Il femminismo vuole liberare l’intera società, uomini compresi, dalle gabbie del patriarcato e, di conseguenza, anche dalla mascolinità tossica.
La presunta contrapposizione tra “distruzione della mascolinità” e “nuova oppressione” rappresenta una semplificazione che non coglie il nucleo del dibattito femminista contemporaneo.
L’attuale riflessione femminista e transfemminista, infatti, non mira all’annichilimento del maschile in quanto tale, ma alla decostruzione di un modello specifico di mascolinità: quello tossico e patriarcale, legato a dinamiche di violenza, dominio e repressione emotiva.
Il femminismo contemporaneo sottolinea che la mascolinità tossica nasce e si alimenta nel patriarcato, un sistema che impone agli uomini di aderire a ruoli rigidi, basati su forza, controllo e negazione della vulnerabilità. Questo modello non solo opprime le donne e le minoranze di genere, ma danneggia anche gli uomini stessi, costringendoli a reprimere emozioni, a vivere nella paura di apparire deboli e a isolarsi emotivamente.
Le narrazioni che parlano di una “nuova oppressione” degli uomini confondono la perdita di privilegi patriarcali con una reale discriminazione. Il femminismo riconosce che il patriarcato produce sofferenza anche per gli uomini e mira a liberare l’intera società da queste dinamiche disfunzionali.
Non si tratta di colpevolizzare un intero genere, ma di riconoscere la responsabilità collettiva nel perpetuare modelli violenti e di lavorare insieme per superare stereotipi e disuguaglianze.











