Una bambina di 5 anni è stata destinata a essere collocata in una casa famiglia a seguito di un provvedimento del Tribunale dei minori.
La decisione si basa su una consulenza tecnica secondo cui la madre avrebbe trasmesso alla figlia un "rifiuto genitoriale" verso il padre, nonostante quest'ultimo sia rinviato a giudizio per maltrattamenti aggravati.
La bambina ha manifestato in modo drammatico il suo rifiuto di separarsi dalla madre, arrivando a legarsi a una sedia con dello scotch per impedire il prelevamento da parte degli assistenti sociali.
Il padre è sotto processo per maltrattamenti in famiglia, con un'udienza fissata per giugno 2025, mentre la madre ha denunciato aggressioni e violenze da parte di lui. Nonostante ciò, la consulente psicologa del giudice ha evidenziato che la bambina sarebbe "suggestionata e immersa nel conflitto" tra i genitori, e che il rifiuto verso il padre potrebbe essere un trauma dissociativo indotto dalla madre.
La vicenda ha suscitato una forte reazione nel quartiere Monteverde, dove l'intero condominio ha espresso solidarietà alla madre e alla bambina, opponendosi all'allontanamento della piccola e chiedendo che almeno venga affidata ai nonni piuttosto che a una casa famiglia.
È stato anche presentato un reclamo contro il provvedimento, che sarà discusso a maggio 2025, e la vicenda ha attirato l'attenzione politica con interrogazioni parlamentari sulla gestione di casi simili e sulle modalità di esecuzione degli allontanamenti, per evitare traumi psicologici ai minori.
In molti casi, anche in presenza di denunce, indagini o condanne per violenza domestica da parte del padre, i tribunali italiani decidono spesso per un affido condiviso o comunque consentono incontri liberi con il padre violento. Solo nel 20% dei casi vengono disposti provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale del padre.
Il fenomeno è aggravato dall'uso della cosiddetta "sindrome da alienazione parentale" (PAS), che viene spesso invocata per giustificare l'allontanamento dei minori dalle madri che rifiutano il rapporto con il padre, anche in assenza di prove concrete di manipolazione o abuso da parte della madre. Questo meccanismo può trasformarsi in una trappola per madri e figli, soprattutto quando i padri hanno comportamenti violenti o assenti.