. Figurati.» «Papà, guarda, ho visto davvero una scia nel cielo, sembra una slitta, guarda!» urla eccitato Edward indicando col dito attraverso il parabrezza. Guardo incuriosito, aguzzo la vista e dico: «Ma dove? Non vedo niente.» «Non ci posso credere» fa lui, ridendo e dandosi una pacca sulle gambe «ci credi davvero, ah ah ah.» «Ma no, era solo curiosità.» Gli passo una mano tra i capelli arruffati, scompigliandoglieli. Nella vita ho smesso di credere a Santa Lucia, al Bambin Gesù che porta i dolci, alla Befana, alla fatina dei dentini e al lanciafiamme come soluzione definitiva con certi stronzi. Perché proprio con Babbo Natale dovrei aver chiuso? La strada è un grande tappeto colorato, brilla per le luci di Natale appese sopra le vie, che si riflettono sull’asfalto bagnato cambiando colori e forme. E forse, tra quei riflessi, ho visto davvero scorrere una slitta nel cielo. La verità? La letterina a Babbo Natale non l’ho scritta quest’anno, perché ce l’ho già pronta da tanti anni, chiusa in un cassetto. Forse dovrei trovare il coraggio di tirarla fuori, di appenderla all’albero. C’è scritto solo un desiderio, sempre lo stesso: «Caro Babbo Natale, vorrei avere in vita quello spirito giusto. Come un Gin Tonic, se si potesse».
Regalini bellissimi da collega preferita.
-umi-no-onnanoko ( @umi-no-onnanoko / 10.02.26)
Buon Natale a tutti 🎄🎁🌟