Coscienza artistica e coscienza morale. Chi ha molto sviluppata la prima, manca talora dell'altra. La prima assorbe spesso la seconda. Io, ad esempio, provo assai più rimorso di una frase mal scritta che di una azione mal fatta.
Carlo Dossi
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Coscienza artistica e coscienza morale. Chi ha molto sviluppata la prima, manca talora dell'altra. La prima assorbe spesso la seconda. Io, ad esempio, provo assai più rimorso di una frase mal scritta che di una azione mal fatta.
Carlo Dossi
“1º Occhio sinistro di Alberto Pisani Dossi che cominciò a vedere il 27 marzo 1849, lavorò senza posa per circa anni cinquanta e finì collo spegnersi, abbacinato dai rutilanti minutissimi caratteri dei sigilli rosso aretini, letti in pieno sole a traverso lenti fortissime, o al fioco lume di una candela; soppresso alfine dal «ricamatore di bistouri», Saverio Lainati, il 19 gennajo 1904 e quì deposto [lacuna] in mezzo alla collezione archeologica da lui iniziata e di cui fu vittima.”
Carlo Dossi, “Note Azzurre”, Adelphi, Milano 2019, p.990
5161. Filosofia e utilità dei “racconti da fate”. Quando nell'ufficio o fuori m'incombe qualche lavoro materiale, antipatico, confuso, grave, penso a quella fanciulla dei contes des fées costretta da una fata cattiva (ossia da qualche sorte - fata lat[ina]mente - avversa) a lavori pressochè impossibili. Ma la buona volontà, rappresentata nella fiaba dalla fata buona, le dà una mano e il lavoro è fatto. Vinta la prova, compare il meritato premio, che il ricordo della fatica rende più grato. -Così incoraggio me stesso e compio il dovere mio, per quanto pesante.
Note azzurre. Carlo Dossi
La servitù nasce e vive dalla comune viltà. Tutte le declamazioni contro gli abusi della tirannide sono meno efficaci che il dire ai servi: contatevi
Note Azzurre, Carlo Dossi
2319. Mia prima impressione di Roma – 18 nov. 1871. Alba – La locomotiva fra le rovine. – Nelle campagne i buoi dalle lunghe corna, le mandre di cavalli e i cavallari dai lunghi mantelli neri e dalla pertichetta. – Gli omnibus alla stazione: uno ha il nome di Giove: l’altro di Venere – Il parrucch. Marcinelli (Marcius Aelius) – Il mio bottaro (vetturino) che mi parla di Augusto, di Bruto, di Cicerone… tutti suoi amiconi, e mi dice «quì stava di casa Lugrezia, là Muzio» ecc. – Il lustrascarpe con la faccia di antico stampo romano. Mi par d’averlo veduto sull’iconografia di Ennio Quirino Visconti. Forse è il discendente di uno Scipione che lustra le scarpe al discendente di uno schiavo barbaro – S. Pietro; impressione sgradita – Le file dei seminaristi di tutti i colori – Tempio della Pace – Palazzo dei Cesari. L’occhio comincia ad abituarsi alla grandezza – Campidoglio. Marco Aurelio di bronzo a cavallo – che stende ancora la mano a protegger la sua Roma. Mia considerazione vedendo salva dalla fonderia la imagine dell’unico imperatore che meritava d’averla salva. – Ma Marco Aurelio tiene in mano una bandiera dai tre colori. Chissà quante volte l’ha già cambiata! – Il Quirinale; contrasto fra le eleganti linee della sua facciata, e la lunetta coi cannoni che ne francheggia la morte. Questi re hanno ben paura dell’amore dei loro popoli! Il Ghetto e i monumenti – Fasto e miseria – Consid. su Roma pagana – Roma cristiana – e Roma papale. In Roma si sente ancora dapertutto il papa. Roma non potrà mai essere sinceramente costituzionale. Il dispotismo vi lasciò il nome su ogni pietra. Ora, da capitale del mondo, scende a diventare capitaluccia d’Italia.
Carlo Dossi, Note azzurre, Milano, 2010 (via Francesco Pacifico)